Nel dedalo di viuzze dell’incantevole centro storico di Lecce, in una delle più rinomate e suggestive cornici storiche della città, andiamo alla scoperta di una proposta tra le più interessanti nel panorama dell’enogastronomia salentina, Crianza.
Situato in via Principi di Savoia, angolo via Manfredi, nei pressi della Basilica di Santa Croce per intenderci, questo gourmet e street restaurant, come amiamo definirlo, ha sin da subito inaugurato un modo nuovo di intendere la ristorazione, principalmente concentrato sull’accoglienza e l’ospitalità. Era questo, infatti, l’obiettivo di Enrico Lecci, ideatore nonché anima di Crianza, che fino a qualche anno fa ha viaggiato a lungo in Italia e all’estero prima di rientrare nella sua terra, con l’idea che dall’incontro tra tradizione e innovazione possano nascere tante belle idee, prima fra tutte riportare in auge quella buona crianza di una volta…

Ma cos’è la 'crianza'? “È la buona educazione, anche a tavola. – ci spiega Enrico - quella sfumatura di grazia ed eleganza che aggiunge valore all’esperienza del mangiar bene. Ed ecco che il cibo ritorna alla sua semplicità, alla sua essenzialità, laddove la ricercatezza si sposa con la scelta di materie prime pressoché introvabili e con l’accostamento di sapori insoliti più che con l’elaborazione dei piatti”.
Il risultato è un menù eclettico e sfizioso, spesso aggiornato con varianti legate alla stagionalità, che in poco tempo ha saputo conquistare anche i palati più esigenti.

Parola d’ordine: selezione. Chi sceglie Crianza, infatti, ha la consapevolezza che assaggerà prodotti particolari, vere e proprie chicche spesso presidio Slow Food, il cui sapore si discosta parecchio dal più consueto. Una filosofia che parte dalla carta vivande per arrivare a quella dei vini, passando per le birre, i cocktail fino ai distillati. Niente di “commerciale”, solo artigianale potrebbe essere lo slogan ideale.
Ma andiamo con ordine. Sfogliando il menù ci si rende subito conto di quanto siano vere le premesse. A partire dai croissant sandwich ai multicereali e serviti con patate al forno per arrivare alle rustichelle di semola o multicereali, passando per le bruschette, i taglieri di salumi e formaggi, le insalate, le famosissime polpette di ricotta ai tre latti, concludendo con la selezione di burgers & meat.

Tra gli imperdibili per stuzzicare l’appetito segnaliamo la rustichella con capocollo di Martina Franca Santoro, zucchine pugliesi, burrata, menta fresca e cipolla di Tropea caramellata, ma anche la bruschetta con rape biologiche, uvetta, acciughe del Cantabrico, patè di olive leccine e peperoncino. Che poi non ha nulla da invidiarle nemmeno quella con prosciutto crudo di Suino nero di Faeto, mango a filetti, caprino, pomodori ciliegino e rucola di campo.

Per chi predilige un pasto più light non mancano le insalatone, tra le quali spicca quella di patate, con avocado, pomodoro ciliegino, peperone verde, cetrioli salentini, cipolla rossa di Tropea Igp, basilico e capperi, rigorosamente condita con il miglior olio extravergine di oliva al mondo – Donna Oleria – e sale maldon.
Particolare menzione anche per la ricca selezione di affettati e formaggi (tutti prodotti senza glutine), che può variare in base al gusto degli ospiti e alla creatività di Enrico; periodicamente, infatti, in seguito qualche viaggio di gusto, torna a Lecce portando con sé i risultati delle sue scoperte gastronomiche e condividendoli con l’affezionata clientela (ricordiamo bene le bontà della Valtellina che sono state protagoniste di una serata all’insegna di quei sapori).

Passiamo agli hamburger, anch’essi senza glutine e lattosio, proposti in tre le varianti: la classica con carne di Chianina, senape in grani, rucola, cipolla caramellata e brie, quello di Black Angus, con cheddar, bacon pugliese di suino nero di Faeto, pomodoro, maionese e ketchup e infine il burger di pollo, fatto con filetti marinati con erbe locali, caciocavallo al miele e alloro fuso, capocollo croccante, salsa barbecue, maionese, insalata mista e peperoncino.

Per chi preferisce altre tipologie di carne, in menù non mancano tagliate di manzo e di pollo (anche in questo caso fatte con carni selezionate e frollate alla perfezione), e diversi piatti del giorno in base alla disponibilità del mercato. Attualmente, per esempio lo chef propone il secreto di maiale iberico, che ha preso il posto della una coscia di anatra confit servita con una salsa al Negroamaro altrettanto eccellente.

Il finale dolce non può che essere a suon di spumone, cremoso e dolce al punto giusto: top quello al pistacchio, nocciola e mandorla amara, così come quello al cioccolato fondente, arancia e olive leccine. Oppure il tiramisù, in versione classica o al caramello salato, le cheesecake o il tortino di cioccolato fondente e peperoncino.
Tutto e dico tutto quanto presente in menù trova interessanti proposte di abbinamento con i vini. Non esagero a dire che Crianza è forse l’unico locale che vanta una selezione e diversificazione tale di referenze disponibili sia in bottiglia che al calice. Duecento etichette, tra locali, nazionali ed esteri, compongono la carta dei vini, che comunque predilige i piccoli produttori alle maison più blasonate.

Mission del locale, del resto, è anche quella di divulgare una cultura del vino, proponendo diversi accostamenti, talvolta anche insoliti, dettati dalla conoscenza e dall’esperienza del personale qualificato che, con discrezione e cortesia, guida gli ospiti durante tutta l’esperienza di degustazione. La cosa bella è che si possono degustare tanti vini diversi al calice abbinandoli ai piatti, facendo attenzione a tutte le componenti delle portate: da uno champagne a un bianco che affina in legno, da un rosato locale a un rosso importante, Sassicaia l’unico escluso. E poi non manca un’interessante selezione di birre, principalmente pugliesi.

Altro focus importante riguarda i gin: oltre le 35 tipologie (mai commerciali) tra cui scegliere e altrettante toniche. Se invece hai voglia di un altro cocktail, che non sia il gin tonic, non mi resta che consigliarti di provare i due signature: il CRIANZONI (una sorta di negroni, fatto però con vino Negroamaro rosato miscelato con liquore alle more) e il FILIPPINO (con base whisky e vino rosso).

Concludiamo con un doveroso cenno agli ambienti, intimi e accoglienti, dove gli arredi rimandano alla buona maniera del recuperare i materiali e le tipicità locali – sedie, tavoli e mensoloni provengono principalmente da lavorazione artigianale e bricolage, le bellissime maioliche alle pareti sono quelle delle cucine delle nostre nonne. Il mangiar bene, dunque, diventa un’esperienza che va oltre la consumazione di un pasto, che sia aperitivo o cena, e si trasforma in un’avventura di gusto e piacere per veri e propri fan del “Food for lovers”.
 
 
 

  • RECENSIONE
IN QUESTO ARTICOLO
  • Crianza

    Via Principe Di Savoia, Lecce (LE)

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