Finalmente anche Treviso abbiamo il nostro ristorante capace di portare in tavola la vera cucina del più grande Paese al mondo. A Preganziol ha infatti aperto da pochi mesi Il Cedro: una scommessa, un esperimento etnico-gastronomico in un territorio dove da sempre, storicamente, ci si doveva mettere in marcia verso Padova pur di mangiare autentica cucina cinese. Oggi non più: anche Treviso ha il suo punto di riferimento “originale”.

Yin e yang: in equilibrio tra forma e sostanza

Varcando il sobrio e luminoso ingresso del nuovo locale sul Terraglio, l’impressione iniziale può certamente essere quella di trovarsi nel classico ristorante cinese profondamente “italianizzato”, ossia dove ogni cosa – a partire dai segreti della cucina – viene studiata scientificamente per piacere alla clientela locale: quella che pensa di avere un palato etnico, quando in realtà tutto ciò che apprezza sono sapori italianissimi rivisitati in chiave supergiù orientaleggiante. E in effetti, l’ambiente, è figlio di un’architettura cantonese rivisitata, e cioè concede le sue aperture all’interior design dei moderni ristoranti nostrani, giocoforza più accoglienti rispetto all’austerità integralista dei locali cinesi.
Quando però ci si siede ad un tavolo, tra gli 80 coperti di questo arioso e confortante open space, e si mette mano al menù, ecco aprirsi fra le nostre mani un teletrasporto in piena regola.

Pancia mia fatta capanna... Anzi, gran ristorante

Come sa chiunque ami viaggiare in Paesi che ancora non conosce, evitando di mangiare al McDonald’s o in ristoranti italiani, l’imbarazzo della scelta difronte a un menù etnico può tradursi in una meravigliosa e al tempo stesso ardua questione. Il Cedro, accanto a versioni più veracemente cinesi di piatti che abbiamo tutti imparato a conoscere da 30 anni a questa parte, propone infatti alcune specialità difficili (se non impossibili) da trovare nei ristoranti orientali della provincia di Treviso. Ad esempio l’involtino pechinese, un involtino d’uovo al ripieno di carne (saltata con salsa speziata ed erbe aromatizzate), che viene impanato e fritto: pesantino, ma delizioso. Oppure, restando più sul leggero (ma senza rinunciare a sapore e pomposità), il “branzino in bella vista”, cotto al vapore, ripassato con olio e servito con salsa di soia.
O ancora, le 30 e passa pietanze piccanti, dal pollo “Kung Bao” con peperoni e arachidi al chili con tofu, dalle radici di loto piccanti al pollo e al branzino in salsa spicy. E chi più ne ha più ne metta. Sei vegetariano/a? Vai di tartare di papaya, scommetto che non ne immaginavi nemmeno l’esistenza!

Branzino in bella vista con un calice di Riesling? Anche sì!

C’è gloria anche sul lato beverage, nel nuovo autentico ristorante cinese di Preganziol. Ma se chi vuol sperimentare un’esperienza a base di tè orientale si sentirà in un luna park con gli occhi a mandorla, vista la ragguardevole colleziona di infusi arrivati dritti dalla Cina del Nord, chi invece ama sfogliare la carta dei vini con lo stesso ardore del menù, si sentirà riportato subito a casa.
Se infatti Il Cedro, nella compilazione della proposta mangereccia, non ha fatto sconti alle sue istanze di purezza e originalità culinaria cinese (dessert parzialmente esclusi), viceversa il suo sommelier ha ritenuto saggio abbinarvi un’accurata scelta di etichette italiane. Fieramente italiane. Parliamo di 11 bollicine che spaziano dal Veneto al Trentino, dalla Lombardia alla Francia; di 13 vini bianchi, che toccano anche il Friuli-Venezia Giulia, la Slovenia e la Sardegna; e di 11 rossi, dove ad aggiungersi è nientemeno che la Toscana. Una carta intelligente, elastica, adatta a molte tasche a diversi palati, che riesce a costituire un valore aggiunto mica da ridere. Mandar giù un sorso di Riesling ad ogni delicato morso di Branzino in Bella Vista ne vale, veramente, la pena.

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