Osterie e trattorie per mangiare sotto i portici in centro a Bologna

Pubblicato il 8 giugno 2026

Osterie e trattorie per mangiare sotto i portici in centro a Bologna

Bologna non ha scoperto i tavoli all’aperto con Instagram. Prima dei dehors e degli ombrelloni, c’erano i portici, i mercati, le osterie medievali. Già nel Duecento in città erano diffusi gli “hospitali”, punti di sosta per pellegrini, mercanti e viandanti che entravano a Bologna per mangiare, bere, dormire e ripartire. Un secolo dopo le osterie erano circa 150. Un numero enorme, che racconta meglio di tanti slogan perché questa città sia diventata “la Grassa”. Strade strette, botteghe, studenti, lavoratori, traffici commerciali e vino servito vicino ai banchi del mercato. 
I portici hanno fatto il resto. Bologna ne conta oltre 62 chilometri, quasi 40 nel centro storico, e dal 2021 sono Patrimonio UNESCO. Prima ancora del riconoscimento, però, erano già una specie di infrastruttura quotidiana: riparo dalla pioggia, dal sole, dal caos, e naturalmente spazio di passaggio davanti a botteghe e osterie, ma anche una risposta concreta alla crescita della città medievale. Tra XI e XIII secolo Bologna si riempì infatti di studenti e mercanti. Allargare i piani superiori delle case sopra la strada, sostenendoli con colonne, permetteva di guadagnare spazio senza chiudere il passaggio pubblico sotto. Più che leggenda, urbanistica di sopravvivenza diventata identità. Un’identità che oggi si è evoluta nei dehors con trattorie e osterie che usano il portico come naturale estensione della sala. Nota sincera prima di partire: mangiare sotto i portici in centro, oggi, raramente è una scelta low cost. Si paga la cucina, ma anche posizione, spazio esterno e pezzo di città apparecchiato.

Scuola di carne 


Il menù arriva dalla voce di Daniele Minarelli, oste che viene dall’esperienza del Dandy di San Nicoló di Villola, storico ristorante stellato alle porte di Bologna, e oggi declama piatti e vini in un bolognese brontolato, con pezzi di storia cittadina infilati tra una “faravona” e un consiglio sul Lambrusco. Dopo quell’esperienza, Minarelli apre Osteria Bottega circa quattordici anni fa, trasformando una piccola osteria sotto i portici di Santa Caterina in uno degli indirizzi più solidi per chi cerca cucina bolognese. Siamo in una laterale stretta tra Saragozza e Pratello, con due salette interne e pochi tavolini apparecchiati a ridosso dei pilastri, la strada davanti, via Saragozza poco più in là.
La tradizione non viene alleggerita per sembrare contemporanea. Minarelli ti racconta perché il tortellino in brodo non va coperto col Parmigiano: "Deve restare leggibile mentre il ripieno deve uscire senza essere schiacciato dal formaggio". Lo stesso succede con le tagliatelle: ragù di solo diaframma di manzo, taglio povero e saporito, stufato a lungo fino a diventare fondo. La cotoletta petroniana resta il piatto icona, ma il resto della carta è una scuola di carne: animelle, rognone con ovoli, piccione di nido, maialino di mora romagnola. In chiusura, torta di riso fatta ancora dalla madre di Minarelli e vini raccontati a voce, dal Lambrusco al metodo classico.

All'Osteria Bottega 
📍Via Santa Caterina 51, Bologna
☎️ 051585111

La Dolce Vita 


“Il brodo bolognese è quello lì che lei ha davanti. Non sono tortellini; ce n’è una trentina appena”. La battuta è di Cesarina Masi, ostessa leggendaria, detta nel 1955 al giornalista Rai Guido Piovene durante il suo viaggio radiofonico in Italia. Il ristorante Da Cesarina è un pezzo di Novecento bolognese messo sotto i portici di Santo Stefano. Aperta nel 1947, affacciata sulla piazza delle Sette Chiese, ha costruito la sua storia tra tortellini, carattere e gestione familiare. Prima la Masi, poi dal 1976 i Montanari: Pietro, Massimo e oggi un altro Pietro in cucina, dentro una staffetta che ha tenuto il locale sempre nello stesso punto.
Oltre 50 posti sotto il portico, con la piazza davanti e gli archi come sala naturale. In menu resta la Bologna più classica. Il piatto su cui vale la pena fermarsi è il tortellino alla panna. Cesarina Masi lo porta al successo tra Bologna e Roma, soprattutto negli anni del Transatlantico, vicino via Veneto, dove la sua cucina bolognese finisce davanti a politici, attori e giornalisti della Dolce Vita. Oggi quel tortellino è ancora in carta, affiancato dai piatti della tradizione cittadina. Assolutamente da provare il  fritto alla bolognese, con carne, verdure, crema fritta e mele. Menzione speciale per la lombatina Guido Reni, maiale con tartufo nero, porcini, prosciutto e Parmigiano. Nel 2025 Cesarina è finita anche a 4 Ristoranti nella puntata sulla pasta fresca, seconda classificata.

Ristorante Cesarina 
📍Via Santo Stefano 19/B, Bologna
☎️ 051232037

Amunì al mare 


Farina di ceci fritta, quella del detto “pane e panelle fanno i figli bell’”. A Palermo si mangia in mezzo al pane, per strada, come cibo povero e popolare. Da metà anni Duemila quel boccone di Sicilia arriva sotto i portici di San Vitale, dentro il progetto di Isabel Muratori e Francesco Di Natale. L’ingresso è sul tratto porticato che corre verso Porta San Vitale. 17 tavoli tra edera e portico del complesso di San Leonardo, una corte verde usata d’estate come giardino nel centro storico.
Il menù di Pane e Panelle parte da Palermo con arancini, bucatini con le sarde e alici con mollica e pecorino. Poi con l'arrivo di chef Luca Giovanni Pappalardo si inizia a lavorare il pesce con un metodo che richiama le tonnare. Arriva intero dai pescherecci poi viene lavorato fino al quinto quarto. Il tonno, per esempio, non finisce solo in tranci: dalla testa nasce un kebab. Della rana pescatrice viene utilizzato anche il fegato grasso. In carta sono passati anche lingua di baccalà nel risotto e centrolofo con salsa di peperoni rossi. In chiusura, obbligatorio, cannolo.

Pane e Panelle
📍Via San Vitale 71/A, Bologna
☎️ 051270440

Andiamo sul classico


Per anni è rimasta una trattoria quasi sottotraccia. Poche guide, poca costruzione attorno, eppure pieno centro. La Santa è un’insegna storica bolognese, nata nel 1916 e rilanciata dall’attuale gestione locale dal 2010. Sala rustica, travi a vista, tavoli ravvicinati e, soprattutto, tavoli all’aperto apparecchiati sotto i portici. Una veranda sotto l’arcata a pochi passi dal Collegio di Spagna e fuori dal passaggio più automatico dei menù turistici.
La cucina resta sul solco emiliano. Pasta fresca fatta in casa, tortellini, tagliatelle, lasagne, gramigna alla salsiccia, pappardelle al ragù, passatelli, funghi e tartufo quando la stagione chiama. Tra i piatti che tornano spesso c’è anche il tortellino noci e gorgonzola, più cavallo di battaglia che invenzione da leggenda. Prima, volendo, crescentine, salumi, tosone e friggione; dopo, cotoletta alla bolognese, carni e dolci casalinghi. In cantina qualche etichetta italiana e vino sfuso bianco o rosso per restare in modalità trattoria. Conto percepito onesto per il centro, porzioni generose, domenica chiusa.

Trattoria Della Santa
📍 Via Urbana 7/F, Bologna
☎️ 051330415

Borghese approved


Trebbiano, Bardolino, qualche tagliatella e uova fritte. Nel 1937 Nina e Danio arrivano dalle campagne di San Giovanni in Persiceto e aprono con Orazio una piccola osteria. Danio lavora alla Ducati, finisce il turno e corre ad aiutare in sala. Con lui c’è Ada, collega di fabbrica e sfoglina. Si innamorano, si sposano, trasformano l’osteria in Trattoria da Danio. Poi gli anni Novanta, la chiusura, le ricette rimaste in famiglia. Nel 2016 Elisa Rusconi, nipote di Danio e Ada, riapre e cambia nome: Da Me
Il dehors affaccia su via San Felice con il passaggio a un metro dal piatto. Dentro, madie, oggetti alle pareti, una saletta da sei posti con grande tavolo e piccola tv da sala da pranzo della nonna. Accanto c’è il laboratorio di pasta fresca: uova, farina di grano tenero, sfogline e mattarello ogni giorno. In carta convivono tortellini, tagliatelle, cotoletta alla bolognese e lasagna solo la domenica. Durante la puntata di 4 Ristoranti, Borghese e gli altri concorrenti non la trovano in carta proprio per questo: non è domenica. In carta c'è la parte più personale di Elisa: gelato di formaggi con confettura di fichi, polpette di baccalà, tagliolini al ragù di baccalà, ravioli con acciughe del Cantabrico, Coppa Malù al cioccolato e cardamomo. La puntata la vince lei. E Borghese chiude con la frase che la fa commuovere: “Il tuo nonno sarebbe sicuramente fiero di te”.

Trattoria Da Me 
📍Via San Felice 50/A, Bologna 
☎️ 051555486

Venezia sotto casa


Prima l’anta. Poi il canale. Bologna per secoli ha avuto acqua sotto i piedi: Reno, Savena, Navile, Moline. Canali scavati dal Medioevo per muovere mulini, manifatture, setifici, lavatoi, chiuse. Poi il Novecento li ha coperti quasi tutti. La Finestrella di via Piella è rimasta uno degli affacci più strani su quella città nascosta, uno spioncino sul Canale delle Moline, riaperto nel 1998, oggi preso d’assalto da chi cerca la “piccola Venezia” bolognese.
A pochi metri c’è Trattoria La Finestrella. Due dehors esterni, 90-100 posti all’aperto sotto il loggiato di via Righi e una sala interna da 40-50 coperti
La cucina deve superare un pregiudizio inevitabile: posto famoso, canale fotografato, quindi rischio “menu da passaggio”. La Finestrella risponde con una carta costruita sui classici bolognesi più riconoscibili. Il tagliere apre con prosciutto di Parma, mortadella di Bologna, salame locale, Parmigiano, stracchino, pecorino e crescentine calde. La mortadella torna anche grigliata, con rucola, Parmigiano, scalogno e aceto balsamico.
A seguire le tagliatelle al ragù con sfoglia all'uovo e condimento denso, nato per aggrapparsi alla pasta larga, non per galleggiare sugli spaghetti. Accanto ci sono lasagne verdi, tortellini e balanzoni di ricotta e mortadella con crema di Parmigiano e pistacchio. Per i gruppi c’è la super Grigliatona Finestrella: tagliata di manzo, nodino di vitello, petto di pollo, salsiccia locale, costolette d’agnello, verdure grigliate e patate arrosto. Finale molto bolognese con il gelato alle amarene Fabbri, marchio nato in città. 

Trattoria La Finestrella 
📍Via Augusto Righi 11/B
☎️ 051221185



Foto dei locali tratte dai rispettivi profili Instagram e Facebook, oppure da Google. 
In copertina de Le Finestrella (Google)
 

  • MANGIARE ALL'APERTO

scritto da:

Lorenzo Trisolini

Classe ’94, curioso per natura e sempre con lo zaino pronto. Dopo una laurea a Bologna e un’esperienza in Australia, ci sono tornato sei anni dopo, scoprendo una città che sa sempre sorprendermi. Osservo, ascolto e racconto quello che vale la pena vivere

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