Ci sono luoghi a Venezia che più di altri si ricollegano e rendono omaggio al suo ruolo di porta d’Oriente, facendo dello scambio culturale e delle contaminazioni il proprio carattere distintivo.

Questi stessi luoghi, inoltre, riflettono anche lo spirito di accoglienza senza confini che ha da sempre accompagnato la città lagunare, aperta a chiunque, senza pregiudizi. Una delle eredità più preziose che ci ha lasciato la Venezia del passato è tangibile e si ritrova a tavola: la combinazione di ingredienti e di tradizioni di altri popoli e l’accostamento tra cibi diversi capaci di dare origine a piatti unici diventati nel corso del tempo simbolo della gastronomia lagunare, sono infatti gli elementi che meglio riescono a raccontare la tavola veneziana. Chi è riuscito a ricollegarsi al passato, raccontandone lo spirito, mantenendolo vivo e rinnovandone l’anima è Sudest 1401.   

Uno spazio dove assaggiare la cultura

Per gli amanti delle definizioni, Sudest 1401 è un bar ristorante che trova spazio all’interno della V-A-C Zattere, la casa veneziana della V-A-C Foundation, fondazione culturale nata a Mosca nel 2009 per volere di Leonid Mikhelson e Teresa Iarocci Mavica. Il palazzo in cui è ospitato è un edificio storico, risalente alla metà dell’800 su preesistenze molto più antiche: la posizione è uno dei suoi punti di forza, sulla Fondamenta delle Zattere e affacciato sul Canale della Giudecca. Se l’idea di regalare alla città uno spazio per l’arte aperto e condiviso è l’idea principale del progetto, il cibo - attraverso Sudest - ne ha rappresentato da subito uno strumento di realizzazione. Ecco perché Sudest è sì un ristorante, ma, ben oltre le definizioni, è un luogo in cui poter assaggiare arte e cultura attraverso i piatti, compiendo un vero e proprio viaggio tra paesi, popoli, tradizioni e trasformando quindi il cibo in un potentissimo strumento di comunicazione.


Dimenticare i confini

Il modo migliore per trasformare un’esperienza gastronomica in una culturale, comprendendone al massimo il valore, è sedersi a tavola e dimenticare i confini aprendo mente e palato. Sudest lo rende possibile: qui, abbandonare le barriere significa non solo poter assaggiare ogni piatto senza per forza doverlo collocare secondo le convenzioni classiche che vogliono una suddivisione in antipasti, primi, secondi e dolci, ma vuol dire anche veder accostate nello stesso menu ricette che partono geograficamente dalla laguna per compiere un viaggio tra le regioni italiane, o oltre i confini nazionali. Sudest infatti è soprattutto un progetto culturale, nato con l’obiettivo di raccontare le eccellenze gastronomiche. Dopo aver raccontato le suggestioni balcaniche e mediorientali, casualmente o forse in parallelo con la ritrovata abitudine di viaggiare stando “a casa”, il viaggio è tra le regioni d’Italia, alla scoperta di storie locali, di nicchie nascoste e di ingredienti poco conosciuti.


L’offerta gastronomica

Interpretando perfettamente lo spirito dell’istituzione culturale in cui si trova, Sudest accoglie gli ospiti dalla tarda mattinata fino al dopo cena, trasformando la sosta dell’ospite in uno spazio-tempo senza limiti. Un caffè, un cocktail, un solo piatto o un pasto lungo e completo, o un aperitivo. Si può scegliere senza condizionamenti e rendere la propria permanenza un momento in cui il cibo può essere un sottofondo, un accompagnamento o il protagonista. Indipendentemente da cosa si sceglie, c’è tuttavia un filo conduttore, rappresentato dalla qualità delle materie prime e degli ingredienti: ci si muove tra la Laguna e le isole, in particolare gli orti di Sant’Erasmo, e poi ci si sposta in un percorso ideale e contemporaneamente molto concreto che riunisce il meglio in un unico luogo.   




Omaggio alla Laguna  

Se i luoghi raccontano chi siamo, Sudest riesce a farlo non solo attraverso il cibo ma anche attraverso l’arte, che entra nello spazio e diventa parte di una sosta tra i tavoli. Nel giardino trova infatti spazio Laguna Viva, un’installazione che ricrea l’habitat della palude salmastra, rispettandone la morfologia e le specificità botaniche. E’ stata concepita come parte di un percorso che nasce nel Canale per snodarsi nel Palazzo ed è sistemata all’interno di due grandi vasche decorate da piastrelle. Il progetto è stato sviluppato dal collettivo artistico londinese Assemble insieme a We Are Here Venice. Le maioliche sono state prodotte da Granby Workshop su commissione di V-A-C e sono state esposte al padiglione centrale dei Giardini della Biennale nel 2018, poi smontate, integrate e re installate nel giardino.

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