Nel cuore di Centocelle, quartiere romano sempre più vivace e attraversato da un’anima autentica da “paese dentro la città”, c’è un locale che profuma di legno, birra artigianale e pulled pork cotto lentamente per ore. Si chiama The Wanderer Pub e il titolare Daniele è oste per vocazione da oltre vent’anni e ha gestito locali storici come il Maltese Pub e il Bosco degli Elfi. Ispirato al mito errante di Corto Maltese e alle atmosfere di Inghilterra, Scozia e Irlanda, il The Wanderer è molto più di un pub: è un rifugio quotidiano, un bancone amico dove celebrare sconfitte e vittorie, solitudini e nuove partenze. In questa intervista il titolare ripercorre il suo cammino, la scelta di Centocelle, l’idea di accoglienza che guida ogni dettaglio del locale e una visione fatta di cucina, eventi e relazioni umane, in cui il pub torna a essere un vero punto d’incontro.



Il Wanderer è nato due anni fa, ma tu hai alle spalle molta esperienza nel settore.

Sì, faccio questo lavoro da circa vent’anni. Ho avuto altri locali: il Maltese Pub a Piazza Epiro, il Bosco degli Elfi… sono state tappe importanti che mi hanno insegnato tanto su come accogliere le persone e costruire un’identità.

Poi hai deciso di intraprendere una nuova avventura da solo. Perché?

Sentivo il bisogno di rimettermi in gioco, di fare qualcosa che mi rappresentasse davvero. Non volevo solo gestire un locale, volevo raccontare una storia, trasmettere una filosofia. E qui entra Corto Maltese.

Curioso: un fumetto come ispirazione per un pub?

Sì, ma non è solo un fumetto. Corto Maltese è libertà, coerenza, uno spirito che non si piega. Mi colpì subito una frase: “Non avevo la linea della fortuna…”. È uno stile di vita. Uno zingaro, sempre in viaggio, ma sempre se stesso. Così ho voluto che fosse il Wanderer: libero, autentico, con una propria anima.


Quando hai preso il locale, cosa hai trovato?

Un posto completamente diverso da quello che immaginavo. Molto base, cucina poco curata. Avevano buone birre, ma mancava un’identità. Ho chiuso per quattro o cinque mesi per creare una cesura netta tra prima e dopo, per poter costruire qualcosa di coerente con la mia visione.

Che tipo di locale volevi creare?

Una vera public house. Un rifugio per chiunque: felice, arrabbiato, solo… quelli che amo di più sono i clienti che vengono da soli. La solitudine al bancone è un rito che accogliamo con calore. Il bancone è il cuore del locale, ma la cucina lo sostiene: devono dialogare.

E la cucina?

Fondamentale. Abbiamo uno chef bravissimo, Federico. Non facciamo hamburger qualunque: ogni mese ce n’è uno diverso, stagionale. E non ci fermiamo qui: puntiamo a piatti tipici irlandesi, scozzesi e inglesi, reinterpretati con l’anima romana. Fish and chips, Pulled Pork cotto per ore, secondi piatti rivisitati… tutto racconta la storia del Wanderer, un viaggio gastronomico e culturale insieme.


Centocelle è stata una scelta ponderata? 

Non è casuale. Ci lavoro da anni e qui ritrovo un’atmosfera di paese dentro la città. La gente è calorosa, ci sono sinergie spontanee. E poi la metro ha cambiato tutto: oggi sei al Colosseo in un quarto d'ora. Questo quartiere cresce e con lui cresce il Wanderer.

Ti senti arrivato con questo locale?

Spero di fermarmi qui, ma sono un po’ come Corto Maltese: un viandante. Amo percorrere strade nuove, organizzare eventi, festival, mostre. Il Wanderer è una tappa importante, non una gabbia.

Il lavoro e il sacrificio sono temi ricorrenti. Come vivi il rapporto con i collaboratori?

È difficilissimo trovare persone affidabili. Credo nel lavoro vero, nell’imparare un mestiere. Se io guadagno, guadagni anche tu. Se io perdo, ci rimetto io. Ma oggi non tutti lo comprendono. Ecco perché tengo alla fiducia, alla responsabilità, al sacrificio.

In poche parole, cos’è il Wanderer?

È un posto per chi non ha la linea della fortuna… e ha deciso di disegnarla da solo. Un pub che non ti giudica, che accoglie ogni stato d’animo e che racconta una storia di libertà, passione e autenticità.

The Wanderer Pub 
V. Federico Delpino, 146 - Roma
Telefono: 3317983647


(Fonte immagini: gentile concessione The Wanderer Pub) 
 

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