Simon’s Bistrot è il locale che siamo andati a provare, anzi a ri-provare, qualche sera fa in una ormai non più troppo fredda Pianura Padana che ci sta regalando gioie culinarie (sempre) e qualche accenno di Primavera. Cosa abbiamo trovato? Un ristorante - ma soprattutto un giovanissimo Chef - in gran forma con visioni, tecniche ed eleganza che non ricordavamo.
Abbiamo provato a buttare giù un breve resoconto della serata anche se, siamo convinti, sarebbero bastate le sole fotografie a parlare per noi. In fin dei conti lo sanno tutti: se un piatto è molto bello, cattivo certo non può essere.
Questo locale gode di una posizione decisamente unica nel suo genere e per questo molto fortunata. Siamo infatti a due passi - letteralmente - da Via Facciolati, una delle arterie più importanti e battute della città, ma anche una via che in pochissimo tempo ti permette di arrivare in centro città. Nonostante questo però, Simon’s sembra incastonato in un quartiere residenziale dove calma e serenità regnano e dove il tram tram sembra solo un ricordo, nonostante sia vicino di casa. Accerchiato da condomini e posizionato nelle immediate vicinanze di un parco pubblico Simon’s, ma il generale il quartiere di Santa Rita, è una chicca per occhi e mente.
Una volta trovato parcheggio (parte probabilmente più complessa della serata) il resto è completamente in discesa, promesso.
Siamo ormai a fine febbraio mentre scriviamo ma sala e cucina hanno ormai deciso: per la prima metà di marzo qui ci sarà una grande novità. Cosa? Un menù alternativo presente solo da lunedì al venerdì (a cena) per chi vuole provare più gusti, colori, sensazioni e non dover sempre per forza scegliere tutto in principio. Sarà un menù sviluppato con tanti piccoli antipasti, finger food e assaggi che andrà a convogliare in un ultimo piatto che potrebbe essere un risotto o una linguina. Non sarà mai uguale ma allo stesso tempo non sarà mai folle perché si rifarà comunque sempre alle linee guida del menù alla carta.
Un modo per provare più cose senza doverne scegliere per forza una sola e perché no, anche per giocare un po’ con la cucina perché ogni tanto è bello anche così, no?
Non abbiamo idea di cosa ci aspetti né di quante portate arriveranno (spoiler: non saranno poche) ma siamo molto elettrizzati dall’idea di non sapere e allo stesso tempo di sapere che non finirà sicuramente con le classiche due portate standard.

A tagliare l’attesa arriva subito un calice di Lugana di Villa De Moreschi che sarà un bel compagno per la prima parte del nostro percorso, quasi, degustazione.

Iniziamo con un piccolo assaggio - che sembra più piccolo di quello che poi in realtà è - che è un grande classico qui da Simon’s perché è un abbinamento che ritroviamo spesso. In fin dei conti quando una cosa piace e funziona, perché cambiarla quando puoi semplicemente provare a servirla diversamente? Oggi il fiore di zucca ripieno di ricotta al basilico è servito con un olio di acciughe del Cantabrico, gambero rosso e un cavolo cappuccio sott’olio. È un piatto che si mangia in due morsi (con qualche difficoltà iniziale se si vuole evitare di usare le mani, cosa che mi sento comunque di consigliare perché rende tutto più esperenziale) ed è una coccola. La delicatezza del basilico, la croccantezza del fiore di zucca, la dolcezza ma anche la sapidità del gambero e la punta di acidità del cavolo. Non manca nulla.

A seguire arriva un altro dei must di casa Simon’s Bistrot: il gambero in pasta kataifi. Oggi ci viene servito in due diverse versioni (causa mia allergia ad alcuna frutta a guscio): con crema Bernese e con una salsa verde al prezzemolo e l’aggiunta di frutta a guscio. Entrambi sono invece guarniti da pepe rosa (forse una delle trovate più geniali) e da un goccio di salsa teriaki. Piatto ormai di comfort food per chiunque, anche per i meno giovani sì.

E ora rullo di tamburi per forse uno dei migliori piatti: baccalà cotto a bassa temperatura, crumble aromatizzato alle acciughe, “tortino” di scarola pinoli e uvetta e una farfalla fatta con mandorla e nero di seppia. Da grande amante della cucina campana e quindi da adoratrice della pizza con la scarola questo è un piatto che già partiva alla grande ma che raggiunge l’Olimpo grazie ad un baccalà perfetto. Peccato per la punta di sale in più ma con questa bellezza gli si perdona tutto.

Gli segue un classico della nostra cucina che non stanca mai, va bene a qualsiasi ora e che sì, se hai una buona mano puoi pure rendere chic: baccalà e polenta grigliata. La combo certo non devo dire io che funziona ma lo dice già la sua consacrazione storica mentre invece l’indivia accanto è un bellissimo punto in più: non è solo molto buona e ben cotta, ma ti pulisce la bocca dalla grassezza del piatto in maniera eccelsa.

A quanto pare devono avermi spiata per un pezzo prima di scegliere questi piatti perché continuano ad arrivare alcuni tra i miei ingredienti preferiti e io non mi spiego come sia possibile. Sarà che l’inverno sforna delle chicche vegetali incredibili, è vero, ma le coincidenze sono troppe e infatti eccole lì, delle puntarelle, servite con canestrello e scampetto grigliato. Lo scampo non serve menzioni - qui il pesce lo amano e lo sanno lavorare - mentre invece menzione speciale per il canestrello che è di una dolcezza unica. Le puntarelle sono una bella hit condite con un salsa di acciughe e un goccio di limone, sgarbano la bocca ma senza appesantirla.

Piccolo intermezzo pubblicitario per un cambio di vino (e di calice) con un ritorno a casa: Bianco Veneto di Il Filò delle Vigne “Terralba di Baone”, un blend bello fresco che racconta i nostri Colli Euganei.

Arrivano infatti delle orate in tempura con semi di sesamo serviti su una crema di pistacchi e a guarnire la “solita” cialda, questa volta però realizzata con la rapa rossa.
La fatica inizia a sentirsi un poco e la tempura non aiuta, ma l’orata è morbidissima e saporita e la crema di pistacchi è un ben bilanciata. Piatto che sicuramente accontenta anche i palati in cerca di emozioni più easy, come è giusto che sia.

Chiudiamo il cerchio degli “antipasti” in degustazione con un grande cavallo di battaglia che però far bene non è per nulla semplice: mousse di ceci, cavolo nero, polpo scottato e un crumble di olive che è una combinazione che probabilmente gli ruberò presto. Il polpo è cotto perfettamente, morbido e bello arrostito mentre il tridente oliva/ceci/cavolo nero croccante è quello che ti serve per guardare avanti. Menzione particolare alla tridimensionalità del piatto, che forse la foto non rende ma che c’è e parecchio pure.

In ultima battuta arrivano delle linguine alle vongole con bottarga (quella che vedete in foto è una mezza porzione perché sì, ogni tanto capita di alzare bandiera bianca). Al dente nel modo giusto con una bella sapidità e una porzione (molto) generosa di vongole è la prova lampante che la semplicità vince sempre su tutto. Avrei spinto un po’ di più sulla bottarga ma chiaramente si entra nel campo del gusto personale.

E infatti lasciano scegliere a noi un dolcino per concludere che però decidiamo di dividere. La scelta è ardua ma ricade sulla pavlova (fatta da loro) guarnita con panna, lamponi, kiwi, ananas, passion fruit e gelatina ai lamponi. Il dolce è molto buono, ben bilanciato e fa quello che volevamo facesse: rinfrescarci il palato dopo un bel percorso impegnativo. Porzione veramente molto generosa.
Che altro dire se non di fare in modo che questa maratona non sia stata vana, provandola a vostra volta!
Simon’s Bistrot
Via Santa Rita, 5 - Padova
Tel. 049756256
Via Santa Rita 5, Padova (PD)