Nel cuore di San Giovanni il locale di via Vercelli propone una cucina espressa, intrigante e mai noiosa

A Roma c’è una “corrente filosofica” ottimistica che si basa sul concetto della “presabbene”. Non è menefreghismo, neanche fancazzismo, è semplicemente godersi tutto quello che c’è da godere della vita, ogni attimo felice. Giulia Marulli, Francesco Ilacqua e Vincenzo Giovinazzo, i soci proprietari, sono da sempre seguaci di questo credo tanto che ne hanno voluto costruire un “tempio”, un’osteria di quartiere, nel cuore di San Giovanni, in via Vercelli, perché in fondo, come dice Giulia “è proprio a tavola che si costruisce la felicità”. Ecco quindi Schietto Cucina Alla Mano, il locale sorto sulle ceneri di Alchimia Food Lab, che oggi rappresenta un importante punto di riferimento per la ristorazione di grande qualità a San Giovanni. Il format è tutto racchiuso nel nome stesso: una cucina semplice, di grande manifattura, ma che parte da solidissime basi tradizionali (non solo romane). Non è un caso che il menu qui cambi spesso, né che lo spazio dedicato ai fuori menu sia ampissimo. Da Schietto rimane forte il concetto di “si mangia quello che c’è”, ma lo si gusta meglio, preparato con l’attenzione e l’amore di chi considera il cibo l’unica vera ricchezza del mondo.

Il locale

 
Una sala non immensa arredata con gusto e semplicità, ma anche con tanta eleganza. La cucina è rigorosamente a vista e domina su tutto la lavagna dove ogni giorno lo chef Emiliano Valenti scrive tutti i piatti del fuori menu disponibili. Molto fresco e ben ombreggiato anche il dehors che si affaccia su via Vercelli, una delle strade più eleganti e tranquille di San Giovanni. Molto divertenti i portatovaglioli che portano ognuno una targhetta con un modo di dire romano diretto “Nun ce pensà” o “Fatte ‘n boccone”.

La cucina di Emiliano Valenti

 
Un background di tutto rispetto nel suo curriculum, con collaborazioni in cucine di chef stellati come Igles Corelli, Bruno Barbieri, Angelo Troiani e Cristina Bowerman, ma Emiliano Valenti, alla guida della cucina di Schietto, stavolta ha voluto puntare tutto sulla semplicità: pochi ingredienti, tutti di eccellenza assoluta, stagionalità e manifattura. Il punto di partenza (e spesso di arrivo) è sempre la grande tradizione romana (con qualche excursus al sud), che siano ricette di mare o di terra.

Cosa si mangia?

 
Scordati il classico menu plastificato di minimo 15 pagine, da Schietto il menu è quello che dovrebbe essere un menu “sostenibile”: pochi piatti, tanto spazio alle proposte del giorno, senza dimenticare le esigenze di tutti, con proposte vegetariane e fredde. Tra gli antipasti del menu estivo, per esempio, spicca una gustosissima e fresca Panzanella preparata con acciughe fresche, pomodori e stracciatella, o la Patata schiacciata seppie e olive con sedano croccante, oppure il ricco tagliere con la selezione di salumi e formaggi della casa. Obbligatorio perdere qualche minuto per leggere la lavagna in sala che ogni giorno propone tante cose buone diverse.

I piatti imperdibili


Seppure il menu di Schietto cambi molto frequentemente proprio per il rispetto assoluto della stagionalità, ci sono dei piatti che rimangono sempre in menu, come i Tagliolini ai due Pomodori e tartare di tonno, le linguine al polpo, pecorino e menta, mentre per i secondi il Pesce spada confit e il Manzo scaloppato con riduzione di vino e patate. Il mio consiglio è di provarli tutti, magari di condividerli a tavola insieme.

La cura per le materie prime

 
Per creare il buono non serve l’artificiosità nei piatti, serve la materia prima” ci dice Giulia Marulli. Ed infatti è proprio dalla materia prima che parte tutto quanto, a cominciare dall’olio utilizzato che è proprio il Monte della Torre, di proprietà del papà di Giulia, pluri premiato come migliore biologico del mondo. Le verdure, la frutta, la carne ed il pesce, per non parlare dei formaggi e dei salumi, arrivano invece da una selezione accuratissima di quello che offrono i mercati della città e le piccole aziende locali.

I dolci fatti in casa


Anche i dolci, ovviamente, arrivano tutti dalla cucina di Emiliano Valenti, che propone a mio avviso una delle più buone torte di mele di Roma. In alternativa si può optare per i Cannolini di ricotta al limone, o per la leggerissima spuma di tiramisù.

L'Ammazzacaffè


Uno spazio fondamentale, invece, viene riservato ai liquori dopo-pasto, perché qui si ha la possibilità di degustare tutte le prelibatezze decisamente a km zero di Distillerie Capitoline: la cerasa, il classico liquore alla ciliegia della tradizione romana, N’Amaro, tradizionale digestivo, o una versione di gin, Er Gin, da contemplazione preparato con la metodologia del bathtube.

L’aperitivo di Schietto


Molto interessante, infine, la formula dell’aperitivo di Schietto, che racchiude il vero significato della sua funzione, ossia, come dice la parola stessa, “apre al pasto”. Puoi scegliere tra un calice di vino o di bollicine, o uno spritz da accompagnare ai “Languorini”, ossia piccoli assaggini espressi che arrivano dalla cucina: bruschettine, taglieri e tanti altri sfizietti. Un aperitivo che non ti gonfia, non ti riempie, ma ti accompagna naturalmente verso la cena, in una maniera decisamente “presabbene”.

Schietto Cucina Alla Mano, Via Vercelli, 6 Roma - Tel. 3517600079

Foto gentilmente concesse da Schietto Cucina Alla Mano

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