Ci sono dei luoghi che ci sembrano familiari dal primo momento in cui arriviamo, quando varchiamo la soglia e troviamo i titolari ad attenderci. Tante volte, basta appena uno sguardo per capire che si è esattamente sulla stessa lunghezza d'onda, che il modo di pensare la ristorazione e il servizio al cliente è esattamente uguale. Oggi, abbiamo chiacchierato con Cristiano Finzi, il titolare di Osteria 0.75. 

Per prima cosa, dimmi: perché la scelta di questo nome?

E’ stato un nome che non abbiamo scelto noi ma che si è trovato praticamente da sé, una sera che eravamo seduti a tavola e dovevamo trovare il nome della società. Molti scelgono di mettere insieme le iniziali dei titolari o qualche altro riferimento. Nel nostro caso, volevamo un nome diretto, semplice, che incarnasse appieno lo spirito della nostra osteria. “0.75” è il contenuto di una bottiglia, è vero, ma rappresenta anche tutto ciò che si svolge a tavola. Pensaci un attimo: quante cose possono succedere quando ti trovi a tavola, magari con una bella bottiglia di rosso o bianco e con un buon amico a fare quattro chiacchiere? Ecco, quello è esattamente lo spirito della nostra Osteria: il momento di relax, quando le preoccupazioni vanno finalmente via e si è pronti a riempire i bicchieri. 

Sembra che ormai tutti vogliano parlare di osterie, ma allora, dimmi: cos'è che fa la differenza tra Osteria 0.75 e gli altri?

Probabilmente, ti direi che la differenza sta nel servizio. Quando vai a pranzo o a cena fuori, quello che vuoi è certamente mangiare bene ma anche essere coccolato. Dopo anni di esperienza nella ristorazione ho imparato questo e ho cercato di portare questo concetto anche nella nostra osteria. Ho sempre pensato che il bravo oste (o, in generale, chi sta in sala) deve essere in grado di intercettare e anticipare i bisogni del cliente. Ti faccio un esempio banale. Può capitare che cada una posata mentre si sta svolgendo il servizio del pranzo. Sarà capitato anche a te e pensa a quanto è frustrante dover rimanere lì in sala, in attesa del cameriere che si accorga di te e che ti porti la posata pulita. Pensa invece a quanto è bello quando l'oste, che conosce benissimo la sua sala, riesce a capire in mezzo al rumore dove è caduta la posata e arriva già al tavolo con la forchetta pulita. Non si tratta di fare una magia ma di imparare ad ascoltare lo spazio e le persone che vengono a trovarci: questa è la parte più umana del lavoro e forse anche quella più interessante.

Chi è il vostro pubblico?

Abbiamo un pubblico di giovani vecchi e vecchi giovani. Mi spiego meglio: abbiamo tantissimi giovani che arrivano in osteria perché hanno voglia di parlare tra di loro e non stare al cellulare a mandare messaggi e condividere foto sui social. E’ forse la soddisfazione più grande di questo lavoro: vedere che le persone hanno finalmente voglia di sedersi, mangiare un piatto preparato con amore e poter parlare tra di loro anche semplicemente di come è andata la giornata…per noi è bellissimo ed è ancora più bello vedere il legame che si crea non soltanto tra lo staff e la sala, ma anche tra gli ospiti stessi. È capitato, più di una volta, che gli ospiti si avvicinassero tra loro, unendo i tavoli, e si mettessero a chiacchierare di come erano andate le loro giornate, indipendentemente che si trattasse di turisti o di locali. Ti sembra poco?

Mi racconti un episodio che ti è rimasto particolarmente impresso?

Non molto tempo fa, è venuta qui una famiglia che ci ha chiesto di poter aprire la cucina alle 11 per poter pranzare con la figlia. Normalmente, noi apriamo il locale appena un'ora più tardi ma, per alcune esigenze personali che ci hanno raccontato (e abbiamo compreso!) i nostri ospiti non potevano tardare tanto. Era il periodo di Natale e a noi non è costato nulla, in fondo, ma è stato come fare un regalo ad una famiglia che aveva veramente bisogno di un attimo di serenità. È stato davvero speciale esserci.

Insomma, abbiamo una serie di racconti sentimentali fatti da un oste in pantaloncini…

L'oste in pantaloncini è pura sopravvivenza. Quando lavori con così tanta passione inevitabilmente vivi qua dentro (saprai già che anche durante l'orario di chiusura c'è sempre qualcosa da fare, della merce da sistemare, delle casse di vino appena arrivate che aspettano di essere riposte da qualche parte). L'idea che vogliamo trasmettere, però, è quella di un luogo in cui sentirsi a proprio agio, basta con il cravattino, basta con le camicie, basta con il vestirsi eleganti per andare a cena fuori. 

C'è una definizione che mi regala Cristiano del suo modo di fare ristorazione, con questo suo modo di prendere tutto (solo in apparenza) alla leggera. Però, non te lo dico: ti invito ad andare direttamente da Osteria 0.75!

Osteria 0.75
Via Domenico Giuriati, 11 - Marghera (VE)
Telefono: 3284808422
 

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