Il pranzo della domenica è un’istituzione in Italia

Pubblicato il: 5 novembre 2020

Il pranzo della domenica è un’istituzione in Italia

Una di quelle tradizioni dure a morire anche se negli ultimi tempi è sempre più incalzata dalla concorrenza dell’anglosassone brunch

Non è solo un baluardo culinario e culturale all’avanzata di proposte di respiro più internazionale, il pranzo della domenica è anche un momento di incontro e di confronto tra generazioni. Così tra un piatto di pasta e un buon coniglio ripieno si apprezzano i grandi classici della cucina tricolore nel loro ambiente naturale per eccellenza: ristoranti e trattorie, soprattutto se a gestione familiare. Le Guide di Repubblica, dirette da Giuseppe Cerasa, hanno scelto di far raccontare proprio ai cuochi italiani cos’è per loro il Pranzo della Domenica. La nuova collana parte dalla Toscana seguita a ruota dalla Campania con le specialità e gli indirizzi da provare delle due regioni. In ogni volume i cuochi svelano i segreti delle loro ricette della domenica. Piatti da provare tanto in trattoria o al ristorante quanto a casa, visto che l’emergenza sanitaria ci ha fatto riscoprire anche questo piacere. In tal caso in guida ci sono tutte le informazioni per preparare un grande piatto.

Le tradizioni “dure a morire”

“Ci sono tradizioni in questo straordinario paese -ricorda il direttore delle Guide di Repubblica Giuseppe Cerasa nell’introduzione- che non ne vogliono sentire di finire nell’archivio dei ricordi e basta. Quante volte vi è capitato di andare in un ristorante in una trattoria di domenica a pranzo e di incontrare bellissime famiglie italiche, genitori, figli, nipoti, nonni, unite per celebrare il rito della reunion generazionale? Occasione unica per parlare di tutto, della vita dei ricordi del futuro dei sogni dei problemi, fare un pochino di gossip e soprattutto gustare piatti intramontabili”.  

Le ricette della domenica

Il primo volume del Pranzo della Domenica è dedicato alla Toscana, il secondo alla Campania. Un modo per onorare terre ricche di tradizioni gastronomiche proprio nell’anno del 200esimo anniversario della nascita di Pellegrino Artusi. Così dove mangiare la domenica a pranzo e soprattutto cosa, diventa un gioco da ragazzi. Nella guida ogni chef indica un menu base tra antipasto, primo, secondo o dolce. In Toscana si parte con la tradizione contadina: ecco quindi la ribollita di Carlo Cioni del ristorante Da Delfina ad Artimino, il lesso rifatto di Dario Cecchini da provare nell’osteria Solociccia a Panzano in Chianti, la trippa alla fiorentina di Sergio Gozzi dell’omonima trattoria accanto alla Basilica di San Lorenzo e il peposo di Francesco Bugiano della Locanda Capitano del popolo di Pistoia. Non manca la ricetta della zuppa inglese di Sabatino a Porta San Frediano a Firenze: un dolce che è molto più fiorentino di quanto non si possa credere. In Campania non resta che sognare con gli spaghetti alla puttanesca con le alici di Cetara di Gaetano e Pasquale Torrente del ristorante Al Convento di Cetara, con il raviolo caprese di Luigi Vuotto del Grottelle di Capri, con la genovese di Salvatore Giugliano di Mimì alla Ferrovia a Napoli e gli gnocchi alle vongole di Irene Cacace della trattoria Da Emilia a Sorrento. Per chiudere in bellezza le ciambelline napoletane o graffe che dir si voglia della Bersagliera di Napoli.

Un itinerario del gusto da provare

Si dice spesso che la cucina è cultura e per le Guide di Repubblica questa non è una semplice affermazione ma una certezza. Così tra le pagine della pubblicazione, accanto alla scheda di ogni ristorante con la storia dell’attività di famiglia e il menu proposto, si può trovare un itinerario con consigli, idee e suggerimenti sulle cose da vedere e da fare nelle vicinanze del locale. Il pranzo della domenica può quindi diventare un momento di crescita anche culturale. Un modo per unire il piacere della buona tavola a un’occasione di approfondimento culturale.

Le Guide sono disponibili in edicola e in libreria da fine ottobre al costo di 9,90 euro.

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