Sembrava una missione talmente difficile quasi da essere ritenuta impossibile quella di riaprire da zero oggi un luogo storico della Capitale come l' Arciliuto, casa da oltre 60 anni del jazz romano di caratura internazionale. Invece Sara Della Porta e Gabriele Geri, nuovi gestori insieme ad altri soci, non solo ci hanno creduto fino in fondo, ma oggi, ad un anno dalla riapertura, sembrano avere anche trovato la chiave di volta per il futuro del locale: musica, buon cibo e buon bere. La Grande Bellezza arriva dal piacere di vivere ed assaporare il piacere con ogni senso, anche contemporaneamente: mangiando un ottimo piatto, sorseggiando un cocktail d’autore o un calice di vino d’eccellenza, magari con un assolo di sax che ti coccola le orecchie. Siamo andati a trovare Sara e Gabriele al loro locale l'altra sera e ci hanno raccontato tutti i segreti di questo nuovo, bellissimo, progetto.
Cos’è diventato Arciliuto oggi, dopo un anno dall’inizio della vostra gestione?
Gabriele: “In questo nostro primo anno di gestione (abbiamo appena celebrato il primo anniversario di Arciliuto lo scorso 11 gennaio) sono successe tantissime cose. Indubbiamente siamo riusciti a preservare quella che è la storicità del locale. Non è avvenuto uno stravolgimento in termini di “appeal” del posto, anzi abbiamo proprio voluto conservare una serie di piccoli particolari, di angoli, di oggetti che sono rimasti del vecchio Arciliuto. Poi non dobbiamo dimenticare che siamo ospitati dentro un palazzo storico del ‘500. Sotto le cantine si trovano i resti di una villa romana e di un antico carcere romano, da cui provengono numerose leggende metropolitane…”
Non ci dire che avete un fantasma!
Gabriele: “Forse anche più di uno. Quando ci è capitato di rimanere ad aspettare alle 5 di mattina degli operai durante la ristrutturazione, rimanendo dentro al locale tutta la notte, ecco, qualcosa a volte ci ha fatto pensare che non fossimo sempre soli.”
L’importante è che siano fantasmi a cui piace la musica
Gabriele: “Su questo siamo sicuri, perché non abbiamo mai ricevuto – diciamo – rimostranze… Comunque, tornando alla domanda di prima, abbiamo voluto preservare l’ambiente elegante del piano superiore, mentre abbiamo accentuato lo stile underground (in tutti sensi) delle sale inferiori. Però alla fine abbiamo comunque voluto dare un imprinting differente e tutto nostro rispetto a quella che è stata la prima storia dell’Arciliuto che è partita dal lontano 1966. Abbiamo poi improntato una direzione artistica – affidata a Sara – che punta molto sul jazz nazionale ed internazionale, che però allo stesso tempo non fosse molto rigida, ma che anzi fosse aperta ad altri generi musicali. La novità più incisiva, però, riguarda la ristorazione, perché abbiamo introdotto un’offerta food & beverage completa e ben studiata per soddisfare tutte le esigenze dei clienti che vengono da noi, sia con il ristorante che con il cocktail bar. Dobbiamo ricordarci che prima della nostra gestione qui era presente un solo bar al piano superiore, piccolino, con qualche bottiglia, dove si faceva quello che si poteva fare, cioè poco. Adesso invece al piano di sotto abbiamo un bar molto importante, con una bottigliera di grande livello, con dei barman professionisti che proprio da poco hanno firmato una nuova drink list molto particolare. Oltre ai drink classici internazionali oggi offriamo la possibilità di sorseggiare dei nostri signature studiati proprio per l’atmosfera di Arciliuto.”

Quindi Arciliuto adesso ha un bar tutto nuovo
Gabriele: “Proprio così! La cosa interessante, poi, di questo bar, che ha adesso un’importanza strategica all’interno del locale, è che nei prossimi mesi porterà avanti delle iniziative e degli eventi che saranno totalmente distaccati dall’offerta artistica del locale. La nostra idea è di invitare al termine dei concerti i nostri clienti a fare degustazioni anche di cocktail. Mentre abbiamo già iniziato al piano superiore a fare degustazioni enologiche. Il prossimo evento – per esempio – sarà dedicato ad un produttore di Amarone.”

Sara ricopre invece il ruolo di direttrice artistica di Arciliuto. E’ lei, infatti, a firmare la programmazione mensile dei concerti, e, come abbiamo detto, qui non esiste solo e soltanto il jazz.
Come è strutturata la “settimana tipo” dei concerti di Arciliuto? Avete delle serate a tema fisso?
Sara: “La cosa più importante qui è creare una comunità e quindi è fondamentale avere degli appuntamenti fissi sui quali i membri della comunità artistica di Arciliuto possono contare. Il lunedì, per esempio, c’è il trio che apre, poi parte la jam session e poi il nostro tradizionale rito degli spaghetti di mezzanotte gratis per tutti, che soprattutto i giovani ed affamati musicisti apprezzano. Si crea un’atmosfera conviviale come nel salotto di casa. Ecco, per me che sono musicista, la priorità è quella di creare accoglienza ed ospitalità, senza trascurare il rispetto per la figura dell’artista che è altrettanto fondamentale e non è mai dato per scontato altrove. Qui tra le varie cose, per esempio, non facciamo pagare mai la music charge ai musicisti che vengono ad ascoltare i concerti dei loro colleghi, oltre ovviamente ai bambini. Questo profondo sentimento di empatia voglio che contraddistingua per sempre Arciliuto, perché io sono così, è la mia personalità e il mio locale deve essere caratterizzato per questo.”

Tornando alla programmazione, ci racconti come funziona nei dettagli la settimana musicale da Arciliuto?
Sara: “Abbiamo detto il lunedì la jam session, il martedì il nostro doveroso giorno di chiusura settimanale, il mercoledì invece è dedicato ai cantautori. Dal giovedì alla domenica, invece, c’è il jazz sempre in prima serata. In seconda serata, invece, il venerdì, dopo il concerto, parte la musica elettronica, quindi si balla con i ragazzi della laser dance che accoppiano i loro suoni con spettacolari giochi di luce laser. Io amo ricordare che il mio percorso comincia dall’Alexander Platz, sia come artista che come gavetta in questo senso, dopo tanti anni spesi accanto alla famiglia Rubei. Per me questo è un tesoro di esperienza che ho ereditato con orgoglio. Questo ci tengo a sottolinearlo, perché è importante ricordare sempre il luogo da cui si proviene ed il luogo in cui si è ora, che è in questo caso la famiglia Samaritani. Questo ha inciso anche sulla decisione di non cambiare nome al locale (perché avendo fatto la cessione di un ramo d’azienda, saremmo stati liberi di farlo). E’ stata una decisione fondata sul rispetto. L’accoglienza e l’ospitalità che contraddistingue il nostro Arciliuto – che non è quindi una tattica di marketing, ma il nostro modo di essere – ha portato da subito risultati tangibili, come ad esempio il fatto che a New York nei jazz club si parla di Arciliuto. I musicisti americani che sono venuti ospiti qui da noi consigliano sempre ai loro colleghi in tournèe in Europa di venire qui in questo piccolo locale nel cuore di Roma, perché qui si sentono coccolati.”

Posso confermare in prima persona quanto afferma Sara, dato che il sottoscritto, oltre a fare il giornalista, è un musicista che ha suonato da Arciliuto recentemente. E’ molto raro trovare a Roma (ma diciamo pure in Italia) oggi un locale che non solo rispetta, ma protegge la figura del musicista come fa Arciliuto. Protegge nel senso che accoglie, non gli fa mancare nulla, lo mette, cioè, nella condizione mentale e fisica migliore possibile per suonare al meglio.
Sara: “Allo stesso tempo è importante anche rischiare. Investire, cioè, in qualcosa che non sai se avrà successo, dove spesso se vai bene ci vai a paro, ma a noi va bene così. Quest’anno sono venuti Peter Bernstein alla chitarra,Greg Hutchinson, Kevin Hays che tornerà presto, Seamus Blake invece è venuto già due volte, Eric Harland. A breve invece verranno Thomas Morgan e Jeff Ballard. Per non parlare poi degli artisti europei d’eccellenza, Fabrizio Sferra, Roberto Gatto, Enrico Pierannunzi che verrà prestissimo. Roberto Gatto una sera si è alzato improvvisamente sul palco è ha esclamato: “che bello che finalmente esiste un posto così!”. Bisogna un po’ osare, perché nel momento in cui nella tua faretra hai certi tipi di frecce, è logico stagliarsi in una certa posizione. Nel giro di un anno Arciliuto ha ottenuto una chiara visibilità ed una ancora più chiara riconoscibilità artistica, perché il concetto identitario è fondamentale pur avendo aperto le porte alla musica tradizionale, al cantautorato, così come alla musica elettronica”.
Ecco, questa è una caratteristica ulteriore che contraddistingue Arciliuto rispetto alla stragrande maggioranza dei jazz club mondiali, cioè l’apertura ad altra musica, cosa che accade raramente nel jazz.
Sara: “Esattamente e dirò di più. Io sono una cantante che arriva al jazz dal mondo della musica barocca e per la prossima stagione ci sarà qualcosa di rivoluzionario qui che riguarderà la commistione (su cui ho inciso un disco) tra musica barocca e jazz, perché nel 1600 si improvvisava. Quindi Dexter Gordon non si è inventato niente.”

Questa atmosfera di profonda accoglienza ed ospitalità (che non a caso gli antichi Greci definivano essere la virtù più importante, tanto da essere considerata sacra agli Dèi) da Arciliuto non la respirano solo gli artisti che qui vengono ad esibirsi, ma tutti gli avventori, soprattutto i clienti classici.
Sara: “Esatto, ed è per questo che la nostra ospitalità punta anche e soprattutto sulla qualità dell’offerta enogastronomica che noi proponiamo ed anche sul servizio, che è un altro lato fondamentale della nostra filosofia aziendale. Non è importante essere musicisti o artisti o esperti di musica per comprendere la qualità di quello che noi offriamo. Chiunque viene qui lo percepisce, sia dall’atmosfera sia gustandolo nel piatto e nel bicchiere.”
Tutto aiuta alla creazione del meraviglioso, a quella“maraviglia” che era il fine ultimo, non a caso, del barocco.
Gabriele: “La cosa più bella di questo lavoro è proprio che, nonostante la difficoltà, le dodici fatiche di Ercole che spesso sei costretto ad affrontare, tutto poi ti ritorna positivamente indietro e con gli interessi. Ed ancora più bello è vedere che quest’onda di ritorno di amore puro, di gioia, ci arriva quotidianamente, tutti giorni e non ogni tanto, non è un unicum. Questo significa che è questo il nostro modo di essere e quello di rivolgerci al mondo e che ci contraddistingue. Ed è questa la cosa più bella, forse anche più del fatturato…”

Così come il progetto artistico, Arciliuto oggi è caratterizzato da un parallelo progetto enogastronomico che è una totale novità rispetto alla passata gestione.
Ci raccontate come lo state strutturando?
Sara: “Volevo dire solo una cosa, poi passo la parola a Gabriele su questo. Io come musicista nella mia vita ho imparato con l’esperienza che bisogna suonare soltanto insieme ad altri musicisti che apprezziamo e a cui vogliamo veramente bene. Questo lo ritrovo pari pari anche con le persone con cui lavoro insieme. Quindi Alessandro Di Buono, che è il nostro fantastico chef, è in primis un nostro vecchio amico – Anche lui musicista? – Ovviamente: bassista, batterista e strimpella pure il piano. Questo, dicevo, ci permette di affrontare delle problematiche sotto un altro punto di vista, quello di una vera squadra, più coeso. E così come Alessandro, anche con Sallustio Rei al bar e con tutto il personale di sala, con Valerio Signoretti, nostro collaboratore esterno. Possiamo discutere, possiamo inventare, possiamo anche confrontarci in maniera più accesa a volte, ma sempre in uno spirito costruttivo di squadra, anzi di famiglia.”
Gabriele:“Ritornando alla domanda dell’offerta enogastronomica, questa come giustamente dicevi, è una delle principali differenze rispetto alla passata gestione dell’Arciliuto, dove non c’era una proposta vera e propria, non c’era neanche una vera cucina, si mangiava, ma con dei catering. La cucina, quindi, è stata la prima cosa che abbiamo voluto aggiungere qui. Quello di Arciliuto oggi è un menu alla carta senza troppe portate, un menu che rispetta innanzitutto le tradizioni locali, quindi anche se vuoi semplicemente una cacio e pepe qui adesso la trovi di alto livello, perché tutte le materie prime che selezioniamo sono di prima scelta: facciamo noi la spesa nei mercati rionali della città dai nostri piccoli storici fornitori ogni giorno. C’è ovviamente un’attenzione molto alta verso il km zero e per la stagionalità, cosa che ci fa mettere tanti piatti del giorno sempre diversi. Poi, siccome questo è un luogo dove la musica e l’improvvisazione sono parte fondamentale della magia, anche in cucina ci prendiamo spesso delle licenze poetiche che esulano spesso dalla tradizione pura romana. Non dimentichiamo, infine, un’attenzione particolare ai piatti vegetariani, vegani e senza glutine (anche perché una delle nostre socie è celiaca e su questo stiamo molto attenti).”

Giusto per curiosità, esiste un piatto particolare, o più piatti particolari che i clienti ordinano più spesso mentre ascoltano la musica dal vivo qui da voi? O meglio, la musica contribuisce a costruire un desiderio gastronomico particolare ai vostri clienti?
Sara: “Abbiamo notato che mentre si ascolta musica il pubblico ama soprattutto mangiare la pastasciutta. I primi di Alessandro sono un vero e proprio comfort food: sei rilassato mentre mangi e ascolti un assolo di sax, e poi esci che non ti senti abbottato, ma sostanzialmente meglio di quando sei entrato, perché hai appagato contemporaneamente tutti i sensi del piacere. In Italia il concetto di musica e cibo che convivono è un po’ distaccato, perché spesso qui la musica è un semplice contorno d’atmosfera: se è dal vivo o in disco poco cambia. Invece nel jazz, il fatto che insieme alle vibrazioni degli strumenti si mischino calici che brindano, forchette che tintinnano, contribuisce a creare quell’atmosfera particolare e noi jazzisti siamo abituati a questo: la convivialità è la chiave di tutto. Se ami il jazz non puoi fare a meno della convivialità, allo stesso modo se ami la buona tavola e le due cose insieme funzionano senza dubbio meglio.”
Gabriele: “C’è anche una grande differenza tra le cene che si consumano nei tavoli al piano di sopra rispetto a quelli della sala concerto di sotto. Sopra si chiacchiera, ci si prende più tempo, si consumano più cose, dall’antipasto al dolce, sotto invece si ordinano cose più veloci, come le pastasciutte, appunto, o le bruschette (fatte con il pane che arriva tutti i giorni dal forno Santi Sebastiano e Valentino), i fritti, la mozzarella in carrozza, i supplì crunchy e morbidi. Anche i dolci vanno tantissimo insieme alla musica.”

Cosa riserva, per concludere, il menu delle prossime novità di Arciliuto?
Gabriele: “Organizzare eventi fuori totalmente o parzialmente dal contesto artistico del locale riservandoli alla proposta gastronomica. Presentazioni di vini, di liquori, serate dedicate alla degustazione di piatti storici e – perché no? – aprire anche la cucina al pubblico. Non un vero e proprio corso di cucina, ma far sì che anche la cucina fisicamente abbia un ruolo da raccontare in quella che è la parola magica del nuovo Arciliuto: convivialità.”
Arciliuto Jazz Club & Restaurant
Piazza di Montevecchio, 5 - Roma
3343706004
Piazza Di Montevecchio, Roma (RM)