Roberto Tonello è l’anima e il cuore, le braccia e il volto, l’oste e la mente ma anche la passione per un modo di intendere non solo il mondo delle birre e delle birrerie (indipendenti nel suo caso) ma è soprattutto un’idea di fare impresa che oggi forse si è persa. 
Ecco, lui questa “idea” se la tiene ben stretta da ormai dodici anni e, nonostante le fatiche, non indietreggia di un centimetro e anzi, rilancia l’artigianalità e la stagionalità come modo di “esser” ancora prima di “vendere”. 
Ci siamo fatti raccontare da Roberto cosa significhi, oggi, essere una birreria indipendente a Padova!

Roberto, prima di iniziare, due pillole di storia: chi sei, cosa fai, perché sei qui ma soprattutto, da quanto? Tre, due, uno, iniziamo! 

Aspetta che mi concentro che la storia qui è lunga, quanto tempo hai a disposizione? Vuoi da bere? Allora diciamo che anzitutto è bene dire che io non nasco ristoratore ne oste ne ho esperienze precedenti nel campo della cucina e in senso più ampio nel mondo della ristorazione. Ma, e c’è un ma grande come una casa, ho sempre amato stare dall’altra parte del bancone, quella del cliente per intenderci perché mi è sempre piaciuta la compagnia, la caciara ma anche e forse soprattutto la birra. È iniziato tutto così, come spesso accade nel nostro mondo in realtà sai: con una passione per un prodotto, che oggi è diventato un lavoro e uno stile di vita, quasi. 

Dodici anni fa hai tramutato questa passione in lavoro, come è stato e come va oggi?

Si, abbiamo appena festeggiato i nostri dodici anni di storia, che però sono molto più di questi perché ti assicuro che molto spesso, la fatica è stata doppia. Ho iniziato come ti dicevo con una grande passione per la birra e il mondo che ci sta dietro e mi sono per questo avvicinato ai vecchi proprietari del primo locale che ho rilevato nel 2011 e dove sono rimasto fino al 2016, anno in cui ho scovato questo in cui ci troviamo oggi io e te che tutt’ora ospita Taverna del Porto e diciamo, molta della sua storia sin qui. Il cambiamento di locale all’epoca fu necessario, mi serviva un posto nuovo, non solo in termini di spazio e di ambiente, ma anche di locazione territoriale in senso stretto in quanto la clientela che avevo prima, arrivava molto spesso dal cinema, e la birra che sceglievo di proporre non la capivano. Trovando questo locale ho potuto realizzare a 360 gradi il mio progetto di una birreria indipendente dalla a alla z, che proponesse una cucina stagionale, buona, fatta in casa, semplice ma al contempo attrattiva e ben studiata. Certo, il fulcro di tutto il locale resta la birreria, con un impianto fisso di quattordici spine e una grandissima ricerca di storie e di prodotti diversi fra loro. 

Una birreria indipendente, ci spieghi cosa significa e perché hai scelto di percorrere questa strada? 

Parto dall’ultima domanda perché mi permette di spiegare bene: ho scelto di percorrere la strada dell’”indipendente” non tanto per moda o vezzo personale, ma perché credo sia il modo giusto di fare impresa, di proporsi al cliente in maniera schietta e autentica e non potrei farlo se dipendessi da fornitori o da esterni per questo o l’altro motivo. Una scelta questa, che per me significa essere autentico, responsabile di quel che propongo e anche libero nelle scelte che posso compiere in totale autonomia. Non ti nego certo che non sempre questa strada è stata facile e che non sempre vedo i frutti della tanta fatica che faccio e che facciamo, ma sono fiero di questo locale e di tutto ciò che è stato negli ultimi dodici anni: un fanalino per dire che si può e si deve invertire la rotta! 
Però se posso, amo definirci “pub” ancor prima di “birreria”.

Cioè, spiegaci! 

Il mio desiderio più grande è quello che i nostri clienti amino i prodotti che offriamo certo, ma che apprezzino ancor più l’ambiente entro cui li ospitiamo. Siamo un pub ovvero una "Public House" - questo il suo acronimo e questo significa che nessuno di noi è in divisa, che siamo felici e accoglienti, sempre con la battuta pronta e pronti a scherzare e far caciara con tutti. Ecco, questo per me significa esser “pub” e la mia lotta è quello di imprimere nella mente delle persone la consapevolezza che pub non sia lo scalino più basso della ristorazione, quello con i fritti surgelati e la musica brutta, ma che sia “solo” un modo di intenderla, la ristorazione. 


Foto di Chiara Rigato per 2night 




Taverna del Porto, 
Via Armistizio, 9 Padova 
Tel. 049692444 - 3284221030

  • GLI ADDETTI AI LAVORI
IN QUESTO ARTICOLO
POTREBBE INTERESSARTI:

Carne alla brace mon amour: i consigli di uno chef per farla "al bacio"

Perché il freddo non arresterà la nostra voglia di grigliare.

LEGGI.
×