Se diciamo Salento a cosa pensate? Alla pietra viva, agli androni accoglienti, a porte sempre aperte per offrire una moka di caffè fumante.
E poi mani generose d’olio, sapori forti e primitivi, cultura della prossimità che in fondo è necessità egoista di bearsi di rapporti, condivisioni belle, convivi cadenzati da chiacchiere gentili. Ecco cos’è questa terra maliarda e melanconica, la sua gente, la sua forza.
Gianni Stomachi ne ha fatto una ragione di vita, una passione, un racconto quotidiano.
Che si dipana nella cucina, tra i piatti, i basoli e i tavoli del Joey Bistrot Cafè di Maglie.
“Mio figlio”, ama definirlo lui. Che appesa la toga da avvocato – l’imprinting però è tutto lì, nella loquela ma anche nel senso del giusto -, è diventato imprenditore della salentinità declinata sul paradigma del gusto e dell’autenticità.
La sua creatura, aperta al pubblico sei anni fa, è sintesi di passato delle radici e futuro delle visioni.

Sorge in una antica struttura del centro storico, una dimora di signori che fu con ogni probabilità anche ricovero di animali, come tradiscono la sua struttura e le tracce della vita di allora impresse nei muri e nei camminamenti.
Valorizzato, quel passato, arricchito di richiami contemporanei e minimal, in un’amalgama di colori, materiali e stili che danno armonia e rivelano un senso estetico spiccato. Il legno chiaro delle sedie interne, il metallo all’esterno, la pietra viva e le nuances calde color tabacco.
E poi quel Sound System by Bose che racconta un altro pezzo di Gianni: 30 anni di lavoro nelle pr dei più noti locali della penisola.
E allora musica! Danzino i sogni dell’avvocato imprenditore e fiato alle trombe della sua crew – tutti giovanissimi, affiatati, strepitosi - Non una degustazione tout court, ma un viaggio emozionale in cui il Salento rimane bussola e strada maestra.

“Chi viene nella nostra terra – chiarisce Stomachi -, vuole vedere, gustare, sentire, sapori e odori che sono solo nostri. Tipicità che non dobbiamo snaturare, che rappresentano la nostra forza. Possiamo presentare e decorare un piatto in maniera più estrosa e contemporanea, ma se le mamme e le nonne sono note per i sughi generosi d’olio e saporiti, quelli dobbiamo portare a tavola. Senza salse, consistenze e trovate che non ci appartengono per dna”.
Una sfida cui il tempo ha dato ragione giacché dopo la parentesi terribile del Covid, Joey – nome che nasce anche quello dal cuore, perché nella pronuncia richiama al nomignolo di Gianni negli anni da pr, e nella scrittura lettera dopo lettera altro non è che il cucciolo di koala, animale portafortuna preferito dal padrone di casa -, ha ripreso a pieno pienissimo ritmo.
Pardon, s’incespica nelle digressioni quando la storia è bella, ricca di sfaccettature e moti dell’animo.
Il viaggio, si diceva qualche capoverso più su.
Si entra dall’ingresso principale “il primo biglietto da visita è il bancone, chi ci sta dietro deve comprenderti dallo sguardo e non sbagliare il colpo”.

E Catarina, mulher portuguesa, regina del pairing di casa Joey, comprende al volo e va da sè: succo di lime, rum giamaicano bianco, succo d’ananas e d’arancia, orzata e angostura. Well done, baby!
Colpiti e affondati.

D’accompagno patatite croccanti, sottili e affatto oleose e polpette d’angus ma alla maniera della nonna. E quindi formaggio, pepe, pan grattato, uovo e amore. Come si chiama? Comfort food, of course.

Si solletica lo stomaco già sulla retta via della perdizione da caloria felice ed eccola lì, una pizza napoletana contemporanea. Cornicione fragrante e alto, alveolatura perfetta, giusta quantità di pomodoro, morbidezza che non conosce umidità soverchia, alici del Cantabrico e olive...di capasa. Si proprio quelle dei contenitori di terracotta, schiacciate le une sulle altre, abbracciate di scorze di agrumi e odori di macchia.
Si pasteggia a rosato ,fresco, fermo e beverino. In questo bombino la chiave del viaggio...Veritas.
Piccola sosta tra una ciarla e i ricordi di gioventù, di famiglia, dei vicini di casa settentrionali convertiti alla salentinità di friselle e case dove c’è sempre un letto in più per chi arriva all’improvviso.

Tris di delicatezze di terra e di mare: parmigianina di zucchina e gamberi, tartare di tonno rosso con stracciatella pugliese e insalatina di mare fresca e trasparente nel gusto.
Accorta la ricerca della materia prima, per uno che, come Gianni, fa la spesa ogni giorno e si confronta in tutto con la squadra, prediligento il lavoro corale, l’orchestra viva agli assoli noiosi.
“Giuseppe ai primi, Mirko per secondi e antipasti, Gabriele alle grigliate e Francesco alle pizze – eccolo lì pronto a citarli orgoglioso uno a uno -, e poi Claudio, tutte le ragazze in sala esperte di dolci golosi...che famiglia che siamo!”.

Sssttt, arriva una tavolozza cremosa: riso verde come la rughetta, scampo crudo, sbriciolata di tarallo. Sapidità e nuances sciape s’abbracciano e si vestono di perfezione, viatico perfetto per arrivare alla rana pescatrice con le olivette e il pomodorino proprio come a casa di nonna o mamma.

Con quella mise en place ingannevole, atta a raccogliere sughi che reclamano la scarpetta anche a mademoiselle.
Resistiamo, seduti composti e preda delle acquoline.

Ma l’arrivo delle tre sfogliatine calde grondanti crema voluttuosa, accompagnate da ciotoline di rinforzo alla vaniglia, pistacchio e crema di nocciole sono martello che batte sulle debolezze del goloso.
L’ora è tarda, la bilancia fingerà di spegnersi per un po’ e il buon passito fresco aiuterà a dimenticare qualche caloria di troppo.

Joey Bistrot Cafè Pizza Restaurant
Via S. Giuseppe, 21, 73024 Maglie LE
0836308227
Via San Giuseppe 21, Maglie (LE)