Il profumo che ti avvolge quando ti rechi da Peace’ n’ Spice arriva secondo solo al sorriso del suo intero staff. Questo sicuramente il primo dato oggettivo di un localino multietnico in pieno centro città, ma leggermente defilato dalle “solite” passeggiate. Siamo Via Dondi dall’Orologio 13, in un locale che si specifica essere un “Ethnic Food” ma anche con “Special Cocktails” e “Good Wine”, per un connubio perfetto, aperto tutti i giorni con orario continuato, dalle 12.00 alle 23.30.
Qui si respira un’aria e un profumo – lo si è detto – molto differente, volto a far conoscere e sperimentare culture e tradizioni culinarie lontane, mixate però alla nostra nazione: l’Italia.
Hadi, Ali Khan e Sher - i tre soci - poi, sono il vero valore aggiunto di un locale che già da solo sarebbe estremamente caratteristico, sia per offerta che per scelta strutturale: un locale di tutti, pensato per tutti dove a regnare è l’armonia in ogni sua forma. E le spezie, ovviamente.

Ma scopriamo quali sono le tradizioni che qui si mescolano

Innumerevoli. Dai piatti tipici dell’Afghanistan – primo fra tutti il Kabuli (che rappresenta un po’ quello che per un italiano potrebbe essere un piatto di carbonara) – che è una pietanza a base  di riso bianco con agnello, carote, mandorle e uvetta. O piatti che arrivano dal lontano Bangladesh, come ad esempio il cous cous con verdure miste al curry; o ancora, piatti tipici della Siria, Pakistan o Iran tra i quali possiamo ricordare il Polo – riso bianco e zafferano – o Qorma Kadu, un piatto vegano a base di zucchine in salsa di pomodoro, ceci e menta.
Finita qui? Assolutamente no, anzi, il giro del Mondo da Peace’ n’ Spice è appena incominciato. C’è infatti anche un pezzetto di Tibet, grazie ad una pietanza a base di pollo in crema di panna, cipolle e mele servito a temperatura ambiente; o la Siria – qui proposta in molteplici piatti – fra i quali ricordiamo Shaktura, barchette al forno ripiene di feta greca, philpadelphia e zataar.
Insomma, un mix però omogeneo, tra culture, tradizioni e Paesi, che però sono abbinate con una formula che li inserisce nello stesso piatto: un po’ come a dire che, in fin dei conti, il Mondo è uno ed uno solo e solo così merita di esser assaporato (e capito).
Un menù qui, molto vegano e molto vegetariano con qualche proposta di piatti a base di carne, e la volontà poi, di inserire anche il pesce nel futuro più vicino.

Ma quale è la formula di Peace’ n’ Spice

L’idea che sta dietro questo locale è letteralmente tutta da scoprire perché, nonostante il menù si componga di diversi piatti: dai cicchetti alle salse, passando per il riso, la carne o le verdure, la formula da scegliere è quella di andare a comporre in autonomia il proprio piatto. Il risultato? Un tripudio di colori, salse, spezie e culture differenti, tutte nello stesso piatto e con un prezzo ben definitio.
Dal lunedì al venerdì c’è una formula pensata ad hoc per il pranzo con ben tre diverse opzioni: un piatto da 2 scelte, uno da 3 scelte complessivo di acqua e uno da 5 scelte anch’esso complessivo di acqua.
E nel weekend (o nei festivi)? Per tutto il giorno vale la medesima formula così strutturata: o un piatto da 3 scelte con acqua, o un piatto da 5 scelte.

E se il menù è tutto da scoprire, la carta dei vini è invece un inno all’Italia

Ogni vino scelto, è pensato per sposarsi accuratamente senza però sovrastare ogni piatto, ogni sapore, ogni mix di connessioni tra Paesi. Il filo comune? Una Italia e la sua grande qualità vinicola, qui proposta da nord a sud, con una scelta fatta però a monte: i vini sono naturali, biologici o organici.
Certo, una scommessa da vincere, ma una realtà che dimostra quanto Peace’n’Spice sia molto più di un ristorante multietnico, bensì una esperienza. Qualche nome? Pinot Grigio di Fidora, Pecorino di Marina Palusci o un Merlot di Visentini. Gli stessi, disponibili sia in mescita che in bottiglia.

Per non parlare dei cocktail..

Sì dice che rivisitare i cocktails già esistenti, o meglio, quelli più amati, sia la cosa più difficile e rischiosa da fare. Beh, non qui. Il risultato è un inno alla tradizione sì, che non vuole essere snaturata bensì esaltata: Zafferol, la versione dello Spritz Aperol di Peace’ n' Spice dove – neanche a dirlo – c’è una infusione di zafferano (quello buono, che arriva da lontano) e Angostura. O un Kabul Time, con Vodka, estratto di cetriolo, Ginger beer, Karkadè e Lime. O un Gin Tonic Mediterraneo, con l’aggiunta di cetriolo, sciroppo di sambuco, basilico e rosmarino.
Anche gli amari poi, offrono qualcosa di unico: non a caso, qui, c’è l’amaro allo zafferano.

 
Tra qualità e homemade, si fa anche aperitivo

Ebbene sì, l’armonia con l’Italia qui non si nota solo nei piatti, ma anche nella scelta strutturale dell’offerta stessa del locale. Non a caso l’aperitivo gioca un ruolo fondamentale nel servizio di Peace’ n’ Spice ed è pensato proprio “all’italiana”. Qui un tripudio di cicchetti che più che di esser raccontati, meriterebbero di essere semplicemente assaggiati uno alla volta, con la calma ed il rispetto che meritano. Falafel, Samosa di carne o vegetariani, Hummus o salsa Tzaziki per accompagnare, e un idea comune: soddisfare ogni palato. Certo, qui giocano un ruolo fondamentale i vini in mescita, o i cocktails.

L’ambiente poi, merita il prezzo del biglietto, seppur sia gratis

Tra porcellane di fattura lontana e colori vivaci, tra forme diverse e sale arredate come un quadro; la prima impressione che si ha entrando da Peace’ n’ Spice è quella di essere catapultati in una terra differente. I tavoli interni lungo la grande finestra, la sala più intima ma non per questo meno colorata e vivace, o il bagno piastrellato con mattonelle provenienti dalla Turchia, e un plateatico su di una delle più belle e semplici piazze cittadine.
 
 
 
 

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