Bar in crisi: fra ritardo dei Ristori e probabile divieto dell'asporto serale

Pubblicato il 11 gennaio 2021 alle 16:46

Bar in crisi: fra ritardo dei Ristori e probabile divieto dell'asporto serale

La voce di un settore sempre più in ginocchio. FiPe: "Ristori ancora in ritardo. Migliaia di imprenditori aspettano ancora novembre"

Non c'è da meravigliarsi: i bar, facenti parte di uno dei settori che più di tutti sta accusando i provvedimenti presi dal Governo per arginare la pandemia, lanciano un nuovo grido di allarme. 

Una nuova stretta all'industria serale

In tanti avevano sperato che, dopo le chisure massicce del periodo delle Feste, a gennaio si sarebbero intravisti dei bagliori di speranza e invece, le ultime notizie annunciano regole più severe che vanno ad intaccare l'industria che lavora con i consumi legati alla sera, già penalizzata dalla situazione climatica e dalla chiusura dei locali dalle 18.00 in poi.

Le ultime notizie, non confermate ma annunciate a seguito della riunione del premier Conte con i Capi di delegazione avvenuta il 10 gennaio in previsione del nuovo dpcm previsto per il 16 gennaio, fanno trapelare un possibile divieto imposto ai bar per l'asporto dalle 18.00 in poi.

Questa forte penalizzazione, se confermata, andrebbe ad aggiungersi all'obbligo di chiusura anticipata serale alle 18.00 che, di fatto, non ha permesso a tanti bar e pub di aprire, avendo il solo servizio serale. Chi l'ha fatto, ha optato per soluzioni di asporto e, poche volte, di delivery.
Il provvedimento, una volta entrato in vigore, durerà dai 30 ai 45 giorni.
Non sembra essere valido per i ristoratori. 

E i Ristori tardano ad arrivare 

Nel frattempo si registra una situazione drammatica per tutto il settore in quanto i Ristori messi a punto dal Governo, stanno tardando ad arrivare e questo complica ancora di più le finanze dei tanti ristoratori che non hanno riaperto o che l'hanno fatto secondo le regole imposte raggiungendo introiti minimi. 

In merito si è espresso Roberto Calugi, Direttore Generale di Fipe-Confcommercio,  Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi: “Ogni giorno riceviamo decine di chiamate da parte di ristoratori e imprenditori che lamentano ritardi nell’erogazione dei ristori promessi dal governo. Quelli di Natale non si sono ancora visti, ma in moltissimi casi non sono stati corrisposti nemmeno quelli di novembre. In questo modo le imprese, impossibilitate a operare a causa di provvedimenti sempre più restrittivi e la totale assenza di pianificazione di medio periodo, non riescono a sopravvivere. Le promesse  non sfamano le persone. Prendiamo atto delle dichiarazioni del Ministro Di Maio e della Vice Ministro Castelli, ci auguriamo che si trasformino al più presto in versamenti sui conti correnti."

E continua: “Esiste poi un altro aspetto che non può più essere sottovalutato. Nella ristorazione abbiamo oltre 3mila imprese esodate. Mi riferisco a tutte quelle attività che, pur essendo chiuse per lockdown ad aprile 2020, non hanno potuto fare alcun raffronto con il fatturato di aprile 2019 in quanto inattive per varie ragioni (ristrutturazione, trasferimento di sede, ecc), rimanendo così tagliate fuori sia dalla prima che dalla seconda tranche autunnale di ristori. Il governo dia seguito al più presto anche alle richieste di aiuto di queste realtà”.

Photo by Amie Johnson on Unsplash

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scritto da:

Irene De Luca

Agenda, taccuino, registratore e macchina fotografica. Attenta alle nuove tendenze ma pur sempre “old school inside", vago alla ricerca di ispirazioni, di colori, di profumi nuovi per raccontare una Milano che poi tanto grigia non è.

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