Il ristorante simbolo della Trastevere che fu, oggi gestito dalle figlie dello storico proprietario Filippo Porcelli, rimane un angolo intatto della Roma di un tempo, dove gli orrori della cucina finto-turistica che attanagliano i dintorni sono stati scacciati

Camminare per Trastevere la sera oggi a me personalmente mette un po’ di tristezza, con tutti quei buttadentro improbabili, tutti assolutamente identici, e i ristoranti finto-tipico-turistici. Eppure ci sono per fortuna ancora quegli angoli nascosti dove l’inferno moderno non è ancora arrivato e dove è meraviglioso perdersi nei ricordi della Roma che fu. Uno di questi è sicuramente Checco Er Carettiere, più che un ristorante, una vera istituzione sociale di Roma da quasi un secolo. Tre generazioni si sono alternate nella conduzione di questo luogo prezioso della memoria, dal primo Checco, un trasportatore di vino che nel 1935 aprì qui la sua osteria che annoverava già a quei tempi clienti illustri come il poeta Trilussa. Poi fu il momento d’oro della Dolce Vita e della gestione di Filippo Porcelli, compagno di scuola e amico per la pelle di due geni indiscussi del cinema mondiale: Sergio Leone ed Ennio Morricone, che ai tavoli di Checco hanno ideato e scritto insieme musiche e sceneggiature di alcuni dei più grandi capolavori del cinema italiano. Oggi a mandare avanti la baracca sono le figlie di Filippo: AssuntaStefania,e Laura; le prime si occupano direttamente della gestione del ristorante e dell'Osteria, mentre Laura dirige il bar con la pasticcceria e la gelateria. Tutte e tre  con un’unica missione: portare avanti la tradizione della Trastevere di un tempo, oggi quasi scomparsa. Missione, direi, perfettamente compiuta.

Non un semplice ristorante

 Definire Checco Er Carettiere un semplice ristorante sarebbe oltremodo limitativo, perché ci troviamo effettivamente dentro ad un museo di vita sociale. Qui si capisce cosa è stata e cos’è diventata Roma nell’ultimo secolo, perché da Checco ci sono venuti a mangiare veramente tutti e le centinaia di foto appese alle pareti (da perderci le ore a guardarle) ne sono la prova.

Il recupero storico

E’ grazie al grandissimo lavoro di recupero compiuto dalle figlie dello storico gestore Filippo Porcelli, Stefania, Assunta e Laura che oggi Checco Er Carettiere è tornato ad essere il simbolo della vera Trastevere  Sono loro che hanno deciso, infatti, di riaprire accanto al ristorante i locali dell’osteria, nucleo originario del locale e l’antica cantina del nonno Checco, oggi visibile grazie al pavimento in vetro illuminato. Poi sono ritornati la gelateria e anche il bar.

La vera cucina popolare

I piatti tradizionali di un tempo, preparati quotidianamente con soli ingredienti di stagione personalmente selezionati ed acquistati da Stefania ogni giorno. L’amatriciana, la carbonara e la cacio e pepe di Checco Er Carettiere ad ogni boccone portano con se’ decenni di esperienza, amore e passione per la buona cucina. Poi ci sono ricette magari diventate meno famose, ma uniche nel loro genere, come ad esempio la Frittata di Patate, che, nonostante il nome, non contiene uova (frittata era un tempo a Roma ogni piatto con ingredienti avanzati o di recupero riutilizzati in altra maniera).

I fritti

Uno dei grandi cavalli di battaglia di Checco Er Carettiere da decenni sono i suoi fritti espressi: fiori di zucca, baccalà, carciofi alla giudia e il mitico supplì della casa. Obbligatorio ordinare una porzione di fritto misto della casa per antipasto, pena la scomunica.

La pasta fatta in casa

Gnocchi, fettuccine, maltagliati, ecc. Tutta la pasta fresca di Checco Er Carettiere viene preparata in casa ogni giorno sotto la rigida supervisione di Stefania stessa, regina assoluta della cucina.

La ciccia

Qui, a mio parere, viene il bello della storia. Coda alla vaccinara preparata secondo antica ricetta storica di famiglia, polpette, abbacchio strepitoso disponibile sia al classico scottadito alla brace, che in versione tradizionale fritta con i carciofi. Non mancano, ovviamente, tutti i grandi piatti protagonisti della tradizione del Quinto Quarto romano, come rognoni, animelle, coratella e pajata.

Il pesce

Arriva ogni giorno freschissimo dai porti di Anzio e di Fiumicino, il pesce da Checco Er Carettiere lo puoi scegliere direttamente dalla bellissima esposizione in sala. Non mancano, ovviamente, in menu i grandi classici di mare della cucina romana, come gli spaghetti alle vongole, e la zuppa broccoli e arzilla.

Viva la tradizione, anche senza glutine

Da sottolineare il grandissimo sforzo voluto da Stefania per adattare le sue cucine in modo da fare assaporare anche a persone celiache e intolleranti al glutine i piatti della grande tradizione romana. Cotture speciali, paste selezionate di grande qualità e molti altri accorgimenti permettono veramente a tutti di provare la storia di Roma a tavola.

L’Osteria

Non solo il classico ristorante (munito di fresco dehors), oggi puoi provare tanti piatti del giorno in formula “low-cost” nell’antica Osteria di Checco Er Carettiere. Recuperata grazie ad un enorme lavoro di restauro, le sale dell’Osteria sono il vero nucleo originario del locale. I tavoli sono apparecchiati “come una volta” con la carta ed il menu dei piatti del giorno è tutto scritto a mano quotidianamente. Meravigliosa, poi, la vista del pavimento di vetro dall’alto della vecchia cantina illuminata con le bottiglie e le botti storiche.

La gelateria, la pasticceria e il bar

Non solo ristorante ed osteria, perché Checco Er Carettiere comprende nel suo “castello delle tradizioni” anche una splendida pasticceria/gelateria dove assaggiare tutti i dolci della grande tradizione romana ed i gelati, preparati ogni giorno sotto la supervisione di Laura solo con latte, frutta e ingredienti a km 0. Infine, per respirare l’atmosfera di quartiere della Trastevere di un tempo, ecco il Bar di Checco, con bancone di zinco, dove fare colazione, merenda, gustare un aperitivo o un liquore dopo cena.

Foto gentilmente concesse da Checco Er Carettiere

  • RECENSIONE

scritto da:

Lorenzo Coletta

Romano, giornalista, dopo una prima esperienza di giornalismo radiofonico con l'agenzia Econews, ha cominciato ad appassionarsi al grande mondo dell'enogastronomia. Ha contribuito nel 2014 alla redazione della Guida dei Ristoranti di Roma di Puntarella Rossa edita da Newton Compton.

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