Musica: a rischio chiusura oltre il 50% delle piccole imprese

Pubblicato il 25 novembre 2020

Musica: a rischio chiusura oltre il 50% delle piccole imprese

"Il danno economico calcolato dalla chiusura è pari all'80% di eventi in meno con una perdita di fatturato del 90%. Ecco le nostre proposte per salvare un settore fragile, non rappresentato e invisibile"

La pandemia ha messo in ginocchio tanti settori dell'economia italiana, quasi tutti. Uno dei più colpiti è quello della musica e dello spettacolo di cui fanno parte i grandi nomi, conosciuti a livello internazionale ma anche tanti piccoli esponenti di questo mondo.  

Oggi il Coordinamento di Musica e Spettacolo dal Vivo a Napoli, nato meno di un anno fa e portavoce delle piccole realtà del settore, rende noto che a causa della chiusura legata all'emergeza sanitaria sono a rischio oltre il 50% delle piccole imprese con circa 100 mila posti di lavoro.

Quello della musica e dello spettacolo dal vivo è infatti uno dei settori più fragili non rappresentato e invisibile. Per questo, in un comunicato, rendono nota la richiesta rivolta direttamente al Governo per la tutela del settore musica e spettacolo dal vivo della filiera indipendente ed emergente: "in attesa di essere convocati al Tavolo permanente per lo Spettacolo dal Vivo servono più risarcimenti immediati, più sostegni a più imprese, artisti e lavoratori, più bandi con maggiori fondi alle realtà italiane." 

Alcuni dei lavoratori del settore sono costretti all’immobilità lavorativa da fine febbraio (ad esempio le orchestre di liscio), altri, hanno potuto lavorare occasionalmente in base alle possibilità date dai Dpcm e dalle difficoltà del mercato. Anche nel momento in cui le restrizioni sono state più attenuate, le occasioni di lavoro sono state comunque molto limitate dalla capienza ridotta e dal taglio dei costi da parte dei locali, dalla moria delle sagre e feste paesane, da sempre fonte di lavoro.

Il danno economico calcolato dalla chiusura è pari all'80% di eventi in meno con una perdita di fatturato del 90%. I provvedimenti adottati risultano lontani dall’essere sufficienti sia dal punto di vista economico che della ripartizione delle risorse.

Una rete 

Un anno fa nascevano ufficialmente a Napoli (dopo essere stati presentati a Milano, Roma e Bologna) gli Stati Generali della Musica Indipendente ed Emergente. Insieme ai coordinamenti StaGe!, musica e spettacolo dal vivo  e Indies (raggruppando oltre 50 realtà) hanno fatto un enorme lavoro a tutela dei musicisti, delle piccole etichette e, in generale, di tutto il settore legato alla musica e allo spettacolo indipendente.  Si sono fusi contributi, idee e proposte agli incontri al Mibact e con le Regioni, con particolare attenzione da parte della Regione Lazio e Regione Emilia Romagna con progetti come la Legge sulla Musica e LAziosound, talune recepite, altre apprezzatissime dai Parlamentari delle Commissioni Cultura, Istruzione e Lavoro Camera e Senato e segnalando anche alcune distorsioni a favore dei big stranieri. 

I tanti incontri e le iniziative avevano come obiettivo quello di comprendere fino in fondo la realtà culturale e musicale del Paese fatta di piccole imprese, partite iva, piccole cooperativa, freelance e lavoratori intermittenti e tante altre figure che, se non sostenute, rischiano di chiudere e fare chiudere così la filiera del Made in Italy culturale e musicale italiano. 

Stage!

Stage! Coordinamento Musica e Spettacolo Indipendente ed Emergente consta di oltre 60 realtà nazionali in rappresentanza di circa 50 mila operatori della filiera dello spettacolo indipendente ed emergente. Nato da un’esigenza spontanea già prima dell’emergenza Covid 19, con l’intento di confrontarsi sulle difficoltà del settore musicale e trovare possibili soluzioni, durante la pandemia ha visto aggregarsi anche realtà indipendenti di altre forme artistiche, dello spettacolo e cultura in generale. Ha portato avanti un incessante lavoro, puntando sia all'ascolto e alla raccolta delle istanze provenienti dal basso, sia all’interlocuzione con i rappresentanti istituzionali.

Raccontano: "In questi mesi abbiamo assistito ad una importante volontà da parte delle rappresentanze istituzionali tutte al fine di cercare di capire quali siano le necessità della filiera dello spettacolo dal vivo e abbiamo altresì assistito allo sforzo, apprezzabile e apprezzato, di tradurre tali esigenze in provvedimenti. Pur tuttavia, ad oggi, i risultati non sono adeguati a tutelare le fasce più deboli del comparto, e cioè gli indipendenti e gli emergenti, che risultano ancora una volta penalizzati e in certi casi totalmente dimenticati."

Le difficoltà di un settore sempre più in crisi 

Viste le difficoltà, la rete connessa agli Stati Generali fa un appello diretto al Governo: "È evidente che manca una conoscenza vera, reale, concreta del mercato del lavoro in questo segmento. Ecco, dunque, che risulta necessario l’istituzione di un Tavolo di lavoro permanente che possa mettere in luce quelle che sono le problematiche che gli operatori incontrano ogni giorno; occorrono professionalità che abbiano un’esperienza sul campo, in grado di illustrare i meccanismi, le regole, attraverso cui il comparto lavora, quali sono i canali economici attraverso i quali si alimenta e ciò al fine di adottare azioni efficaci ad assicurare, in primis, relativamente al periodo in atto, un sostentamento dignitoso, e, più in generale, il diritto di uguaglianza sostanziale di tutti i lavoratori del settore."

E continuano: "Teniamo a precisare che tali azioni, sovente, non comportano ulteriore esborso di finanze da parte dello Stato, semplicemente una diversa e più efficace distribuzione delle risorse. E teniamo anche a sottolineare come l’interesse della categoria - che in questi mesi ha dato testimonianza dello straordinario senso di responsabilità, adattamento, capacità di
organizzazione (1 solo caso di contagio covid fra giugno e ottobre su circa 350.000 spettatori) - è quello di poter esercitare in condizioni dignitose il proprio diritto al lavoro e di far fronte comune nella lotta contro il sommerso. Cultura è libertà, cultura è il motore evolutivo di ogni società e le produzioni artistiche e culturali indipendenti, in senso lato, costituiscono quel laboratorio sperimentale che consente di tenere acceso tale motore."

E la richiesta: "Chiediamo di poter apportare il nostro contributo fattivo, in rappresentanza delle istanze dal basso, e ciò non solo con il fine di tamponare ai bisogni di questa tremenda congiuntura, ma con l’intento piuttosto di poter regolamentare giuridicamente il settore e di attuare una parità di diritti vera, sostanziale fra tutte le espressioni dello spettacolo, dei suoi lavoratori e delle opere artistiche nel complesso."

Le proposte al Governo 

Per questo gli Stati Generali si appellano direttamente al governo e chiedono:

- l'istituzione di un Tavolo Permanente di confronto presso il Mibact con la
partecipazione attiva di rappresentanze del Mise, Ministero del Lavoro e degli altri ministeri coinvolti, della Commissione Cultura al Senato , della Commissione Cultura alla Camera presso il quale convocare tutte le realtà comparto - ivi comprese quelle più piccole, spesso a più alto tasso innovativo ma più fragili economicamente e meno tutelate – al fine di valorizzare e sostenere la produzione culturale in ogni sua espressione e gli eventi, settori com’è risaputo fermi sostanzialmente da mesi.
- l'istituzione di un Tavolo di confronto con Rai e radio televisioni nazionali, per l’inserimento nei palinsesti delle produzioni indipendenti ed emergenti della musica, cinema, teatro, spettacolo nel complesso; così facendo si consentirebbe a queste figure, da un canto di percepire gli introiti spettanti secondo la legge sul diritto d’autore - introiti che oggi, invece, vengono percepiti solo dai Big del settore poiché solo le loro produzioni
vengono inserite in programmazione – e dall’altro di avere comunque un po’ di visibilità in un momento che vieta ogni possibile attività dal vivo, e pertanto, possibilità di proporsi al pubblico e fidelizzarlo.
- Il mantenimento degli ammortizzatori sociali fino al perdurare dell’emergenza, in linea con quanto fatto fino ad ora, ma anche attraverso il mantenimento delle indennità lavoratori dello spettacolo per chi non può accedere agli ammortizzatori.
- La velocizzazione dei tempi di erogazione delle indennità (ad oggi, devono ancora essere saldate le indennità per i mesi di giugno e luglio).
- Necessità di chiarezza e uniformità di applicazione delle disposizioni dei Dpcm da parte dell’Inps; in tal senso di segnala che i lavoratori intermittenti dello spettacolo e i soci di cooperativa inquadrati con contratto di lavoratori autonomi dello spettacolo sono stati trattati diversamente a seconda delle sedi Inps di riferimento, per cui taluni hanno visto accolta la richiesta di indennità altri esitata negativamente, con gravissima violazione del diritto di uguaglianza e in difformità dello spirito dei provvedimenti: nessuno deve restare indietro. Ciò è estremamente grave se si pensa che, in questi mesi, a taluni è stata negata ogni occasione di poter lavorare e queste somme, seppur minime (circa €. 400,00) e al di sotto del reddito minimo di sussistenza rappresentano l’unica fonte di sostentamento. Si chiede, pertanto, l’invio di una nota interpretativa, da parte del Ministero competente all’Inps, che chiarisca che tali tipologie contrattuali non costituiscono motivo di esclusione.
- Estensione dei sostegni a fondo perduto e indennità, previste a seguito della crisi emergenziale, a tutte le professionalità della filiera, in tal senso, si ricorda che i decreti Ristori e Ristori bis, nonostante le segnalazioni fatte pervenire, non annoverano diversi codice Ateco ( che elenchiamo di seguito) che riguardano attività fondamentali per il comparto, si pensi, ad esempio, alla mancata contemplazione delle attività di registrazione sonora ed editoria musicale (59.20), senza le quali non si metterebbe in moto il mercato della discografia.
- Modifica dei criteri di accesso ai contributi a fondo perduto. Com’è noto, infatti, tali criteri comparano l’ammontare del fatturato e corrispettivi del mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Tali mensilità per la filiera dello spettacolo dal vivo non sono significative, svolgendosi le attività lavorative prevalentemente nel periodo estivo, si chiede, pertanto, l’estensione dell’arco temporale di riferimento e di effettuare, conseguentemente, la comparazione fra le annualità su tutto il periodo marzo – novembre, in subordine prendendo a riferimento i periodi fra il 23 febbraio - 15 giugno e fra il 24 ottobre e il 3 dicembre, salvo ulteriore proroga delle restrizioni, stante che in questo lasso di tempo sono state registrate perdite stimabili in circa l’80%
- Sostegni ai lavoratori dello spettacolo almeno fino a marzo 2021, ritenuto che, quand’anche la pandemia dovesse arrestarsi, tale settore inizierà le proprie attività non prima della prossima primavera - estate
- Modifica criteri di accesso al Tax credit musica e cinema. Per il primo settore si chiede
 vengano prese in considerazione anche le produzioni 2019 - che a causa degli eventi non hanno potuto essere promozionate, che si riduca il numero di opere fisiche distribuite poiché il quantitativo richiesto (1000 copie) risulta ormai anacronistico stante la prevalenza della distribuzione digitale e che il supporto venga limitato alle aziende italiane così gravemente colpite. Tax Credit alle opere discografiche come sostengo diretto.

Per il settore cinema si chiede l’accesso al credito d’imposta anche a quelle aziende che non abbiano un capitale sociale minimo interamente versato e un patrimonio netto pari ad almeno 40.000 euro.
- Sgravi Art Bonus anche ai Festival privati e Bonus Art a studenti delle università
- Proroga di sei mesi del termine di consegna delle produzioni cinematografiche ammesse ai  contributi selettivi, stante l’impossibilità di ultimare le opere a causa delle restrizioni covid, ed elargizione, per i mesi di inattività, di un bonus in percentuale al contributo già stanziato.
- Intervento urgente al fine di avere spazio nella programmazione di Next Gemeration Eu (Recovery Fund), considerato che ad oggi, nella prima bozza presentata all’Europa, non si prevedono titoli specifici e stanziamenti significativi per la cultura che devono avere almeno il 3% dei fondi.
- Emanazione nuovo Bando Discografia stante che il precedente, sostanzialmente, ha negato l’accesso alla stragrande maggioranza delle etichette e case di edizione, privilegiando esclusivamente le major e la vecchia discografia
- Ripartizione immediata dei fondi del Vecchio Imaie agli esordienti emergenti indipendenti e attivazione Bando per tutta la filiera, dagli artisti ai produttori, dalle agenzie ai club, dai festival ai produttori di videoclip, etc.
- Utilizzo di una parte dei fondi voucher dei concerti big già pagati e incassati dai grandi player dei concerti live per il sostegno, e quale anticipo, in favore delle maestranze tecniche costrette a non lavorare a causa dell’annullamento degli spettacoli. 

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scritto da:

Irene De Luca

Agenda, taccuino, registratore e macchina fotografica. Attenta alle nuove tendenze ma pur sempre “old school inside", vago alla ricerca di ispirazioni, di colori, di profumi nuovi per raccontare una Milano che poi tanto grigia non è.

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