Leo Martera: "Questo locale ha un'anima e un suono da raccontare"

Pubblicato il 21 giugno 2022

Leo Martera: "Questo locale ha un'anima e un suono da raccontare"

"Gli occhi sono ciechi se la mente non è aperta". È una frase che condensa la filosofia di Leonardo "Leo" Martera, musicista, deejay e compositore, direttore artistico del Roof Machiavelli Palace. Alla terrazza con vista a 360 gradi sui tetti di Firenze, l'ex batterista dei Neon e dei Planet Funk ha portato un'intensa programmazione che alterna deejay set, reading, live painting e presentazioni di libri, oltre a una interessante proposta di cocktail per l'aperitivo e il post cena.

Un calendario di eventi figlio di un approccio e di una filosofia maturati negli anni, fra molteplici esperienze che partono da batterie di fortuna e bacchette fatte con pezzi di cornici e arrivano alla direzione artistica dei locali Zela e Tatel di Madrid, Miami e Ibiza. Curiosità, ricerca, sperimentazione sono stati i propulsori di una carriera lungo la quale quel ragazzino creativo, che giocava coi fili delle casse per illuminare le lampadine, è diventato un sensibile percettore di vibrazioni, di note, dei suono che abita i luoghi e che vanno colti per essere restituiti in grande stile a chi quei luoghi li vive.

Leo, cos'è per te la curiosità?

Quella spinta che da bambino mi portava a suonare con barattoli, fustini di detersivo e tutto ciò che trovavo in casa. La voglia di provare su una batteria vera, come quella che mio padre mi comprò da ragazzino e che dovetti montare da solo, osservando i poster appesi in camera perché non c'erano tutorial di Youtube. A quei tempi non solo ti dovevi sudare la carriera da musicista, ma anche le informazioni per poter portare avanti la tua passione.

I primi annunci, le prime band, poi il desiderio di andare a studiare batteria a Parigi e all'improvviso i Neon...

Misi l'annuncio all'istituto d'arte, all'epoca suonavamo metal. Facevo 'forca' a scuola per andare a suonare. Poi, quando avevo deciso di andare a Parigi, feci un provino con i Neon, band che faceva musica new wave, dark, elettronica, e con loro ho girato un bel po', dalla Francia - dove vidi anche la scuola che avrei dovuto frequentare - alla Russia.

Poi neanche i Neon ti sono bastati più: dove ti hanno spinto la curiosità e la voglia di nuove esperienze?

Ho cominciato a capire le macchine, i sequencer, le tastiere, allargando la mia cultura musicale. Avevo bisogno di qualcosa di altro, presentato un programma a Match Music con il mantra de "la ripetizione porta all'illuminazione". Ho unito musica, spiritualità e tecnologia, intervistando personaggi di tutti i tipi. Poi ho frequentato l'Actor Studio per vincere la timidezza e capire cosa avrebbe potuto farmi suonare meglio, è stata una ricerca parallela incentrata su più di uno strumento.

Altra svolta è stata la conoscenza dei Planet Funk...

Mi piacevano moltissimo, così sono andato da loro a fare il ragazzo di studio, cercando di imparare ma senza dire che suonavo la batteria. Poi lo hanno scoperto e con loro registrato un album e suonato nelle più grandi manifestazioni nazionali e internazionali. Ho scoperto la passione per il deejaying - e avendo confidenza con il ritmo è un passo che è arrivato naturale - e con la produzione di house music.

Dove ti ha portato questa nuova svolta?

Mi hanno chiamato a lavorare al Capital di Madrid, dove ho conosciuto i proprietari di un gruppo comprendenti anche noti sportivi, da Nadal a Gasol, coi quali ho lavorato a Ibizia per circa otto mesi. Poi mi hanno proposto di prendere la direzione musicale di tutti i locali che avevano nel mondo, da Madrid a Miami: per me un regalo e una responsabilità. Suggerivo ai deejay la scansione musicale che dovevano avere i locali, imparando a dividere il tempo e la musica.

Ovvero?

Ho avuto conferma che ogni posto ha una sua musica insita. Non puoi pensare di andare in un posto e importi. Il suono del posto c'è già, devi essere bravo a captarlo. Ho fatto una divisione in step della serata, trasmettendo questo concetto a chi lavorava in questi locali, ma anche a ragionare sul luogo dove ti trovi. Ho sviluppato questo tipo di sensibilità al massimo.

Poi cosa è successo?

E' arrivato il Covid, sono dovuto tornare in Italia e come tutti sono stato in casa a riflettere e senza una lira. Ho sempre fatto il musicista, la musica è il mio sostentamento, non un hobby. Perciò la mia visione e il mio impegno in questo lavoro è diverso rispetto a quanti lo fanno nel tempo libero. E l'energia e la forza che ci metto sono assolute.

Ora le incanala nella programmazione e nella gestione artistica nel Roof Machiavelli: in che modo?

Credo sia giusto ricominciare a fare cultura. in qualche modo. Mi hanno chiesto di prendere la direzione artistica di questa terrazza. E la mia idea è che, in un posto così meraviglioso, in una città piena di cose che rischiano di farti sentire schiacciato perché non potrai arrivare a tanto, ha tanti esempi di bellezza dai quali prendere ispirazione. Credo che sia giusto che su questa terrazza si possa accogliere qualsiasi tipo di arte ed espressione. Ci sono deejay house, funky, forró: ho cercato di aprirmi a diversi tipi di deejaying. Non è una discoteca, ma chi vuole può ballare. Apriamo alle cinque di pomeriggio e andiamo avanti non oltre le ventitré e trenta.

Non solo musica dal vivo: cos'altro racconta il Roof Machiavelli Palace?

Facciamo reading con l'attore Michele Carli, accompagnato dal chitarrista Matteo Abbate che improvvisa al ritmo della lettura. Abbiamo ospitato un incontro sulle criptovalute, incentrato sulla relazione fra i nostri soldi e le banche. E poi c'è il live painting di Giovanna Colombo e le degustazioni vinicole con Martina Tanganelli. Il mio sogno è arrivare a fare arte con le stesse persone che arrivano qua dentro, dalle improvvisazioni musicali a quelle teatrali. Tutti momenti che possono aprire canali impensabili, dare input, creare nuova arte, su questa terrazza affacciata su una città che ha l'arte nel proprio patrimonio genetico.


Hotel Machiavelli Palace
Via Nazionale, 10
Telefono: 055216622
 

  • GLI ADDETTI AI LAVORI

scritto da:

Antonino Palumbo

Giornalista, food photographer, buongustaio. Lucano biodinamico in purezza, vinificato in Calabria e imbottigliato per lunghi anni in Puglia. Qui, da reporter d'assalto, si evolve in reporter d'assaggio. Next step: Firenze, Toscana. Per stapparla assieme a voi.

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