Qualche tempo fa abbiamo conosciuto Francesco Salamon, l’ideatore e la mente dietro La Barrique, uno dei locali più validi di Via Garibaldi. Oggi invece abbiamo fatto una chiacchiera con Marco “Cemut” Simonetti, l’oste di questo ambizioso wine bar. E possiamo sicuramente dire che se senza Francesco La Barrique non sarebbe mai esistita, senza Marco non sarebbe mai potuta essere quella che è. Un animo calmo quello di Marco, schietto e che trasuda passione e naturalezza in ciò che fa. Il tutto, nella sua distinta cadenza fieramente friulana.

Ciao Marco, come sei diventato l’oste di La Barrique?


Anni fa avevo un locale di cucina friulana a Mestre. Francesco era mio cliente e così ci siamo conosciuti. Poi Francesco ha avviato il progetto Barrique e mi ha proposto di farne parte.

Com’è nata la tua passione per la tavola e per il vino?

Sebbene non nasca ristoratore è sempre stata una cosa nella mia natura. Io sono di Udine, me l’ha trasmessa subito la mia famiglia, specialmente i miei zii. Ho avuto la fortuna di fare spesso vacanze gastronomiche in giro per l’Italia, negli anni Ottanta, quando non c’era internet e i locali si conoscevano per passaparola o dalle guide. Poi anche crescendo ho sempre avuto la voglia di andare a mangiare in posti nuovi per provarli.

Alla Barrique ti occupi anche di ricercare i vini e i prodotti che poi proponete ai clienti. Come si sviluppa la tua ricerca?


Quando scopro qualche vino o qualche salume buono è come se mi innamorassi. E voglio subito conoscere chi lo fa e come. Le cose che selezioniamo sono sempre di stagione e di qualità, perché sono anche le caratteristiche che fanno l’identità di un prodotto. Alla Barrique abbiamo portato cotechino, bolliti, lingua, ganassette, bondiola… adesso vorrei portare la pitina (un salume tipicamente friulano n.d.r.).

Alla Barrique ci sono infatti molti prodotti di origine friulana. Qual è il rapporto tra Venezia e il Friuli per te?

Il punto d’incontro sta soprattutto nei salumi, e anche se oggi non sembra un tempo Venezia era molto anche “di carne”. E poi ci sono sempre stati tanti friulani, e in particolare negli anni Sessanta e Settanta molti cuochi qui erano proprio friulani.

Che cos’hanno di speciale i vostri cicchetti?


Intanto sono concepiti come piccoli piatti, perché anche il cicchetto merita la dignità che ha qualsiasi piatto. E poi ho avuto l’idea di utilizzare come pane la frisella, tipico del Suditalia, ma non bagnato come si usa di solito. Il condimento sopra il crostino viene assorbito e quindi la frisella si impregna autonomamente.

E a proposito di vino? Avete più di cento etichette, quali sono i preferiti dalla gente?


Beh come vino della casa abbiamo un Friulano come bianco e un Cabernet come rosso e vanno entrambi molto. Poi è bello notare come tedeschi e austriaci scelgano spesso vini bianchi, mentre gli anglosassoni stiano sempre sui rossi come Barolo e Amarone, anche in estate con il caldo!

La Barrique Wine Bar
Via Giuseppe Garibaldi, 1756
Tel: 3498596990

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scritto da:

Damiano Fantuz

Amo la musica alternativa e trovo che negli anni Ottanta tutto fosse più bello. E amo Venezia e le sue osterie. Forse quello che mi piacerebbe di più sarebbe frequentare quelle stesse osterie, ma negli anni Ottanta

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