Se sei veneto li conosci: proverbi e modi di dire da insegnare ai tuoi amici fuori regione
Pubblicato il 3 febbraio 2021
Generazioni e generazioni di studenti lavoratori emigrati in altre regioni d'Italia sono stati riconosciuti come veneti solo dopo aver detto: "Piacere, Fabio". Il nostro è un marchio di fabbrica inconfondibile: accento cantilenante e modi di dire pittoreschi si intrecciano in maniera indissolubile e, lasciatemelo dire, immanente. Tanto vale allora non avere remore nel dispensare detti veneti ai bisognosi, a partire dal tuo coinquilino all'università che finirà per imparare "No go anda".

Oppure: varda che anda che el ga! Questo modo di dire si associa a momenti di svogliatezza particolarmente acuta, in cui si fa poco e lentamente. Ogni volta che vedevo mio nonno zappare l'orto facendo una pausa ogni trenta secondi (mano sul fianco e fazzoletto per asciugare il sudore della fronte) pensavo proprio: varda che anda! Intraducibile senza sforzi, anche il suono "anda" ti fa pensare ad un bradipo che sbuffa.
Forse uno degli imperativi più in auge fra i giovani, anzi, fra noi giovani. Il verbo "reffarsi" è uno dei più ricchi dialettalmente parlando perchè si presta a più sfumature di significato: svegliarsi, capire, muoversi ed essere smart, ovvero "reffato". A volte significa tutto, nello stesso istante, con grande spaesamento dei non autoctoni che all'urlo: "Reffati!" non sanno che fare.
Quando uno fa tardi ad un appuntamento è perché ha trovato la nebbia, l'impenetrabile nebbia veneta. Ma io me lo sono sentita dire dalla mamma anche quando non riuscivo a risolvere i problemi di geometria. Sconsolata gaurdava papà e diceva: "A xe persa pal caigo".
Questo detto l'ho imparato dalla mia migliore amica che alle gare di orientiring alle scuole medie mi vedeva girovagare a caso con la cartina orientata nel verso sbagliato. Non ci ho messo molto a capire che "andar a torsio" significa andare in giro inutilmente senza combinare nulla, proprio come facevo io, e ci piazzavamo quasi sempre ultime.
Che sono? Ogni Veneto vintage nel cuore sa che ci si riferisce ai primi ed unici canali Rai al tempo e al terzo canale, ovvero Capodistria. La vita ai tempi dei tre canali e già pareva un lusso. Qui forse è proprio il caso di dire che si stava meglio quando si stava peggio.
Come vorrei che qualcuno me lo dicesse tutti i giorni! Questo detto che io trovo simpaticisimo, allude all'indimenticato Prof Cappelletti, famoso "medico dei pazzi" a Venezia. Per la serie, meglio se taci, che sennò ti ricoverano.
Tradotto letteralmente: il segreto delle donne non lo sa nessuno, tranne me, voi e tutto il comune. Impossibile o quasi prescindere da una buona dose di pregiudizi, in questo caso nei confronti del sesso femminile. Donne irrimediabilmente pettegole, dunque. Io, viste le mie recenti esperienze, estenderei il simpatico detto anche agli "omeni".
Solo uno dei tanti esempi di colpi bassi tra province, in questo caso sono i veronesi e scagliarsi contro i veneziani. Io da veneziana dico: "Zitti voi che mangiate i gatti". Ah no, quelli erano i vicentini, pardon.
Ed ecco l'animo fatalista del veneto che emerge in fatto di distinzioni naturali: tu, che a 27 anni non hai ancora un lavoro stabile, forse è perchè sei nato mulo e non sai mai un cavallo. Quindi, fai quel che devi, ma sappi che i cavalli sono sempre un galoppo avanti a te. È un detto davvero molto incoraggiante.
Anche qui, c'è poco da fare se sei come l'oca di Bepi che fa avanti e indietro per bere nel punto dove si trovava in partenza. Se fai mille voli pindarici per arrivare proprio alla soluzione che avevi sotto il naso sei proprio come lei, l'oca. Mi auguro che almeno il viaggio sia stato piacevole, oltre che una proverbiale perdita di tempo.
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