Agostino Sassi: dietro le quinte di un locale che vuole essere unico

Pubblicato il 21 aprile 2021

Agostino Sassi: dietro le quinte di un locale che vuole essere unico

Siamo andati a fare quattro chiacchiere con il Sales Area Manager di Schoenhuber Franchi per il Sud Italia una ditta leggendaria che si occupa di design soprattutto per il mondo ho.re.ca. (n.d.r.: Hotellerie Restaurant Catering). Agostino Sassi si definisce un nomade, la macchina è il posto che frequenta di più, e dice di sé : “i sogni sono la strada che amo percorrere, l'amicizia il mio piatto preferito”. 


Innanzitutto ti chiediamo un po' di storia legata alla Schonhuber Franchi dalle Origini ad oggi, come è diventata una delle realtà leader di settore?
Grazie a un percorso ricco di progetti di  design innovativo, Schoenhuber Franchi è uno dei primi nomi al mondo nel settore dell’ospitalità, con un assortimento di prodotti tra i più completi sul mercato. Siamo tra i maggiori gruppi produttivi europei di pentole e posate, di calici di cristallo, di Fine Bone China, eccellenza tra le porcellane, che nel tempo sono diventati oggetti di desiderio di tanti chef e amanti della cucina. Inoltre abbiamo una produzione di arredi.
Gestire direttamente le produzioni significa poter offrire al cliente la possibilità di personalizzare i prodotti che sceglie, in modo da rendere unico il suo ristorante, il suo locale o il suo albergo.
Alcuni dei più grandi designer del mondo hanno lavorato per noi: Piero Lissoni, Rodolfo Dordoni, Patricia Urquiola, Maurizio Lai, Massimo Castagna, Matteo Thun, Andrea Castrignano oltre a chef stellati, come Davide Oldani.


Quali sono i clienti di cui vai più fiero? Ci racconti qualche aneddoto simpatico della tua carriera?
Qualche tempo fa ho incontrato un cliente, direttore di una nota struttura alberghiera in costiera amalfitana, per valutare con lui il rinnovo della sua mise en place. Dopo il nostro confronto abbiamo deciso di fare una cosa più radicale, rinnovando i tavoli, le sedute, il buffet e la zona roof top con piscina. Bene, fin qui con mio stupore tutto fila liscio, fino a quel ormai famoso marzo 2020… Tutto si blocca e di conseguenza anche questo progetto.
Ai primi di giugno, quando ormai ero rassegnato, mi arriva una telefonata: era questo mio cliente (Stefano Agostino) che con la proprietà, nutrendo aspettative positive per la ripresa estiva, aveva deciso di dare comunque seguito al progetto. Mi ha detto: “Vogliamo che questo temporale non blocchi i nostri sogni, e anche se ci peserà di più fare questo investimento, vogliamo ancor più di prima coccolare i nostri ospiti”.
Penso che sia questo il modo giusto di affrontare la difficoltà, infatti quella struttura ha ottenuto lo scorso dicembre, da una nota guida internazionale, il riconoscimento di essere tra i primi roof top pools al mondo e tra i ristoranti più belli della costiera amalfitana.

Bello! Raccontaci un’altra storia a lieto fine, in questo periodo ne abbiamo così bisogno!
Tra le situazioni carine scoperte nel periodo, ci sono, sembra strano a dirsi, le cene.
Le cene “recuperate” a porte chiuse con i clienti con cui nel frattempo siamo diventati amici, tra questi lo chef Mario Marra che un anno fa aveva deciso di investire tutto nel suo nuovo ristorante, che purtroppo non ha mai ancora aperto. 
Durante questi momenti di incontro, ormai un appuntamento settimanale, ci divertiamo a far da “cavie” per le sue mille idee di menù, filosofeggiamo sui percorsi più giusti e originali per i suoi clienti e mi diverto non solo a osservare il suo mondo dietro le quinte ma anche a rubargli qualche ricetta. Cosa è successo? Sono diventato un professionista dello spaghetto aglio, olio e peperoncino!

Come è cambiato il tuo lavoro in questo periodo?
In un primo periodo è stato più sedentario, ero legato al mondo dai webinar, dalle call e dalle video-call interminabili, passavo tutto il mio tempo nella ricerca di soluzioni e di nuove idee e poi mi sono impegnato nella formazione, lavorando su nuove strategie e sulla costruzione di partnership nuove, che ci aiutino, appena sarà possibile, a riprendere il nostro percorso innovandolo.

Mi piace immaginare a quello che è successo come a una tempesta che si è scagliata sulla nostra barca, procurando molti danni, alcuni irreparabili ma molti riparabili. Mi sono concentrato sulle cose che si possono aggiustare per rendere più forte la barca, così, quando la tempesta sarà finita, potremmo salpare verso nuovi lidi.

Come pensi che uscirà cambiata la ristorazione dopo questo momento difficile?
Penso che serenità e sicurezza saranno due parole d’ordine che ci accompagneranno  per molto tempo ancora.
Penso che la  ristorazione che verrà dovrà essere più umana e meno standardizzata, e puntare a un’etica fatta da sentimenti oltre che numeri, dovrà saper offrire a tutti un luogo di ristoro puro, più vicino al territorio e alla storia di ognuno.
Alla domanda come ne uscirà da questa pandemia il mondo dell’ospitalità rispondo dicendo, e credendo, che una volta passato tutto, saremo più forti di prima.


E voi, come azienda, come ne uscirete?
All’inizio, come tutti, siamo stati presi in contropiede, eravamo rivolti verso una crescita importante e abbiamo dovuto inevitabilmente fermarci e rivedere i nostri piani. Passata la prima fase di smarrimento, ci si è subito adoperati per lanciare nuove linee di prodotto che potessero aiutare i nostri clienti a reinventare la gestione del loro servizio.
Non abbiamo mai, lì dove le limitazioni ce lo hanno permesso, abbandonato il presidio del territorio, abbiamo cercato di stare vicini ai nostri clienti anche solo per il piacere di poterli incontrare, e di provare a condividere insieme una strategia futura.

Nel mondo nuovo post Covid-19 non vogliamo essere più semplici fornitori ma vogliamo condividere con i nostri clienti le opportunità di business, portando a casa dei loro ospiti la possibilità di rivivere, ogni giorno, l’esperienza che hanno vissuto fuori.  In che modo? Stay tuned…      
  

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