Terra di Mezzo, il posto dove sentirsi a casa

Pubblicato il: 16 ottobre 2020

Terra di Mezzo, il posto dove sentirsi a casa

La storia del primo pub ad aver inserito la spina a rotazione continua. Dopo 21 anni è ancora il punto di riferimento a Bari per gli amanti di giochi, fantasy e buona cucina

Davide Polignano se lo ricorda bene, quel 1999. In quell'anno c'era solo la voglia di giocare e bere una birra con gli amici appassionati di fantasy e Medioevo. Oggi quelle passioni e idee sono incarnate nel Terra di Mezzo, pub storico a Bari, che da 21 anni offre giochi da tavolo, buon cibo e tanto spazio dove sentirsi a casa. Il nome? Naturalmente un omaggio a J. R. R. Tolkien e al suo Il Signore degli Anelli. Oggi l'avventura continua insieme a due amici, prima clienti e oggi nuovi soci, Domenico Casalino e Gada Muñoz. Come nel 1999, Terra di Mezzo è casa. E le case sono fatte per durare, soprattutto davanti alle sfide del futuro, per cui Davide ha una sua ricetta. 

Davide Polignano, com’è nata l’idea di Terra di Mezzo?
Era il 1999. Io e i miei soci di allora eravamo alla ricerca di un lavoro. Eravamo tutti appassionati di fantasy e medioevo. Allo stesso tempo avevamo voglia di creare qualcosa di nuovo a Bari. Iniziammo a pensare a una associazione culturale con bar, magari ambientata in una masseria storica, dove fare anche serate medievali. Ma la burocrazia ha stroncato sul nascere la nostra idea, così abbiamo “ripiegato” su un pub. Durante una vacanza a Vasto capitammo in un locale particolare. Qui c'erano una scatola di jenga e delle carte francesi. Da lì, l'idea: creare a Bari una ludoteca per adulti. Noi decidemmo di implementare il catalogo dei giochi da tavolo con almeno 50 titoli da noleggiare a tempo. Oggi ne abbiamo oltre 100. 

L'idea c'era. Cosa è successo dopo?
Davide: Abbiamo costruito la sede di Terra di Mezzo, ma letteralmente, con le nostre mani. Si trovava vicino al Policlinico, in via vito Nicola Di Tullio, 14/16. Abbiamo iniziato come associazione culturale, perché all’epoca le licenze erano vincolate. Dopo un anno ci siamo trasformati in una vera società. Da giocatori di ruolo volevamo portare il nostro mondo in questo, senza lasciare indietro nessuno. Così abbiamo pensato: facciamo un locale grande così non dobbiamo cacciare nessuno. Per giocare c'è bisogno di tempo e offrire lo spazio giusto ai clienti ha creato un rapporto di fiducia che continua ancora oggi, nella nostra sede di via Giovanni Amendola 133.


Nel tempo il tuo locale è diventato un’istituzione anche per tutti i centri limitrofi della provincia. Come spieghi questo successo?
Gada: Perché al Terra di Mezzo c'è posto per tutti. In passato è stato un locale universitario, ora è cambiato. I ragazzi del passato ora sono genitori e portano qui i loro figli, confortati anche dalla presenza dell'ampio parcheggio, che non ti fa impazzire alla ricerca di un posto per strada. 

Come nasce il menu del Terra di Mezzo?
Domenico: L'ispirazione delle nostre ricette è prima di tutto medievale. Facciamo un minimo di ricerca per creare un piatto che unisca il passato al presente. La carne, tipica di quel periodo storico, viene rivisitata in chiave moderna, come succede per lo Stinco brasato al vino con spezie o l'Hamburger di cervo. Tutto viene pensato per essere abbinato alle birre alla spina o in bottiglia.

I clienti sono rimasti fedeli al Terra di Mezzo, ma avete notato cambiamenti nelle loro preferenze a tavola?
Davide: Le cose si evolvono di anno in anno. Ad esempio, all’inizio avevamo la pizza cotta nel nostro forno. Poi non ci veniva più richiesta e abbiamo smesso di farla. È giunto il  momento dell’hamburger: l'abbiamo colto, ma senza trascurare tutto il resto. La stessa cosa è successa quando hanno iniziato a chiederci dei secondi di carne. Abbiamo inserito pietanze vegane e vegetariane, per accontentare anche questa fascia di clientela. Siamo qui da vent’anni perché una delle nostre forze è quella di riuscire a reinventarci mantenendo la nostra identità. Ora, per colpa o merito del lockdown, è tornata la moda della pizza. Ci stavamo già pensando: ora siamo quasi pronti per tornare a riproporla.

Come scegliete i piatti da proporre?
Davide: In base al nostro gusto. Dato che praticamente viviamo qui (ridono tutti e tre, ndr.), vogliamo mangiare bene. 
Domenico: Molti panini fatti per noi sono finiti in menu. 

Birre, come nasce la vostra selezione?
Davide e Domenico: Siamo stati il primo locale a bari a fare le birre a rotazione alla spina. Abbiamo ancora 8 spine con una a rotazione. Solitamente è molto veloce, non va mai oltre un mese perché ne prendiamo uno o due fusti, per variare il più possibile. Questo è un nostro riconoscimento ai frequentatori abituali, che così possono spaziare nella degustazione. Nelle spine fisse cerchiamo di coprire tutti i generi. Compensiamo ciò che manca con la bottiglieria. Non abbiamo limiti per la selezione. Al Beer & Food Attraction sperimentiamo per primi i prodotti e riportiamo qui quello che ci ha colpito di più. Se ci sono birre che hanno creato un merchandising molto accattivante, le selezioniamo: anche quello fa la sua parte. Oggi difficilmente trovi una birra non buona: puoi trovare ciò che non ti piace, ma non fatta male. Ne è un esempio la Ginger Beer che serviamo, adorata dai fan del locale.


Che bionda servite?
Domenico: La Pilsner Urquell è la nostra storica bionda chiara. Non è una birra economica e ha un livello qualitativo superiore riconosciuto a livello mondiale. Da noi viene spillata con il  metodo tradizionale ceco. Questa birra è stata all'origine dello stile Pils.

Se c’è posto per un dessert, cosa si può ordinare?
Gada: Il Waffle è il dolce del momento, ma va molto anche il Souffle al cioccolato e il Tiramisù alla birra.

Com'è fatto il vostro staff?
Siamo tre soci: Davide Polignano, Domenico Casalino e Gada Munoz. Lo chef Nicola Sibilla è con noi da sempre. E poi ci sono i dipendenti diventati amici o amici diventanti dipendenti. In totale siamo in 10. Tra questi c'è Enza Garzone, la responsabile dai capelli variopinti, con noi dal 1999, Mario Milanesi, Andrea Puzo. La nostra squadra è consolidata perché siamo una famiglia, con i pregi e i difetti, con gli scazzi e i problemi, da affrontare insieme. 

In una storia così lunga ne saranno successe tante. C'è un aneddoto che riassume l'essenza di Terra di Mezzo?
Davide: Senza dubbio i Terra di mezzo drink men. Era l'8 marzo 2000. In quegli anni andavano fortissimo i Californian Dream Men. Nel 1997 era uscito Full Monty. Così per la Festa della Donna c’è venuta la pazza idea di fare uno spogliarello maschile. Abbiamo coinvolto amici e camerieri del locale, compreso me e un altro socio. Abbiamo fatto lo spettacolo facendo il verso ai celebri spogliarellisti. Ci sono voluti tre mesi di prove. All'inizio lo prendemmo come uno scherzo, poi ci fu l'investimento pubblicitario e, sorpresa, la cosa interessava. Una cliente del locale ci fece la coreografia. Negli ultimi15 giorni prima del debutto ci vedevamo tutti i giorni per provare. Creammo le divise con i pantaloni a strappo. La serata finì con la gente che ballava sui tavoli. Da qualche parte c'è anche un video...

Come vedi il futuro di Terra di Mezzo? Cosa oggi fa la differenza in un locale?
Davide: La differenza la fa la stabilità e la coerenza della proposta. Sì variare ma non cambiare completamente. Lo abbiamo visto in questo periodo. Purtroppo tanti colleghi hanno chiuso per non riaprire. Sono sopravvissute le realtà più forti, a 360 gradi, soprattutto economico. Nel futuro, rubando il motto dei Marines, bisognerà improvvisare, adattarsi e raggiungere lo scopo. Perché del futuro non sappiamo nulla. Rimarremo sempre Terra di Mezzo, ma senza perdere l’essenza. Di sicuro non faremo mai il sushi! Anche perché qui il pesce non ha mai funzionato. Cercheremo di venire incontro alle famiglie, creando una ludoteca in più per i bambini e implementando l'aspetto digitale. Manterremo la qualità del nostro cibo perché noi praticamente viviamo qui, è casa nostra. E noi a casa vogliamo mangiare bene. 

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scritto da:

Stefania Leo

Giornalista e appassionata di cibo, amo vedere e raccontare tutte le storie che si intrecciano in un piatto. Cucino, leggo e non mi fermo davanti a nessun ingrediente sconosciuto: è solo il punto di partenza per un nuovo viaggio gastronomico.

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