Nuovi locali aperti a Bologna con qualcosa da raccontare
Pubblicato il 11 ottobre 2026
Quarant’anni, quasi dieci attività e sempre la stessa porta. A pochi passi dalle Due Torri, in via Sampieri 3, c’erano le antiche prigioni di Palazzo Pepoli. Poi il Cinema President. Nel 1985 l’ex cinema diventa Q.BO’. Quasi tremila persone alla prima sera, tra concerti, jazz e discoteca. Negli anni nello stesso civico arriveranno Porto di Mare, Vanguard Club, Il Vicolo, Kasamatta e VIP Club. Dal 2012 l’insegna è quella del Qubò.
Pochi passi più in là succedeva qualcosa di simile, ma in grande. In piazza del Nettuno Sala Borsa nel '500 ospitava l’orto botanico di Ulisse Aldrovandi. Nel dopoguerra era Borsa Merci e, finite le contrattazioni, si spostavano le scrivanie e comparivano i canestri. Proprio qui la Virtus vinse i suoi primi scudetti. Oggi è una biblioteca.
Nel 2014 anche il Mercato di Mezzo tornò a vivere dopo anni di abbandono, trasformando di nuovo un luogo di mercato in uno spazio dove il cibo si compra e si mangia sul posto.
E il ricambio continua. Nei primi sei mesi del 2026, nell’area metropolitana di Bologna, sono nate 3.213 imprese. Tra queste ne abbiamo scelte otto per voi. Nuove, sì ma già con qualcosa da raccontare.

Croissant, pain au chocolat e pain suisse in fila dietro il vetro. Fino a pochi mesi fa, allo stesso civico di via Santo Stefano, la vetrina raccontava quasi l’opposto. Cardo era un ristobar dedicato a prodotti chetogenici, low carb e senza zucchero. A fine giugno 2026 qui ha aperto Allegra - Solo Bar, secondo indirizzo del progetto nato in via Galliera da Lorenzo Costa, Benedetto Linguerri e Piero Solferini. È aperto dalla mattina al primo pomeriggio, non fa ristorante e riceve gli sfogliati dal laboratorio di Galliera. A firmarli è Martino Monti, pastry chef che lavora su una viennoiserie di impronta nordica. Tra le sue creazioni sono comparsi una danese con pompelmo, chantilly, dragoncello e lampone, pain suisse e chausson aux pommes. Sul banco c'è anche spazio per il salato con tramezzini, toast e croissant farciti pensati per il pranzo.
Allegra - Solo Bar
📍 Via Santo Stefano 70/B, Bologna
☎️ 051 003 0655

Pomodoro e bagnetto verde. La marinara di El Tigre finisce qui. Al posto della coppia aglio-origano, una salsa verde che ritorna in più preparazioni. Una traccia del percorso intrapreso da questa pizzeria aperta nel 2026 in via Eleonora Duse. L’idea dichiarata è quella di una pizzeria di quartiere, un indirizzo fuori dal centro, costruito attorno a pizza, fermentazioni e materie prime di filiera. A guidarla è Alan, prima responsabile di Berberè a Castel Maggiore e poi passato da Forno Brisa. El Tigre è un progetto indipendente, ma di quelle esperienze conserva il lavoro su fermentazioni, materie prime di filiera e maturazione dell’impasto. Poi prende una strada propria. Un esempio su tutte è la pizza Malachia, che parte addirittura da un impasto alla curcuma e lo porta verso ’nduja, patate al forno, prosciutto cotto alle erbe e bufala. Intrigante anche la Hard Rock con harissa, la salsa nordafricana di peperoncino, insieme a salsiccia, verdure e patate. Le variazioni continuano con la pizza del mese disponibile solo per un periodo limitato.
El Tigre - Wild Sourdough Pizza
📍 Via Eleonora Duse 6/E, Bologna
☎️ 051 280 0250

Grembiule verde a fiori rossi, copricapo scozzese, smalto rosso. Per cinquant’anni, dietro il banco di via San Vitale 82, c’è stata Luisa Ventura. Quando aprì, nel 1975, vendeva latte, formaggi e biscotti in una via ancora piena di piccole botteghe. Cominciò poi a preparare panini da farcire al momento. Generazioni di studenti sono passati da lì. Nell’estate 2025 ha abbassato la serranda. A settembre 2026 per quel posto inizia una nuova vita. Nasce Latteria - La Panineria. A riaprirla sono Giovanni e il figlio Enrico, famiglia siciliana già dietro Vittoria Pasticceria Modicana e Pasticceria Sole. Non hanno cancellato l’idea del posto, il pane continua a essere riempito davanti al cliente, ma adesso dentro ci finisce anche la loro Sicilia. Arancini, scacce modicane, creme e salse preparate nel laboratorio di famiglia. Anche il friggione viene fatto da loro e nel panino “Goonies” accompagna mortadella e pecorino. Nel “Donna Franca” ritorna il sud: difficile trovare sotto le Due Torri un panino con le polpette al sugo. Il locale apre alle 11 e nel weekend arriva fino alle due di notte. A quell’ora escono i cornetti caldi per chi passa da via San Vitale tornando a casa.
Latteria La Panineria
📍 Via San Vitale 82/A, Bologna
☎️ 373 899 0840

Una lasagna chiusa in un cubo. Le pallotte cacio e ova immerse nel pomodoro. I tortellini fritti da intingere nella crema di Parmigiano. A Limone - Piattineria & Cocktail Bar, aperto a marzo 2026 in piazza San Martino, il finger food diventa il modo per attraversare due cucine senza sedersi davanti a porzioni da trattoria. Si assaggia, si divide, si cambia piatto. Bologna incontra così l’Abruzzo: da una parte sfoglia, Parmigiano e friggitoria, dall’altra una ricetta popolare come le pallotte, nate da pane, uova e formaggio e servite nel sugo. Dietro il progetto c’è Davide Di Donato. La sua società si chiama Pajaz, nome che ricompare anche sulla carta per il tagliere della casa, tra salumi, formaggi, piadina e pinsa. Il resto della formula passa dal bancone. Tra i signature troviamo il cocktail Honey Hell, tequila, miele, lime e peperoncino. Il claim scelto dal locale lo sintetizza in quattro parole: “shareable food, non shareable cocktail”.
Limone - Piattineria & Cocktail Bar
📍 Piazza San Martino 3/D, Bologna
☎️ 392 784 1130

L’una e quarantacinque di notte. Per quarant’anni è stata l’ora in cui Marco entrava nel laboratorio della Pasticceria San Mamolo, aperta nel 1974 all’angolo di piazza di Porta San Mamolo. Fuori Bologna dormiva, dentro iniziava il lavoro per le paste della domenica, compresa la griglia allo zabaione che era diventata una specialità della casa. Quella pasticceria è rimasta lì per più di mezzo secolo, fino alla chiusura nel 2025.
A febbraio 2026 le porte si sono riaperte, sempre come pasticceria, ma con una nuova insegna: Naturale. Il laboratorio oggi lavora con lievito madre e burro francese al posto della margarina; la produzione viene fatta interamente sul posto. Sfoglie nette, croissant, lievitati tagliati a metà per mostrarne gli alveoli, intorno pareti ocra, tavolini scuri e sedie in rete metallica.
A tessere le fila c’è la stessa società di Alleria Restaurant, il progetto degli chef Luca Roberto e Andrea Lolli, il primo napoletano, il secondo bolognese.
Pasticceria Naturale
📍 Piazza di Porta San Mamolo 3/A, Bologna
☎️ 051 284 4246

Un vicoletto, una sala raccolta e, dietro, un piccolo giardino dove apparecchiare d’estate. Dal 1980, al civico 4 di via Oberdan, questo era il mondo di Teresina. Tre generazioni della famiglia Fuggetta, pasta fatta in casa e una cucina bolognese contagiata dalle origini siciliane. Nel 2026, dopo quasi 50 anni su quel dehors cala il sipario. Nasce La Buttèga da un'idea di Luca Corigliano, ristoratore attivo da oltre dieci anni nel centro di Bologna, già dietro Zamboni 3, Bella Vita e Vista Torri. Il registro diventa più informale. Il tagliere, per esempio, è disponibile in quattro formati, pensati per una, due, tre o quattro persone. Da provare assolutamente i tortelloni verdi ripieni di mortadella e ricotta. Al bancone, accanto ai vini, c’è una vera carta cocktail, tra le proposte anche il Moscow Mule e lo Spritz al Lambrusco.
La Buttèga
📍 Via Guglielmo Oberdan 4, Bologna
☎️ 329 011 7311

Novant'anni fa al civico 36 di via Andrea Costa, si vendeva già vino. Oggi le bottiglie sono ancora su quegli scaffali, ma parlano una lingua nuova. Il 21 aprile 2026 Giulia Mukuri e Luca Vozza hanno dato vita a TAR, abbreviazione di Tarallucci e Vino e insieme richiamo a Taranto, città d’origine di Luca. Lei, trentenne con radici camerunensi e un passato nella comunicazione, lui pugliese e cresciuto tra lavori manuali e curiosità gastronomica. Il locale se lo sono rimesso a posto da soli, tra colori accesi, luci calde e pochi tavoli. Appena ci si siede arrivano tre tipologie di taralli, tutti dalla Puglia. È il primo gesto di una cucina che parte da focaccia barese, formaggi e salumi meridionali. Protagoniste sono le bruschette, terreno di gioco per la creatività di Luca. Base ideale per capocollo, caciocavallo e peperone crusco, oppure mix più esotici come lattuga, crema di caprino, paprika affumicata e tamarindo. In cantina ci sono circa cento etichette naturali, con molta Italia del Centro-Sud ma anche Grecia, Marocco e Americhe.
TAR
📍 Via Andrea Costa 36/B, Bologna
☎️ 351 751 5915

Tre palette alzate durante un concorso di bellezza queer. Tiziano, Stefano e Lyas si sono conosciuti così, da giudici, e tra una votazione e l’altra hanno iniziato a parlare di cosa mancasse davvero a Bologna. Da quelle conversazioni è nato Nobody, il queer bar aperto quest’estate in via degli Albari. Pugliese il primo, modenese il secondo, di origine algerina il terzo, hanno messo da parte pezzi delle loro vite per tracciare una strada comune. Stefano lavorava in un’azienda di facchinaggio, Tiziano continua part time come commerciale nell’elettronica. L’idea è creare uno spazio in cui sentirsi davvero liberi, non soltanto ammessi. «In tutti i ristoranti ci si sente libere di baciare il proprio compagno?», si chiedono.
Sul cibo non è un ristorante vero e proprio. Porridge, yogurt, paste, focacce, insalate componibili e taglieri, mentre la parte beverage ruota attorno ai cocktail. Interessante soprattutto una scelta raccontata dai proprietari: nessun nome genderizzato nel menu, proprio per mantenere una linea neutra e non trasformare il queer in un espediente commerciale. Per Tiziano è proprio questo il punto: sottrarre il locale queer all’immaginario esclusivamente notturno. «La comunità c’è sempre: apriamo da colazione e non ci fermiamo più».
Nobody
📍 Via degli Albari 2/A, Bologna
☎️ 389 901 4367
Le foto di ogni locale sono state prese dalle rispettive pagine sociale. In copertina Allegra - Solo Bar
scritto da:
Classe ’94, curioso per natura e sempre con lo zaino pronto. Dopo una laurea a Bologna e un’esperienza in Australia, ci sono tornato sei anni dopo, scoprendo una città che sa sempre sorprendermi. Osservo, ascolto e racconto quello che vale la pena vivere
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