Pieve di Soligo diventa un incrocio di civiltà con Mosaico di Culture

Pubblicato il 17 luglio 2026

Pieve di Soligo diventa un incrocio di civiltà con Mosaico di Culture

Il 18 luglio Piazza Caduti nei Lager e il Parco Vela di Pieve di Soligo tornano a essere il fulcro di Mosaico di Culture, progetto interculturale lanciato l'anno scorso. La nuova edizione mantiene la stessa impostazione: un pomeriggio e una serata costruiti attorno a danze, musiche, artigianato, laboratori e street food provenienti da decine di Paesi diversi.

Il punto di forza della manifestazione è la sua struttura diffusa. Si parte alle 17 con l’apertura degli stand multiculturali, dove ogni comunità porta oggetti, curiosità e frammenti della propria tradizione. Alle 18 la sfilata attraversa la piazza con costumi, bandiere e rappresentanti dei popoli coinvolti. Poi il Parco Vela diventa un palco all’aperto: dalle 18.30 alle 22 si alternano circa venti nazioni con spettacoli, canti e balli.

L’unicità dell’evento sta nella varietà delle presenze. Le Filippine arrivano con uno spettacolo pensato per sorprendere grandi e piccoli; la Colombia porta artigianato tradizionale; la Bielorussia propone esibizioni canore; Bolivia, India, Ucraina, Bangladesh, Macedonia del Nord, Albania, Kosovo, Romania e Moldavia presentano danze e costumi tipici. Burkina Faso, Senegal, Regno Unito, Marocco, Messico, Brasile e Bosnia animano gli stand, mentre il Camerun propone racconti e canzoni per i bambini. È un mosaico reale, non una metafora: ogni gruppo porta un pezzo della propria cultura e lo mette in relazione con gli altri.

L’offerta gastronomica è uno degli elementi più immediati: dalle 19 aprono gli stand dedicati alle cucine del mondo, con un percorso che permette di assaggiare piatti provenienti dai Paesi presenti. Non c’è una selezione “curata”, ma una proposta spontanea che riflette la diversità delle comunità coinvolte.

Mosaico di Culture funziona perché non costruisce un evento spettacolare: costruisce un luogo di incontro. Pieve di Soligo, per una sera, diventa un punto di contatto tra storie, tradizioni e persone che abitano lo stesso territorio ma spesso non si incrociano.

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scritto da:

Damiano Fantuz

Amo la musica alternativa e trovo che negli anni Ottanta tutto fosse più bello. E amo Venezia e le sue osterie. Forse quello che mi piacerebbe di più sarebbe frequentare quelle stesse osterie, ma negli anni Ottanta

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