In uno degli angoli più piacevoli e affascinanti del centro storico, dove la toponomastica non incontra la consuetudine – siamo in piazzetta Raimondello Orsini, a tutti i leccesi nota come “piazza Fanfulla” perché qui da oltre un secolo si erge la statua di Fanfulla da Lodi, condottiero che secondo le cronache dell’epoca partecipò tra le altre alla disfida di Barletta – la Corte dei Pandolfi si distingue per eleganza e discrezione, accoglienza e intimità. 

Nelle belle sale interne – riammodernate con gusto e cucina a vista al piano terra di un palazzo antico – e, ancor più, nel dehors che gode di un clima caldo per tanti mesi all’anno e di un’atmosfera impareggiabile. La luce, innanzitutto, enfatizzata dalla tipica pietra locale che la raccoglie e restituisce in sfumature che vanno dal bianco al rosa del mattino fino al giallo caldo della sera. 
Accomodarsi qui, ai tavoli con tovaglie di lino e piccole lampade a illuminare calici e piatti, col Duomo alle spalle e il museo storico di fronte, è già magia. Il resto lo fa una cucina che invita al ritorno.


La cucina è quella di Francesco Maria Franco, per tutti “Mimmi” (un po’ come Orsini e Fanfulla, in fondo), cresciuto alla scuola di Heinz Beck e oramai non più “allievo di”. Lo si può vedere nei piatti, supportati da gran tecnica ma soprattutto da carattere e personalità. Una sicurezza che permette di giocare – interessante scoprire come uno dei piatti più riusciti sia nato da una creazione last minute per la brigata – e sorprendere con equilibri perfetti, territorio e stagionalità, note dolci salate aspre fresche calde in mix impeccabili che a ogni portata si trasformano nel comfort food che è sempre la meta del nostro viaggio quando ci mettiamo a tavola.



Già l’antipasto ne è un esempio, e una delle ragioni per cui tornare.
Tartare di tonno e caponata di melanzana. Entrambe con stracciatella e polvere di olive.
Ora, se la tartare di tonno è paradigmatica della minuziosa ricerca e selezione delle materie prime e della cura con cui sono utilizzate – la carne è tenera, venata da sottili parti grasse che donano dolcezza e rotondità al morso e al palato, tagliata a cubetti grossi, così da poterli assaporare uno ad uno, avvolti dalla stracciatella di burrata – la caponata di melanzane è un sogno a occhi spalancati. La melanzana, cotta in olio e servita in tocchetti esattamente come la tartare, cambia consistenza appena tocca il palato. Cremosa, avvolgente, scioglievole e rotonda, con una leggera affumicatura da fiamma e la cipolla rossa a creare il matrimonio perfetto. A fare da testimone, un pesto di basilico espresso che dà completezza senza invasione. Un piatto salentino contemporaneo, che ha tutto il sapore della storia locale in una nuova veste. Strepitosa.
Suggerimento: fate come noi, prendetele entrambe e condividete, ciascuna è irrinunciabile.
E l’abbinamento con una fresca bollicina metodo classico è favoloso.



Con i primi si prosegue su una linea golosamente tracciata, che non solo non delude ma riserva ancora stupore.
Mezza manica al pesto di agrumi con tartare di tonno e Cacio e pepe ajò con bottarga.
Entrambi ricchi di gusto, grintosi, dalla cottura impeccabile, ingredienti in mirabile equilibrio armonizzati dal registro agrumato. Ma è la cacio e pepe a stupire totalmente. Intanto per il bilanciamento da prestigiatore della sapidità, poi per il profumo, fresco e pungente grazie alle zest di limone – elemento che fa la differenza anche nell’esaltare il pepe macinato al momento. Infine, la cremosità, che è il cuore caldo dello spaghetto impiattato con abile semplicità. Da bis. E da prescrivere come cura per l’anima.



Con i secondi, la grinta si sposa alla leggerezza nonostante la ricchezza di elementi che compongono i piatti.
Polpo rosticciato su crema di polenta fredda, cucunci e paprika dolce. Creazione dai mille richiami e contaminazioni che conferma una capacità da fuoriclasse di giocare con la tecnica.
Trancio di ricciola con olive taggiasche e crema di piselli. A parte la cottura impeccabile del pesce, è l’aromaticità a fare la differenza. Un concentrato di mediterraneità portata alla sua essenza più piena. La sensazione di mangiare un piatto super salutare aggiunge un benessere completo al piacere sensoriale di ogni boccone.
Questo è uno dei casi in cui, andando via, già si programma il ritorno. Per riassaporare i “mai-più-senza” appena provati e scoprire il resto di un menu che cambia con le stagioni, navigando tra mare e terra e attraversando confini con sapienza e allegria.

Corte dei pandolfi - Corte Dei Pandolfi 3, Lecce. T: ​3271503259

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