Come cambia il gusto a Torino: queste saranno mode o resteranno?

Pubblicato il 9 ottobre 2026

Come cambia il gusto a Torino: queste saranno mode o resteranno?

Come in tutti i settori, anche nell'enogastronomia ci sono mode che arrivano, fanno rumore per un po' ma spariscono nel giro di una stagione. E poi ci sono piccoli segnali che, sommati, raccontano qualcosa di più interessante: il modo in cui una città sta cambiando gusti, abitudini e perfino vocabolario. Torino, in questo momento, sembra averne parecchi. Non si tratta soltanto di nuove aperture. Cambiano le cucine che cerchiamo, gli orari in cui usciamo, il modo in cui condividiamo un pasto. L’Asia non significa più semplicemente sushi, il brunch è entrato stabilmente nel lessico cittadino, il forno diventa bakery, mentre la merenda sinoira torna sotto forme nuove. E anche il dolce vive una stagione curiosa, sospesa tra recupero della tradizione e fenomeni diventati virali sui social. Ecco allora una piccola mappa: cinque tendenze che stanno cambiando il modo di mangiare a Torino e gli indirizzi in cui cominciano a vedersi chiaramente.

1: Il forno diventa bakery

Pane sì, ma non soltanto. Negli ultimi anni il forno ha cambiato pelle: si compra una pagnotta, certo, ma ci si ferma anche per un croissant, qualcosa di salato, un caffè o un pranzo veloce. La parola bakery ha finito per indicare proprio questi luoghi ibridi, a metà tra panetteria, pasticceria e caffetteria, nei quali il lievitato diventa protagonista a qualsiasi ora.

Matre

Matre appartiene a questa nuova generazione di forni in cui il pane torna al centro, ma intorno gli cresce un mondo. L’idea della panetteria come semplice negozio lascia spazio a un luogo in cui scegliere, assaggiare e fermarsi.
Via Mazzini 42, Torino

Pier Boulangerie


Già il nome dichiara un’altra influenza importante: quella francese. Boulangerie, viennoiserie e lievitati portano a Torino un linguaggio che ormai riconosciamo al primo colpo e che sta modificando anche le aspettative nei confronti della colazione.
Via Santa Croce, 0/A Torino

Tauer Bakery


Tauer completa bene il quadro perché racconta l’altra caratteristica delle bakery contemporanee: la giornata non finisce con la colazione. Dolce e salato convivono, gli orari si allungano e il forno diventa un posto in cui tornare in momenti diversi: c'è anche il brunch, di cui parleremo più avanti.
Via Madama Cristina 22, Torino

2: L’Asia non è più soltanto sushi

Per anni a Torino “mangiare asiatico” ha significato soprattutto sushi o una versione molto occidentalizzata della cucina cinese. Poi sono arrivati ramen, bao e poke. Adesso sta succedendo qualcosa di più interessante: il vocabolario si allarga e diventa più preciso.
Non basta più dire “orientale”. Vogliamo sapere da dove arriva un piatto, come si mangia e a quale tradizione appartiene.

TuttoFaBrodo


Tra i primi a Torino a scommetttere seriamente sui ravioli asiatici fatti a mano e su un ramen di qualità, TuttoFaBrodo ha contribuito ad allargare il vocabolario torinese ben prima che xiaolongbao e dumpling diventassero parole familiari. Ma l'Oriente qui non viene semplicemente replicato: la filosofia è quella della contaminazione, con tecniche e ricette asiatiche che incontrano materie prime italiane selezionate.
Via Maria Vittoria 41, Torino

Yamamoto


Il Giappone, a Torino, è uscito dall’equazione automatica “Giappone uguale sushi”. Yamamoto è utile proprio per raccontare questa evoluzione: una cucina giapponese che permette di allargare lo sguardo verso piatti e abitudini quotidiane che vanno ben oltre nigiri e sashimi, come il teishoku, pasto completo servito su un unico vassoio.
Via Goito 17, Torino

House Jia


Con House Jia il viaggio si sposta verso la vastità della cucina cinese. Perché forse il passaggio decisivo è proprio questo: smettere di considerarla una cucina unica e indistinta e cominciare a riconoscerne preparazioni, territori e differenze.
Via Passalacqua, 4/A, Torino

Hot Pot Hub


Qui la novità non è soltanto quello che si mangia, ma come lo si mangia. L’hot pot mette la pentola al centro del tavolo e trasforma la cena in un rito collettivo: gli ingredienti si cuociono progressivamente nel brodo e il pasto si costruisce mentre lo si consuma. Più che una portata, un modo di mangiare conviviale.
Corso San Martino 2/A, Torino

3: Il brunch ha messo radici

All’inizio sembrava quasi una scenografia importata: avocado toast, pancake, uova e cappuccino bevuto quando l’ora della colazione era passata da un pezzo. Ora il brunch non ha più bisogno di presentazioni e soprattutto comincia ad avere interpretazioni diverse.
La novità, insomma, non è più trovare un brunch a Torino. È poter scegliere quale tipo di brunch.

Café Bloom


Café Bloom interpreta bene la versione contemporanea: quella in cui colazione e pranzo sfumano l’una nell’altro, con tempi rilassati e piatti che non hanno bisogno di decidere da che parte stare. Una formula che trova nel fine settimana il suo momento naturale.
Via Catania 21/A, Torino

Smith’s British


Smith’s British ci riporta invece verso la matrice britannica della faccenda. Perché prima di diventare un fenomeno internazionale — e inevitabilmente instagrammabile — il brunch apparteneva a una cultura gastronomica precisa. Qui la suggestione è più classica e dichiaratamente british.

4: Abbiamo inventato il brunch? No, ma avevamo già la merenda sinoira

Mentre impariamo parole inglesi, Torino sta contemporaneamente recuperando una formula che possedeva da molto prima che qualcuno fotografasse un avocado toast.
La merenda sinoira appartiene alla tradizione piemontese: un pasto sostanzioso consumato nel tardo pomeriggio, capace di allungarsi abbastanza da rendere superflua la cena. E a guardare bene quello che succede oggi sui tavoli torinesi — taglieri, acciughe al verde, tomini, salumi, formaggi e piccoli piatti accompagnati da un bicchiere — viene il sospetto che non se ne sia mai veramente andata.

Piola Sociale Torinese


È forse uno degli esempi più interessanti perché aggiorna contemporaneamente due tradizioni: quella della piola e quella della merenda sinoira. Qui la giornata comincia con la colazione, passa attraverso il menu del pranzo e arriva alla merenda sinoira dalle 15 alle 20. Poi si chiude: niente cena. Quasi un ribaltamento degli orari classici della ristorazione.
Via San MAssimo 17, Torino

Caffè dell’Orologio


Anche qui torna quell’idea molto piemontese secondo cui a una certa ora del pomeriggio si comincia con qualcosa da bere e qualche piattino e non è più così importante stabilire se si tratti di merenda, aperitivo o cena anticipata.
Via Morgari 16, Torino

Antico Cicinin Bar


Piattini, assaggi, vino e condivisione in un locale aperto tutto il giorno: Antico Cicinin Bar si legge dentro lo stesso ritorno delle vecchie usanze. Non serve necessariamente appendere l’etichetta “merenda sinoira” alla porta: spesso è la formula stessa a tradirne la parentela.
Via Bodoni 5/A, Torino

Panperfocaccia


Qui invece la definizione torna esplicitamente in campo, con la possibilità di organizzare la merenda sinoira su prenotazione. Ed è significativo: una parola che sembrava destinata soprattutto ai racconti sulla tradizione piemontese torna a descrivere qualcosa che facciamo davvero. Da Panperfocaccia, anche gluten free.
Via Conte Verde 7/A, Torino

5: Il dolce torna protagonista

E poi c’è il dolce. Dopo stagioni dominate da specialty coffee e grandi lievitati, la pasticceria sembra avere nuovamente voglia di prendersi la scena.
Lo fa in modi quasi opposti: recuperando nomi e rituali del passato, trasformandosi in fenomeno social oppure inventando nuovi luoghi per un gesto antichissimo come mangiare un gelato.

Affogato


Qui il gelato trova un nuovo posto e una vecchia formula: l'affogato. Affogato è interessante non soltanto per quello che propone, ma per dove lo propone. Occupa infatti il piccolo spazio che era stato trasformato da Lumen nello spiazzo accanto al ponte della Gran Madre. È un esempio di come minuscoli spazi urbani possano cambiare identità e tornare a vivere attraverso il cibo. E questa volta i protagonisti sono il gelato e il caffè, nel connubio eccellente di Alberto Marchetti e Caffè Vergnano.

Boutique Brignone

Il passato torna nuovo con l'inaugurazione di Boutique Brignone il 26 settembre, in contemporanea con Terra Madre. Qui il movimento va quasi nella direzione opposta: torna in primo piano un nome legato alla memoria dolciaria torinese.
È un altro segnale di una tendenza che convive benissimo con le novità più spettacolari: il desiderio di recuperare l’idea della pasticceria come destinazione, con una propria identità, un’eleganza e un rituale.

Urbani e Genui e gli altri: la frutta che non è frutta


Poi c’è il fenomeno più immediatamente riconoscibile: la frutta realistica. Pesche, limoni, mele e altri frutti talmente verosimili da ingannare l’occhio, fino a quando il taglio non rivela mousse, creme e inserti.
Una tendenza diventata virale sui social e arrivata anche a Torino, dove Urbani Pasticceria e Genui sono due indirizzi attraverso cui intercettarla. Qui il dolce non deve soltanto essere buono: deve produrre sorpresa, diventare immagine, possibilmente essere fotografato prima di essere mangiato.

Guardiamo lontano, ma torniamo anche a casa

Bakery e merenda sinoira, hot pot e piola, brunch britannico e pasticceria torinese, gelato e dolci che sembrano frutti veri. Presi singolarmente potrebbero sembrare fenomeni senza un filo comune. Messi insieme raccontano invece qualcosa della Torino gastronomica di questo momento.
La città sembra meno interessata a inseguire una sola grande moda e più disposta a mescolare linguaggi. Guarda molto più lontano di un tempo, distingue cucine che prima riuniva sotto un’unica etichetta, importa nuove abitudini. Contemporaneamente riscopre le proprie.
Così possiamo sederci intorno a una pentola di hot pot e il giorno dopo fare merenda sinoira. Ordinare il brunch la domenica e tornare in pasticceria per qualcosa che ricorda la Torino di un’altra epoca.
E mentre impariamo parole nuove per raccontare quello che mangiamo, ogni tanto scopriamo che la parola giusta esisteva già in piemontese.


Foto tratte dalle pagine FB e IG dei rispettivi locali.
In copertina: Tauer Bakery.

  • TENDENZE FOODIES

scritto da:

Elisabetta Lugli

Laureata in filosofia, racconta da anni Torino partendo dai suoi tavoli: ristoranti e locali dove cucina, vino e miscelazione diventano linguaggio. Frequenta cucine, sale e banconi con curiosità e spirito critico, osserva chi li anima e chi li attraversa, poi mette tutto nero su bianco.

POTREBBE INTERESSARTI:

Sono arrivate le Tazzine: ecco i migliori bar di Puglia secondo il Gambero Rosso

Presentata l'edizione 2027 della guida: 57 le insegne premiate nella regione

LEGGI.
×