Una cena che è anche un viaggio: la mia esperienza da Boho

Pubblicato il 4 agosto 2022

Una cena che è anche un viaggio: la mia esperienza da Boho

Andare al Boho, che sia per un aperitivo, un pranzo o una cena, è un'esperienza che riesce a farti viaggiare pur rimanendo a Padova.


Già guardando il giardino del Boho dal ponte di Pontecorvo, con le sue palme centenarie, ti fa dimenticare di essere in città. Entrandoci invece ci si immerge completamente nel verde, nel giardino esterno che finisce direttamente nel canale del Parco Treves. Ed è proprio in giardino che abbiamo iniziato la nostra serata, con un aperitivo servito direttamente dal bar esterno.

Ci siamo sedute a un tavolino con un calice di prosecco, semplice quanto rilassante, con qualche patatina e qualche arachide. L'atmosfera è quasi bucolica, complice anche il distanziamento tra i tavoli ma soprattutto il verde che circonda il giardino.


Mi raccomando però: munisciti di antizanzare se vuoi stare fuori.

Dopo aver finito il prosecco in totale tranquillità tra una chiacchiera e l'altra, siamo rientrate per iniziare con la cena. Il locale interno completa l'esperienza: vari stili armoniosi tra di loro si fondono in un ambiente unico, caratterizzato da influenze sudafricane - i titolari hanno vissuto per anni in Sudafrica, innamorandosene. Ogni dettaglio è scelto in base ai loro gusti personali. Impossibile poi non notare subito le pareti, dove sono raffigurati diversi animali antropomorfi con abiti vittoriani.

Anche il nuovo menù è perfettamente in linea con il resto del locale. I piatti sono un mix di esperienze e di influenze diversi, così come gli ingredienti. Alcuni sono locali e altri esotici, ma cercano di trovarli tutti locali il più possibile.

Quando leggo menù del genere sono tentata di assaggiare letteralmente tutto quanto. Sono molto curiosa, a tal punto da scegliere piatti sia di carne sia di pesce. Ed è proprio questo che abbiamo fatto.

Avendo scelto piatti molto diversi tra loro eravamo dubbiose sul vino da abbinare. Abbiamo chiesto consiglio e, tra la selezione di vini italiani, francesi e sudafricani, la scelta è ricaduta su un bianco chenin, un vino sudafricano strutturato e affinato in botte di rovere. Profuma moltissimo e si sente subito che, nonostante sia bianco, è un vino complesso, grazie anche alla gradazione di 13 gradi. È riuscito a equilibrare tutta la cena, dove abbiamo alternato piatti di carne e di pesce più o meno delicati, senza sovrastare alcun sapore.


Gli antipasti che abbiamo assaggiato sono tre. Abbiamo iniziato dalla Panamericana, una ceviche di pesce spada affumicato e marinato, salsa al frutto della passione e aji amarillo, ovvero un peperoncino giallo leggermente piccante, porro croccante, avocado e chips di platano fritto. La salsa ci ha colpito particolarmente: dolce e leggermente piccante, riesce a non coprire gli altri sapori in quanto non è troppo invasiva. Mi è piaciuto molto anche il contrasto croccante del porro e delle chips di platano, che completano il piatto.


È arrivato poi il piatto V&A Waterfront, tataki di tonno in tempura, due bocconcini morbidissimi insieme a dell'insalata di mango e avocado, salsa teriyaki e maionese al maeploy, leggermente dolce. Di questo tataki ho amato tutto: dalla morbidezza del tonno alla salsa, esotica e avvolgente.


L'ultimo antipasto che abbiamo avuto il piacere di assaggiare è Batty Fang, la tartare di Chianina biologica. Viene servita con degli ingredienti che non ho mai trovato in abbinamento alla tartare: ciliegie, ginepro, germogli di rucola e maionese al tartufo. Il ginepro e le ciliegie danno alla carne, molto delicata e tagliata a coltello, un gusto particolarissimo, dolce e, quando a spot arriva il ginepro, leggermente aromatico e non invasivo. La maionese al tartufo è spettacolare, con un aroma di tartufo intenso e non leggero come spesso capita.


Anche con i primi abbiamo azzardato con pesce e carne. Abbiamo iniziato con il piatto meno saporito che Boho chiama That's Amore: linguine con pesto di bietola e pistacchio e seppie marinate con menta e limone sono delicati, con un pungente ma leggero e piacevole retrogusto di menta e il limone che puliva il palato. Un piatto che definirei, nel complesso, delicato.


Siamo passate poi ai fusilli con guanciale sottile e croccante, zafferano, ginepro, funghi portobello e tartufo, con una spolverata di fiori eduli. Si chiama Juniper Hill e risulta cremoso e gustoso. Il sapore del tartufo nero, nonostante sia presente sia a scaglie che nella crema sul fondo, è forte ma per nulla invadente e ne è la prova che si sente distintamente anche lo zafferano. Ebbene sì, i pistilli di zafferano non solo sono ben visibili tra i fusilli ma sono anche piuttosto gustosi. I sapori sono proprio ben coesi, nonostante ce ne siano di delicati e di forti.


In menù è presente anche la carne di struzzo. Non l'avevo mai mangiata in vita mia, quindi mi sono detta che era arrivato il momento. Prima però abbiamo diviso il piatto chiamato Nautilus, polpo grigliato ben abbrustolito, morbido e gustoso con patate novelle e quinoa soffiata croccante. È servito su un buonissimo e cremoso brodetto di latte di cocco, lemongrass e kaffir lime che dà al polpo un tocco di freschezza e dolcezza.


Il piatto con il filetto di struzzo si chiama South Africa e viene servito con salsa ai lamponi, purè di patata viola e crumble di anacardi. La carne è cotta al sangue, è molto tenera e come gusto non l'ho trovata molto diversa dal filetto di manzo. La salsa riesce a darle un gusto davvero particolare coprendolo solo leggermente, senza rovinare il sapore del filetto. L'esperienza viene completata dal crumble di anacardi che gli dà una consistenza croccantina e soprattutto dal quello che ci è sembrato del pepe rosa, che produce un'esplosione di sapori in bocca.


Per concludere la cena abbiamo chiesto quale fosse il dolce da non perdere ma, come al solito, nessuno è giunto a una conclusione, così ne abbiamo assaggiati tre. Abbiamo iniziato con il Fresh Start, curd al frutto della passione con mango, gelato al cocco e un crumble di meringhe. La freschezza del gelato contrasta il curd a temperatura ambiente mentre le meringhe gli danno quella consistenza che amo nei gelati, dove trovo le creme cremose ma con dei dettagli croccanti. Abbiamo proseguito con il Boho Lemon Meringue, con una presentazione davvero scenografica: frolla con crema inglese al limone e meringa soffice. L'acidulo del limone si sposa davvero bene con la dolcezza della meringa, soffice e dolce al punto giusto. Come ultimo dolce abbiamo assaggiato il Quintessential, una pannacotta al basilico con frutta tropicale, infusione di acqua di rosa e ibisco. Al primo assaggio il basilico si sente in maniera piuttosto decisa ma ad ogni boccone sempre meno, fino a diventare un sapore, o meglio un retrogusto, davvero leggerissimo. La panna cotta è molto densa, quasi a sembrare un semifreddo. È un dolce molto fresco con dei gusti in sintonia tra di loro.

Anche se abbiamo assaggiato praticamente mezzo menù, tornerò presto da Boho per gustare anche altri piatti. Quando sono così particolari, è impossibile resistere alla tentazione di tornare.


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  • RECENSIONE

scritto da:

Samantha Capuzzo

Sono Samantha, meglio conosciuta come Sam di Magna Padova. Mi dicono da sempre che non faccio altro che pensare al cibo, così ho deciso che pensare al cibo sarebbe diventato il mio lavoro.

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