"Mollo tutto e apro un chiringuito in ... (aggiungi località esotica a piacere, lontana da casa con spiaggia bianca e mare cristallino)". Sì, ma perché?

Pubblicato il 29 agosto 2021 alle 06:24

"Mollo tutto e apro un chiringuito in ... (aggiungi località esotica a piacere, lontana da casa con spiaggia bianca e mare cristallino)".  Sì, ma perché?

 Quando e dove nasce questo detto non è cosa chiara per noi comuni mortali, come non lo è la storia che si cela dietro questi posti che sono stati capaci negli anni di stuzzicarci la mente, farci palpitare il cuore e, di rado, farci compiere pazzie.
Le uniche cose certe a oggi sembrano però esser due: che la frase “mollo tutto e apro un chiringuito” è tra le prime ricerche di Google e che, se veramente tutti lo avessero fatto, probabilmente non avremmo più spiagge (e fegato sano).

Un po' storia, un po' leggenda

Ma veniamo a noi (ovvero a quelle due persone oltre a mia mamma che ancora non sanno cosa sia un chiringuito). Siamo in Catalogna, ma anche in Andalusia, per alcuni invece in America Latina – insomma – l’unica cosa certa è che siamo in un posto pazzesco che nulla ha a che vedere con la nebbia della Pianura Padana, il fumo di Milano o il traffico di Roma. Ecco, siamo in uno di questi posti, ma probabilmente siamo sul lungomare di Ribera (40km da Barcellona), è il 1913, e quel localino tutto legno vicino alla spiaggia si chiama “El Kiosquet”, o almeno, questo dice l’insegna di quello che per alcuni è di fatto il primo chiringuito della storia. “Leggenda” narra che sia stato poi acquistato da un secondo proprietario che, ricostruendolo, gli diede di fatto il nome di chiringuito.
Alcuni però, collegano la nascita dei chiringuiti a delle Bancarelle che, nel porto di Barcellona, distribuivano bevande ai turisti americani.
 
Per quanto riguarda la storia del nome invece, questa viene attribuita da alcuni a quella che i contadini delle Antille chiamavano “chiringo”, ovvero un tipo di caffè filtrato attraverso il calzino. Fonti più accreditate però, ricollegano il termine chiringuito all’America Latina poiché lo stesso definiva un tipo di brandy prodotto nelle terre dell’Impero spagnolo che, a lungo proibito, potrebbe poi aver dato il nome ai locali in cui veniva servito.
L’usanza di mangiare all’aperto, a pochi passi dal mare, in localini alla buona, è una cosa invece che viene spesso ricollegata all’Andalusia, a Malaga per la precisione, dove però si chiamavano “merendero”.

Un passato incerto, per un futuro tutto da scoprire

Insomma, appare chiaro che qui di chiaro ci sia veramente poco. Come per molte cose le contaminazioni tra popoli, tradizioni e Paesi infatti sono state e sempre resteranno inevitabili: non a caso si parla di vendere cibi della tradizione e alcolici in una spiaggia dove il turista e il local s’incontrano tanto da mescolarsi.
Una cosa è però certa: è il sogno di tutti, l’obiettivo di molti, il futuro di alcuni.

…del Milanese Imbruttito compreso

E’ notizia di questi giorni l’inizio delle riprese del primo film del conosciutissimo e seguitissimo canale politicamente scorretto che prende in giro Milano e il milanese e che, nel 2022 aspetta tutti nelle sale cinematografiche con il nuovo “Mollo tutto e apro un chiringuito”. Ambientato tra Sardegna e Milano, con Pietro Belfiore, Davide Bonacina e Andrea Fadenti alla regia; vedrà la partecipazione anche di Claudio Bisio e Jake La Furia. Il tema? Ovviamente quello di un imprenditore illuso e disilluso che, dopo un affare andato male, vuole ricominciare e cambiare vita.


Non è però l’unica presenza nella filmografia 

 Sì sa, più un tema è caldo, più un argomento è di tendenza, più facile è che anche il cinema – di fatto lo specchio della nostra esistenza (non sempre verosimile) – ne parli. È così anche per chi sogna di cambiare vita e magari, di trasferirsi in un posto esotico, vendendo spritz, un po’ per sentirsi a casa, un po’ per sentirsi innovatori.
È del 2014 il film “Chef: la ricerca perfetta”, di e con Jon Favreau che – con la bravissima Sofia Vergara – molla tutto: la carriera, i sogni, la fame e la fama e si imbarca in un chioschetto sì, ma con le ruote. Certo, non una versione tradizionale del chiringuito ma che racchiude l’essenza stessa del perché – forse – un po’ tutti sognano di cambiare vita così. Buon cibo, un bel posto, un bicchiere colmo di spirito e ghiaccio e i sorrisi delle persone: questi gli ingredienti di una vita felice e spensierata.

Spesso però, la spensieratezza finisce con l’atterraggio

I sogni sono belli perché sono facili da sognare, ma al mattino appaiono sempre un po’ più ruvidi. Lo sanno bene Sandro e Luciano, i protagonisti di “Non è un paese per giovani”, film di Giovanni Veronesi che tenta di raccontare i sogni, i fallimenti e le paure, di una generazione di ventenni: quelli che spesso sentiamo chiamare “cervelli in fuga”, da un Paese che poco ha da dare, molto da prendere. Sullo sfondo una Cuba misteriosa e un chiringuito tutto da costruire passo passo, assieme ad una vita da far ricominciare – o, in questo caso, cominciare.
 

Insomma, che quello di aprire un chiringuito sulla spiaggia sia un sogno o una felice e spensierata frase da tirare fuori ad orario aperitivo il primo di settembre, dopo esser rientrati in ufficio dalle ferie estive beh, poco importa. L’unica cosa che conta è, nel caso, di ricordarsi di esser italiani e di non far pagare lo spritz 13 euro: mi raccomando dai oh, lo spritz 13 euro no!
 

 
Foto interne di Hayffield, Kym Ellis, e Jannis Lucas in Unsplash 
Foto di copertina di Afeeq Nadzrin in Unsplash
 
 

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scritto da:

Anna Iraci

Nata a Padova qualche anno fa, appassionata di film gialli e pizza diavola, meglio se assieme. Giocatrice di pallavolo nel tempo libero e, nel restante, campionessa di pisolini. Saltuariamente (anche) studentessa. Da grande voglio scrivere, ma siccome essere grande è una rottura, intanto bevo Gin&Tonic. Con il Tanqueray però.

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