Degli itinerari molto belli da fare in bicicletta in primavera
Dai facili tour adatti a tutte le gambe (anche a quelle non allenate) alle discese estreme di downhill per i più spericolati.
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aperto sabato e domenica 07:30 → 14:30, 17:30 → 00:00; da martedì a venerdì 07:30 → 14:30, 17:30 → 21:30; chiuso lunedì.
TELEFONO: SEGUI SU:cicchetti, polpettine, mozzarelle in carrozza, a pranzo pasticcio, pesce
cocktail, Americani, birre
Ogni venerdì un concerto dal vivo
K-Placca nasce da una serie di prove, esperimenti su strada. Prima c'erano i chioschi, le sagre, le feste di paese. Poi un giorno arriva un locale praticamente abbandonato. Non servono architetti, solo mani. Non servono progetti, solo idee. Due soci, due vite parallele in tutt'altri settori, decidono che forse è il momento di fare sul serio. O meglio: di fare a modo loro. E così nasce un posto che è un prolungamento delle loro case. Ogni oggetto è un frammento: il dinosauro è del figlio, le seghe di legno sono del padre di un cliente, il pianoforte è arrivato "in comodato d’uso".
La sala principale ha la luce giusta, quella che non finge. Ogni angolo è stato costruito senza fretta. Non c'è uno stile, c'è una coerenza. Il bancone non serve solo drink, ma parole. Il venerdì è il giorno della musica dal vivo. Si parte in acustico, ma c'è chi arriva anche da Vicenza per suonare. Chi suona spesso torna, perché l'energia del posto si incolla addosso. C'è chi parla di bacaro, chi di bar alternativo, chi di club. Nessuna etichetta funziona davvero. K-Placca si definisce da solo, ogni sera.
Al mattino ci sono le colazioni, veloci, essenziali. A pranzo si lavora molto e con idee precise. Verdure grigliate, pasticci, piatti vegetariani, proposte che cambiano spesso. D'estate dominano le insalatone, anche su misura. Il cliente sceglie, compone, decide. La sera si apre il fronte più interessante. Taglieri, cicchetti, panini carichi. Polpette e mozzarelle in carrozza sono di qualità, tutto il resto si fa dietro il banco.
Sul bere, la filosofia è simile: niente mode, solo scelte. I cocktail sono semplici, ma studiati. Niente tiki, niente fiamme. Americani fatti con attenzione, bitter e vermouth selezionati con cura. Ce ne sono sette, otto, tutti diversi. C'è quello con la China 70, che si chiama AK70. C'è quello speziato. C'è quello secco. Non c'è scuola, c'è ricerca. I clienti lo sanno. Arrivano, chiedono quello con quel gusto che avevano provato tre settimane fa. E lo trovano. Ogni drink ha una storia, e se vuoi te la raccontano.
Anche sulle birre si fa sul serio. Quattro spine, una a rotazione costante. Due birre nuove ogni mese, selezionate in giro per l’Europa. Una affumicata ceca portata a mano, fusti che arrivano da viaggi e passioni.
Il vino è l'altra metà del cielo. Chi se ne occupa ha le idee chiare. Non si punta sull’etichetta, ma sul rapporto qualità-prezzo. Ci sono quattro bianchi e quattro rossi, tutti pensati per essere buoni davvero. Valpolicella superiore, niente ripassi. Traminer, Pinot Nero. Le bottiglie si bevono e poi si mettono in carta. Non si va a caso. Si cerca il vino che sorprende, che costa il giusto, che non ti delude. Chi lo beve spesso, torna. Perché costa il giusto e vale tanto. Non è questione di margine, è questione di rispetto.
Lo spazio è pensato per cambiare. Ogni tanto arriva un quadro nuovo, una bottiglia vuota diventa un pezzo d'arredo. C'è chi porta oggetti da lasciare, come se fosse casa. Comunità. Un posto che si riempie di storie. Ogni dettaglio ha una voce. Le rose appassite diventano decorazione. Niente è fermo. C'è sempre un ordine nel caos. E chi ci lavora è così: un po' artigiano, sempre in movimento.
Chi entra non trova un locale costruito a tavolino. Qui c'è vita vera. C'è chi arriva stanco dal lavoro e cambia pelle dietro al banco. C'è chi suona per il gusto di farlo, ogni venerdì poi ci sono concerti e dj set.
C’è un’energia particolare che si percepisce già varcando la soglia di K-Placca. Non è solo un bar, non è solo un bistrot, non è solo un palco per la musica dal vivo. È un pezzo di casa, una magic box nel cuore di Spinea, proprio accanto al Municipio. Un locale dove puoi lasciare una chitarra o un pianoforte e nessuno ti chiederà spiegazioni. Anzi, ti ringrazieranno per aver contribuito a costruire quel senso di comunità che qui è la regola, non l’eccezione. Infatti una volta dentro il piano e...
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