Due giorni al Falkensteiner, una cena da ricordare: la mia serata al PURO Cucina Autentica

Pubblicato il 1 luglio 2026

Due giorni al Falkensteiner, una cena da ricordare: la mia serata al PURO Cucina Autentica

Ci sono soggiorni che si misurano in notti, e altri che si misurano in momenti. Il mio recente soggiorno al Falkensteiner Hotel & Spa di Jesolo appartiene decisamente alla seconda categoria. Dove il momento più alto, quello attorno al quale tutto il resto ha finito per ruotare, è stata una cena al ristorante PURO Cucina Autentica, con lo chef Theodor Falser in persona alla guida della brigata.

Il pomeriggio: rallentare, prima di tutto

Sono arrivato a metà pomeriggio, ritrovando subito quella dolce impressione di un albergo che sa essere rigoroso e accogliente assieme: le linee pulite e quasi nautiche dell'ala storica, firmata Richard Meier, dialogano con la parte più recente della struttura, dove i richiami art déco profumano l'atmosfera di spiagge a stelle e strisce più che di Mar Adriatico. Un contrasto che, visto da vicino, funziona sempre benissimo.

La prima cosa che ho fatto — e ci mancherebbe — è stata sparire per un paio d'ore nell'Acquapura Lagoon Spa. In area saune, mi sono infatti concesso un aufguss di quelli che ti lasciano la testa completamente vuota, e il corpo pronto per ciò che sarebbe arrivato in serata. È uno di quei rituali che, se fatti bene, ti riprogrammano: arrivi pieno di scorie legate alla quotidianità lavorativa e te ne esci con l'unica preoccupazione di quale drink ordinare per l'aperitivo.

E infatti, un'oretta dopo, eccomi al cocktail bar dell'hotel: uno spazio che da solo vale la visita, con quei colori vivaci, le superfici materiche e i complementi in art déco che ti fanno sentire in vacanza ancora prima di essertene accorto. Un calice di bolle - anzi, tre o quattro - , una compagnia altrettanto frizzante, e la sensazione che la serata stesse per regalarmi qualcosa di speciale.

La cena: PURO, sharing, e una brigata d'eccezione

Entrato al PURO Cucina Autentica, l'atmosfera era già diversa dal solito. Si percepiva un'energia particolare in sala, e il motivo era semplice: per quella sera, lo chef Theodor Falser era tornato a Jesolo per guidare di persona la brigata del ristorante. Una di quelle occasioni che non capitano spesso, e che si sentono fin dal primo piatto.

La cena era impostata secondo il concept che rende PURO un vero unicum sul litorale: lo sharing. Tanti assaggi, pensati per essere girati, passati, commentati; un po' come succede quando si è invitati a cena da amici e in tavola arriva un'infinità di portate, ognuna da scoprire insieme agli altri.

Si è cominciato con la tartare di manzo Garronese Veneta con crema di burrata: pulita, diretta, di quelle che ti fanno capire subito il livello. È arrivato poi il polpo marinato, con confit di patate, pomodorini semi-secchi e una "terra" di olive taggiasche che dava profondità a tutto il piatto... In un sol boccone senti il mare e la terra che si parlano.



Il tataki di tonno in crosta di pistacchio, con gazpacho e zucchine marinate, è stato un piccolo capolavoro di equilibrio: la croccantezza del pistacchio, la freschezza acida del gazpacho, l'olio al basilico che legava il tutto con un filo verde e profumato. Accanto, il filetto di branzino alla griglia con crema di pomodorini al forno e insalata di salicornia ha portato in tavola quella sapidità marina che con il branzino ben cotto raramente delude.

Sul fronte vegetale, due piatti che meritano una menzione speciale. L'insalata tiepida di barbabietola con yogurt ai peperoncini calabresi, salsa verde, erbette selvatiche e crostini ha un gioco di temperature e contrasti — il dolce della barbabietola, il piccante calabrese, l'acidità della salsa verde — che da solo basterebbe a raccontare la filosofia di Falser. E poi la pappa al pomodoro con burrata, olio al basilico e cipolle di Tropea in agrodolce: un piatto della tradizione toscana riletto con un tocco di dolcezza inattesa, che ha fatto il pieno di consensi al tavolo.

PURO La Spaghettata: il momento clou

E poi è arrivato lui. Il momento che, da solo, valeva la cena. Una grande terrina fumante posata al centro del tavolo: PURO La Spaghettata di astice. Il profumo ha preceduto il del piatto, con quella nota dolce e marina dell'astice che si fonde con l'aglio, l'olio, il pomodoro. Tutti attorno al tavolo ci siamo guardati per un istante, come a dirsi "eccolo, è questo il momento", e poi è iniziato il rituale: porzioni servite, piatti passati, qualcuno che chiedeva un altro po' di astice, qualcuno che faceva la scarpetta. Il ritmo della cena è cambiato, facendosi più lento, più rilassato, più vero. Non si mangiava più: si stava insieme, e il cibo era il pretesto.

È in momenti come questo che il concept di sharing di PURO trova il suo senso più compiuto. Non è un vezzo, non è una moda: è un modo di restituire alla tavola il suo significato originario, quello di luogo di incontro.

Il dolce finale

A chiudere, due dessert che hanno saputo alleggerire senza banalizzare: le fragole con gelato al balsamico e yogurt frizzante, un gioco di dolce-acido-cremoso davvero ben calibrato, e poi la granita di Aperol Spritz con frutti rossi. Fresca, leggermente amara, perfetta per concludere una cena così ricca senza appesantire.

La mattina dopo: il cinque stelle si vede a colazione

La mattina seguente, dopo una notte di sonno profondo (merito anche dell'aufguss del giorno prima, probabilmente), mi sono affacciato alla finestra e ho ritrovato quella vista che, in fondo, è il vero motivo per cui si scelgono hotel come questo, in grado di offrire l'esperienza di un vero frontemare, senza strade o altri compromessi: un risveglio che non si può descrivere... Bisogna provare.
Sono così sceso a colazione con un certo languorino, e, beh, signori miei: ampia scelta, prodotti di qualità, lievitati d'ogni sorta serviti al momento, attenzione ai dettagli... E soprattutto quella sensazione di non avere mai fretta che, in fondo, è il vero lusso di un soggiorno a cinque stelle.

  • CENA BLOGGER

scritto da:

Alvise Salice

Con lo pseudonimo di Kintor racconto da anni i miei intrattenimenti. Sport e hi-tech gli amori di gioventù; mentre oggi trovo che viaggiare alla ricerca di culture, gusti e sapori della terra sia la cosa più bella che c'è. O magari la seconda, via.

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