Un progetto ambizioso, una storia familiare che s’intreccia con la storia della città e la voglia di fare le cose fatte bene, con quella semplicità che spesso è eleganza ancora prima di sapere di esserlo, eleganti.

Siamo andati a provare il nuovo ristorante e cocktail bar di Ri.Trovi siti all’interno dello storico Hotel Biri di Via Antonio Grassi 2, alla Stanga. Un luogo dove anche ora, dopo una pesante e magnifica ristrutturazione, il tempo sembra essersi fermato e dove l’estetica, il menù e una bottigliera d’altre epoche, raccontano il presente senza mai dimenticare la realtà che rappresentano che è la storia della città.
A tirare le fila Ado Stimamiglio, giovane 30enne che qui a Palazzo Biri è letteralmente cresciuto con il sogno di gestire un locale, cosa che ora dopo anni di studio e preparazione (anche Oltre Oceano) può finalmente mettere in pratica.

Luci soffuse, spazi ampi ma allo stesso intimi e pensati per offrire calma e tranquillità e un bancone abitabile che consigliamo vivamente di abitare per un numero non definito di ore. Dall’altra parte del banco Daha, bartender ma anche appassionato fotografo che con un sorriso stampato sul volto e la capacità di capire le tue necessità ancora prima che si manifestino in te, ti rimetterà a nuovo. Poliglotta e con un leggero e romantico accento francese Daha è probabilmente uno dei grandi cavalli di battaglia di questo luogo: capace, professionale, ma soprattutto in grado di metterti a tuo agio nonostante ci si trovi in un posto che a primo impatto sembra molto imponente, sicuramente uscito da altri tempi.
Neanche il tempo di leggere la drink list che Daha ha già deciso per noi: “vi farò provare due cocktail che rappresentano Ri.Trovi e anche il nostro percorso come cocktail bar, ve ne farò uno che racconta l’estate e uno che, con qualche modifica, racconta l’inverno, per mostrare le due facce di questo luogo che è sempre pronto a modificarsi, cambiando faccia senza mai cambiare”.

Il risultato? “Fresh in Biri” con Gin Tanqueray 10, St. Germain, menta fresca, cetriolo, succo di lime, e simple syrup e un “Ichigo Ichie” con fava tonka, cannela, miele, Wild Turkey Borubon, vaniglia e succo di limone. Il primo, mantenuto così come da menù, è una ventata di freschezza che però - come ben ci avvisa Daha - “ti frega” in quanto non mostra l’alcol che contiene, anche se lo contiene eccome ma lo capiremo troppo tardi. Il secondo invece viene reso in versione sour dallo stesso Daha, per dargli quel sentore maggiormente più invernale e “caldo” che ci sta benissimo. Un cocktail questo che difficilmente smetteresti di bere e che ci ha sbalordito, tanto quanto ci ha mostrato quanta competenza ci sia dall’altra parte del bancone.

Daha però quando inizia difficilmente sceglie di fermarsi e infatti ecco che arriva un secondo aperitivo - che però andrebbe bene anche come dopo cena o come accompagnamento di cena - che è un omaggio e una rivisitazione al “Vento”, tipico cocktail a base grappa. Secondo Daha è perfetto per noi perché apprestandoci alla cena, grazie al sale presente, iniziamo anche a salivare invogliandoci a mangiare. Come è creato? Con grappa, mastica, un cordiale home made alla ciliegia ed essenza di mandarino che rende tutto meno pungente, acido malico e un bicchiere ghiacciato che è il grande plus.
Insomma, ci sediamo al tavolo decisamente alticci ma felicissimi e consapevoli che un’esperienza così di solito non capita e non vogliamo darla per scontata ma soprattutto con una massima che ancora oggi ci portiamo dietro: se i veneti bevessero Margarita beh, questo sarebbe la loro versione di Margarita.
PS. Il cocktail non ha ancora un nome dedicato quindi se passi di qua e hai una buona idea, non demordere!

A rendere il tutto molto anni ’80 (cosa che capiterà spesso nel corso di questa esperienza) arriva un piatto di prosciutto e melone perfetto.

E lo facciamo con un piatto da condividere di ben 8 cicchetti che sono un inno alla nostra terra e alla nostra tradizione. Polpetta di carne, sgombro affumicato, alice marinata, baccalà mantecato con polenta fritta, dentice, alice, sarda e mazzancolla in saor.

Il baccalà è superlativo e la polpenta fritta è quella coccola che ogni tanto tutti noi meritiamo - meno la nostra prova costume ma per oggi, amen - i saor sono delicati e quindi perfetti per accontentare tutti mentre lo sgombro affumicato, pungente e deciso, lo consigliamo per chiudere il boccone e godertelo.

Ad accompagnare il piatto - perché non si è ancora bevuto a sufficienza - un Soave Classico Monte Fiorentine di Cà Rugate. Sapido e delicato è perfetto perché accompagna i piatti, senza sovrastarli.

Chiude l’antipasto un vero e proprio antipasto: tagliatelle di seppie cotte a bassa temperatura con piselli in diverse consistenze, bottarga di muggine e ‘nduja. Un piatto che potrebbe dividere inizialmente ma che alla prima forchettata metterebbe d’accordo tutti per freschezza, decisione e sapidità perfetta.

Segue un'anteprima di quello che oggi è già realtà: ovvero un anteprima del menù estivo nuovo. Ci arriva infatti un raviolo fatto in casa ripieno di gamberi e canestrelli, zucchine in doppia consistenza e lardo di Colonnata “a sgrassare”. Pieno e ricco di gusto, è fresco e deciso allo stesso tempo, con il lardo che mette il carico da 90 rendendolo però allo stesso tempo scioglievole.

Chiude la parte dei salati il piatto migliore della serata, o almeno, quello non alcolico: suprema di faraona con pak choi e marasche. Cottura perfetta: morbida e succosa dentro con una pelle croccante e perfettamente condita trova la sua massima espressione quando si accosta alla marasca. È un piatto che saluta la stagione primaverile e che si appresta a scomparire con il nuovo menù ma solo perché deve far spazio a sua maestà: la tagliata di manzo alla brace con contorno di stagione.

Ci accompagna al piatto di carne un classico della nostra zona: Rosso Riserva di Vignalta che non ha certo bisogno di presentazioni.
E lo facciamo con sua maestà l’unico e il solo tiramisù fatto in casa con una generosa quantità di espresso e una bella proporzione di mascarpone e con una variazione sul tema “tradizione italiana” dato da una fetta importante di cheesecake al caramello salato e arachide. Impegnativa, certo, ma per nulla pesante si fa mangiare senza grossi problemi, d’altronde qualcuno è mai riuscito a dire no al caramello salato?

Neanche il tempo di salutare i ragazzi della cucina, passato poi per il bancone e quindi per Daha che lo stesso ci obbliga a sederci di nuovo per “bere l’ultimo”, d’altronde Le Città di Pianura non sono solo un film super premiato, sono anche e soprattutto la nostra realtà.
Dobbiamo guidare quindi ci limitiamo ad un digestivo prodotto in casa dallo stesso Daha che usa per preparazioni altre e cocktail vari ma che è perfetto anche così: marasche da mangiare e pure da bere.
Che serata incredibile, e non abbiamo nemmeno visto la terrazza!
Ri.Trovi
Piazzale Stanga, 2 - Padova
Tel. 0498067874