Dimmi come chiami le chiacchiere e ti dirò da dove vieni

Pubblicato il 17 gennaio 2021

Dimmi come chiami le chiacchiere e ti dirò da dove vieni

Classiche o rivisitate, coperte da miele, cioccolato, zucchero a velo o servite con il cioccolato fondente, perché no?

Mille nomi con lo stesso significato. E' incredibile come ci siano alcune cose che in ogni zona dell'Italia vengano chiamate con un nome diverso. Ci riferiamo a "le chiacchiere", dolci tipici del Carnevale, conosciuti con un nome diverso a seconda della regione dove ti trovi. Ma cosa sono, intanto? Si tratta di un impasto di farina, burro, zucchero, uova e una componente alcolica, come l'acquavite, il marsala, la sambuca, il vinsanto, il brandy, la grappa, o altro. Successivamente l'impasto viene tagliato a strisce e cotto; la cottura avviene con la frittura, che rende le strisce croccanti e friabili, tuttavia in tempi recenti si è diffusa anche la cottura al forno. Infine si spolvera con zucchero a velo o, secondo alcune varianti, possono anche essere coperte da miele, cioccolato e zucchero a velo, innaffiate con alchermes o servite con il cioccolato fondente o con mascarpone montato e zuccherato. Al Carnevale più famoso d'Italia, il Carnevale di Venezia, i  veneziani li chiamiamo "galani". Ma le  chiacchiere nel resto delle regioni italiane sono conosciuti con nomi differenti.


- bugie (Piemonte, Liguria);
- carafoi (zone di lingua ladina)
- cenci o crogetti (tutta il Valdarno da Arezzo a Montecatini Terme);
- chiacchiere (alcune zone dell'Umbria, basso Lazio, Abruzzo Citeriore, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia, ma anche a Milano, nella zona delle Alpi Apuane e della Lunigiana, nell'Emilia settentrionale e in alcune zone della Sardegna);
- cioffe (Abruzzo Ulteriore);
- cróstoli, cróstui, gróstoli o gròstoi o grustal (Polesine, Ferrarese, Vicentino, Trevigiano, Bellunese, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Alto Adige, alcune zone della Liguria);
- cunchielli' (in alcune aree del Molise);
- fiocchetti (Montefeltro, Romagna costiera);
- frappe (Lazio dalla zona di Latina e Aprilia a Viterbo, a Roma, nel nord della Ciociaria, nell'Aquilano, alcune zone dell'Umbria, alcune zone delle Marche e dell'Emilia);
- frappole (alcune zone della Toscana);
- galàni (zona tra Venezia, Padova e, in parte, Verona);
- galarane o saltasù o soltasü (Bergamo, Sondrio);
- gale o gali (Vercelli, Bassa Vercellese, provincia di Novara e Barenghese);
- gasse (Montefeltro);
- guanti (Alife, zona del Matese);
- hróštelce o fláncati (Trieste e Gorizia, in sloveno);
- intrigoni (Reggio Emilia);
- lattughe (provincia di Mantova, provincia di Brescia. In dialetto latǖghe);
- maraviglias (Sardegna in lingua sarda);
- merveilles (Valle d'Aosta, in francese);
- sfrappe (Marche);
- sfrappole (Bologna);
- sossole (sempre meno usato a Verona, sta per essere soppiantato da galàni);
- sprelle (provincia di Piacenza);
- stracci (alcune zone della Toscana);
- strufoli o melatelli (se con miele) (Maremma toscana);
- pizze fritte (Romagna interna);
- risòle (Cuneo e sud del Piemonte);
- rosoni (Modena, Romagna).

Foto di copertina di Pubblico dominio
Foto di Rollopack CC BY-SA 4.0

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scritto da:

Maggie Ferrari

I miei ricci parlano per me. Scatenata e bizzarra la notte, frenetica e in carriera di giorno. Toglietemi tutto ma non i miei apericena in centro e la malinconia del weekend, quando mi manca Milano.

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