I locali storici di Bologna per un buon vino
Pubblicato il 29 marzo 2026
Nel 1712 Bologna era già abbastanza piena di osterie da diventare una tavola da gioco. Giuseppe Maria Mitelli, incisore e disegnatore bolognese del Seicento, incise il Gioco nuovo di tutte l’osterie, una sorta di gioco dell’oca costruito sui locali della città. Insegne, strade, specialità, tappe da attraversare una dopo l’altra. Era il segno di una rete già fitta e riconoscibile. Non a caso il centro storico era da secoli uno dei punti più densi del commercio alimentare bolognese, tanto che il Mercato di Mezzo, dopo l’Unità d’Italia, fu trasformato nel primo mercato coperto della città. Le osterie, intanto, contavano abbastanza da finire anche sotto controllo: un regolamento di polizia del 1851 mostra quanto fossero osservati questi luoghi di ritrovo, considerati possibili spazi di discussione e aggregazione popolare. Le osterie erano il formato più visibile e controllato di quella rete. Poi, col tempo, quella centralità del bere si è redistribuita in altri luoghi: enoteche, drogherie, fiaschetterie, bottiglierie, senza perdere il suo legame con il vino e con la vita quotidiana della città. Gli otto posti che seguono, alcuni con più di cent’anni di storia, fanno vedere dove quella trama è rimasta e come si è trasformata.

Prima delle 500 etichette, dei 60 Champagne e della mappa Triple A, c’erano le ceste di vimini da otto bottiglie che ogni mattina arrivavano da via San Vitale sotto le Due Torri. Siamo nel 1924 e Olindo Faccioli apre una mescita con ingresso da Strada Maggiore e uscita su piazza di Porta Ravegnana. L'Enoteca Faccioli vende solo vino. Lambrusco, Albana Bianca, Barbera, Sangiovese e Albana Nera. Olindo nei primi anni dorme perfino nel locale per evitare brutte sorprese all’alba. Nel 1934 lo sgombero deciso dal podestà sposta la bottega in via Altabella, dove è rimasta fino a oggi. Scaffali in legno originali, tavoli rotondi massicci, sedie Thonet e e il pezzo da novanta: il bancone in marmo rosa di Verona che durante la guerra sostituisce il vecchio piano in stagno ceduto per essere fuso. Dal 2012, con Elisa Argentesi e Stefano Ferrari, questa storia cambia pelle. Dentro vini naturali, biologici e biodinamici, più di 450-500 bottiglie, circa 60 Champagne, piccoli produttori da colli bolognesi, Francia, Slovenia, Jura, Germania, Georgia. A completare l'opera Mortadella di Bologna, Culatello di Zibello, Parmigiano Riserva, crostini con anguilla affumicata, alici di Cetara, foie gras, ostriche, caviale Calvisius. Per i cento anni, nel 2024, il Carlino ha parlato di “facciolitudine”: un modo preciso di bere vino a Bologna, che tiene insieme storia, bottiglie e tavola.
Enoteca Storica Faccioli
📍Via Altabella 15/B, Bologna
☎️ 349 300 2939

Le prime 19 lire incassate da Pietro Montosi nel 1905 oggi sembrano un dettaglio minuscolo, ma è da lì che parte la storia di Drogheria Gilberto. Una storia di famiglia che comincia con un ragazzo arrivato a Bologna da San Giovanni in Persiceto a sei anni, passato per il lavoro da fattorino in drogheria, e approdata nel Quadrilatero, dove dal 1958 i Montosi-Gozzoli presidiano l’angolo tra via Drapperie e via Pescherie Vecchie. Il nome Gilberto arriva qualche anno dopo, negli anni Sessanta, con l’ingresso in negozio di Gilberto Gozzoli, figlio di Oreste e della figlia di Pietro Montosi. Al piano strada ci sono ancora praline, marron glacé, biscotti, spezie, tè, caffè, aceti balsamici e i celebri tortellini di cioccolato. Poi si scendono le scale e sotto le volte di pietra a vista si apre la vera enoteca: vini italiani divisi per regione, un assortimento molto forte di Champagne e di vini francesi, più l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena trattato quasi come una bottiglia da gioielleria. Qui il vino si compra, ma si può anche bere sul posto nella formula dell’aperitivo del sabato, dalle 19.30 alle 21.30, tra tavoli e sedie allestiti nel locale e in strada. In mezzo, due etichette di casa che tengono fermo il legame con Bologna: il Pignoletto Frizzante Gilberto e il Sangiovese Gilberto. Oggi a guidarla sono Elisabetta Gozzoli e suo figlio Michele.
Drogheria Gilberto
📍Via Drapperie 5/A, Bologna
☎️ 051 223935

Umberto Eco abitava in via Vinazzetti e, finito di insegnare, faceva poca strada per arrivare all’Antica Drogheria Calzolari di via Petroni. Si fermava lì con gli studenti, a fare salotto più che degustazione. Chiedeva spesso i bianchi di Antinori, vini medi, e dalla bottega si faceva portare a casa anche la Simmenthal. È una bar-drogheria nata nei primi del Novecento, rilevata dai Delfiore nel 1959, rimasta in via Petroni con gli scaffali liberty, il bancone in marmo e quell’odore di bottega che Stefano Delfiore, classe 1956, si porta addosso da sempre. Da ragazzo stava nel retro tra damigiane di vino, olio sfuso, sacchi di zucchero, canditi e spezie, con l’odore di cannella che riempiva l’aria, tirando il vino col tubicino per imbottigliarlo. Oggi sugli scaffali ci sono oltre 2.000-2.400 etichette, una vasta scelta di Champagne, distillati, passiti e bottiglie italiane ed estere, ma il rito resta quello della sosta breve: qui si beve al banco o in piedi, non ai tavoli. Intorno è passata mezza Bologna, da Dandy Bestia degli Skiantos agli habitué over 30 che ancora la vivono come una camera di decompressione nel caos di via Petroni.
Antica Drogheria Calzolari
📍Via Petroni 9/A, Bologna
☎️ 051 222858

Quando in via Caprarie arrivavano le mezzene fumanti e in bottega si lavoravano 60 maiali il lunedì e 60 il giovedì, Tamburini era già una macchina bolognese perfetta. Ganci, binari, carrucole, clienti in fila per il quinto quarto ancora caldo. È da qui che si capisce perché questo indirizzo entri in una mappa del vino storico cittadino: non come enoteca pura, ma come salsamenteria-wine bar in cui il bicchiere è sempre stato il compagno naturale del banco. La storia passa dalla salumeria Benni ai fratelli Angelo e Ferdinando Tamburini, che rilevano la bottega nel 1932, e arriva a Giovanni Tamburini, mastro bolognese, presidente della Mutua Salsamentari, musicista e narratore di salumi e bottiglie. Oggi il locale tiene insieme più di 100 salumi, oltre 120 formaggi, i suoi tortellini storici e un wine bar con oltre 200 etichette nazionali, Champagne, birre artigianali, rum e whisky. Quando ci si siede a tavola si inizia a volare: Lambrusco secchissimo con salame rosa, ciccioli, Parmigiano con marmellata di peperoni, pecorino di fossa. Stop.
Tamburini
📍Via Caprarie 1, Bologna
☎️ 051 234726

Nel 1972 aprì con il nome secco di Enoteca Italiana ma all'epoca Bologna comprava ancora vino in drogheria o in fiaschetteria. All’inizio infatti entravano tre persone al giorno. Oggi dietro l’arco che da via Indipendenza si apre su un dedalo di scaffali, c’è una delle enoteche più premiate d’Italia. La svolta arriva nel 1983 con l’ingresso di Franco Casini e di Marco Nannetti, poi nel 1994 con il wine bar e la sala degustazione. Da quel momento Enoteca Italiana smette di essere solo un posto dove comprare bottiglie e diventa una macchina molto più larga. Oltre 2000 etichette, carte vini costruite su misura per ristoranti e hotel, degustazioni in italiano, inglese e francese, verticali e incontri con i produttori nella sala interna. È anche così che un locale di via Marsala finisce per influenzare il vino servito in mezzo a Bologna, non solo al proprio banco. E dagli scaffali il vino finisce subito a tavola, dove i Colli Bolognesi, le grandi denominazioni italiane, lo Champagne e il vino internazionale incontrano mortadella tagliata al coltello, cuore di prosciutto, coppa di testa, erborinati e latte crudo di Guffanti, carpacci affumicati e battuta di Fassona.
Enoteca Italiana
📍Via Marsala 2/B, Bologna
☎️ 051 235989

Tra una vetrina stretta, un’insegna rimasta quella di una volta e più di 1000 bottiglie stipate in pochi metri, l’Antica Fiaschetteria Santo Stefano va segnata anche se qui non ci si siede a bere. Il motivo è semplice: tiene ancora in piedi il formato più puro della lista, quello della bottiglieria storica nata nel 1919 e passata nel 1947 alla famiglia Tregnago. Sotto i portici di via Santo Stefano, dove tutto fa pensare a una Bologna da salotto buono, resistono ancora bottiglie di Pinot bianco, Primitivo e Nero d’Avola a 3,90 euro, poi Sauvignon, Chardonnay, Cabernet e Pinot Nero Astoria a 5,90. Il punto non è la singola etichetta cheap, quanto il fatto che una fiaschetteria storica di solo scaffale continui a esistere così, in pieno centro, con una gamma che va dalle basi quotidiane a produttori come Moncaro e Michele Chiarlo, più spumanti, liquori e vini da regalo.
Antica Fiaschetteria Santo Stefano
📍Via Santo Stefano 53/A, Bologna
☎️ 051 236309

Enoteca Carusi nasce all’inizio degli anni Sessanta, quando Eugenio Carusi, agente di prodotti dolciari, apre in via Giacomo Matteotti un negozio di dolci, vini e liquori che a Bologna allora non assomigliava a niente di conosciuto. All’ingresso della Bolognina, vicino alle scuole e alla chiesa del Sacro Cuore, quel posto diventa presto anche bottega di quartiere. Il colpo vero, però, sta sotto il livello della strada. Nel seminterrato si apre una cantina nascosta dove stanno Pignoletti dei Colli Bolognesi, Albana Codronchio, Lambruschi, TrentoDoc, Champagne, grandi rossi come Villa Gemma e Barbaresco Luigi Einaudi, più una batteria di whisky, rum e cognac. Sopra, intanto, resta il regno dei dolciumi: almeno 200 tipi di caramelle, cioccolato, biscotti, miele, mostarde, il Certosino fatto con la ricetta di mamma Virginia, e il caffè di casa che Michele tosta e miscela con quattro arabica e una robusta. Nel 1984 Eugenio amplia il negozio acquisendo il magazzino accanto e, dopo aver studiato attività simili in Francia, Belgio, Svizzera, Austria e Germania, progetta con Antonio Baccilieri uno spazio espositivo ancora oggi intatto. Dal 1990 c’è Michele, dal 2018 anche il nipote Marco. Quarta generazione, stesso indirizzo.
Enoteca Carusi
📍Via Matteotti 6/G, Bologna
☎️ 051 357243

Il Naigarten di Gradizzolo, raro Negrettino dei colli bolognesi recuperato da pochissimi produttori, è un vitigno autoctono quasi scomparso che dice subito in che direzione guarda la carta di Osteria Vini d’Italia 1954. Comincia da Bologna, dalle sue colline e dai suoi rossi meno ovvi, poi allarga il raggio senza perdere la linea. Sulla via Emilia Levante, questa insegna tiene fermi da settant’anni i cardini dell’osteria bolognese. Tagliatelle al ragù, tortellini in brodo di cappone e lasagne stretti assieme a dettagli come la Mortadella Opera del salumificio Franceschini di Savigno, premiata dal Gambero Rosso, e il friggione di casa, che ricompare nei crostini, nei tagliolini Medicina e nei contorni. Si resta in Emilia con Parmigiano 60 mesi e scquacquerone servito con tigelle e crescentine. Tornando alla carta dei vini, accanto al Naigarten, troviamo l’Ulziano di Palazzona di Maggio, il Sangiovese di Castel San Pietro, e il Gattinara DOCG della Cantina Sociale di Gattinara che ci fa uscire fuori regione. Il locale, lo stesso dal 1954, chiude la propria presentazione con una frase di Manuel Vázquez Montalbán: “Un popolo che non beve il suo vino e non mangia i suoi formaggi ha un grave problema di identità”.
Osteria Vini d'Italia
📍Via Emilia Levante 142/D, Bologna
☎️ 051 541509
Foto prese da pagine Instagram dei locali.
In copertina: Drogheria Gilberto.
scritto da:
Classe ’94, curioso per natura e sempre con lo zaino pronto. Dopo una laurea a Bologna e un’esperienza in Australia, ci sono tornato sei anni dopo, scoprendo una città che sa sempre sorprendermi. Osservo, ascolto e racconto quello che vale la pena vivere