All'arancino non resisto, nemmeno a Padova

Pubblicato il 29 gennaio 2022

All'arancino non resisto, nemmeno a Padova

Se la sua regione di origine è certa – la Sicilia – e il suo incredibile gusto è fuori discussione, non si può certo dire lo stesso per “tutto il resto”. Anzi, quando si parla di arancina, ma anche di arancino, “tutto il resto” è da considerarsi una vera lotta tra città, ingredienti, preparazioni e addirittura, forme.
Ma andiamo con ordine, partendo dalle cose che – pare – mettono d’accordo tutti! Siamo negli anni della dominazione araba, in Sicilia, quando questa sorta di timballo di riso ripieno e dalla croccante panatura, vede la sua nascita. Il nome, secondo l’Accademia della Crusca (ebbene sì, è scesa in campo pure lei) pare essere collegabile al frutto dell’arancio che, tondo e dorato, sembra ricordare la forma di questa pietanza che così dicendo, sembrerebbe doversi chiamare appunto arancina (al femminile).
Una dichiarazione questa che, invece di placare  l'eterna lotta tra generi, non ha fatto altro che animare ancor più la discussione che diciamocelo – non sembra volersi arrestare.
 
Detta arancina nella Sicilia occidentale, a Palermo in particolare, è caratterizzata da una forma più tondeggiante; da non confondersi con il collega (o rivale?) arancino che con una forma più a punta (forse in onore dell’Etna) si trova nella parte più orientale della regione, Catania in primis.
Qui la risposta a questa eterna battaglia non l’abbiamo trovata perché, sempre che esista, abbiamo scelto di guardare alla sostanza e omaggiare questo incredibile “frutto” che invidiato in tutto il Mondo e in tutta Italia, a prescindere da come lo si chiami è P-A-Z-Z-E-S-C-O.
Dove trovarlo a Padova? Su questo siamo preparati! 

 

In Via Gattamelata

Un tripudio di possibilità, ecco quello che rappresenta il locale Cama’ffare di Padova che non solo delizia gli avventori con un numero altissimo di possibilità di arancini; ma anche con calzoncini, calzoncini fritti, pizze tirate rigorosamente con farina di semola, rollò, cassatine, crispelle, o sfincione. Qui, sia chiaro, il nome è arancino -  e su questo non si discute – mentre invece il ripieno è a scelta. Alcune opzioni? Classico con ragù, formaggio e piselli, alla norma con melanzane fritte, pomodoro e ricotta salata o con sua maestà la nduja con ragù di salumi, formaggio e appunto, nduja. Da dove partire?
Cama’ffare, Via Gattamelata 88, Padova – Tel. 0492020021

In Via Roma

Cannoli, arancini, cornetti, irisi, raviole, panzerotti, cartocciate, caponata, parmigiana e un tripudio di torte di ogni forma, colore e consistenza. Il filo conduttore di tutti questi prodotti? Un’ode alla tradizione e al buon mangiare tipico siciliano che, oggi, puoi trovare anche in pieno centro città. Qui, l’arancino, è servito in ben 22 gusti, con interni adatti anche per vegani o vegetariani o, ancora, per coloro che preferiscono il grande classico e inconfondibile gusto. La forma, lo dice il nome, è ovviamente quella con la punta allungata ma il gusto, beh quello è da scoprire morso dopo morso.
Sicialian Goodness, Via Roma 121, Padova – Tel. 04983005182

In Via Guizza

Non un locale di specialità tipiche siciliane, ma un posto che ha fatto del “cibo da strada” il suo cavallo di battaglia, tanto che il nome già è una sua ottima presentazione. Da Cibo da marciapiede infatti, moltissime sono le pietanze a menù – italiane ma anche internazionali – il cui filo comune è la bontà, e la possibilità di mangiarle “un po’ dove capita, un po’ dove ti va”. Hamburger, focacce liguri, puccia con lampredotto fiorentino ma anche birrette ombrette, verdure ripiene, frittatine di pasta napoletana e sua maestà l’arancino con riso basmati, tonno e piselli.
Cibo da marciapiede, Via Guizza Conselvana 32a, Padova - Tel. 3274155967
 
 
Foto interne reperite nelle rispettive pagine social dei locali.
Foto di copertina di Sicilian Goodness. 

  • MANGIARE CON LE MANI

scritto da:

Anna Iraci

Nata a Padova qualche anno fa, appassionata di film gialli e pizza diavola, meglio se assieme. Giocatrice di pallavolo nel tempo libero e, nel restante, campionessa di pisolini. Saltuariamente (anche) studentessa. Da grande voglio scrivere, ma siccome essere grande è una rottura, intanto bevo Gin&Tonic. Con il Tanqueray però.

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