Terme e spa di Bologna per una giornata di relax al calduccio
Pubblicato il 29 dicembre 2025
A Bologna l’acqua calda scorre da molto prima delle spa instagrammabili. Sotto la città, letteralmente, passavano condotti termali già in epoca romana: non luoghi di evasione, ma infrastrutture sociali, spazi dove si parlava di politica, affari, corpo. Nei secoli successivi le terme si sono spostate fuori dalle mura, seguendo le sorgenti dell’Appennino, diventando luoghi di cura veri e propri. A Porretta, per esempio, si veniva per prescrizione medica: Lorenzo il Magnifico, Gioachino Rossini, intere corti europee.
Poi qualcosa si è spezzato. Per anni le terme sono rimaste ferme in un immaginario lento, sanitario, distante. Finché il presente non ha ricominciato a chiedere esattamente quello che offrivano: silenzio, calore, tempo. Oggi il ritorno delle terme non è una moda, ma una risposta. Le acque sulfuree – alcune con concentrazioni record in Italia – lavorano su respirazione, pelle, articolazioni. Il caldo abbassa il cortisolo, il corpo rallenta per forza, non per scelta.
Bologna intercetta tutto questo con una mappa termale particolare: spa urbane nate dentro edifici riconvertiti, ex cinema compresi, e stabilimenti storici a meno di un’ora d’auto. Medievali, ottocenteschi, Belle Époque, resort contemporanei. Distanze brevi, storie lunghe secoli. Questa guida parte da qui: dall’acqua che continua a scorrere, e da un territorio che ha sempre saputo usarla per stare meglio.

Da queste parti, per anni la parola “terme” ha significato due cose precise: strutture storiche legate alla cura o spa d’albergo pensate per chi dorme lì. Bologna Spa & Wellness entra in scena quando questo schema comincia a stare stretto e lo fa da fuori dal centro, in zona San Donato. Qui arrivano pratiche che a Bologna non erano scontate: la grande sauna finlandese con Aufguss programmati, guidati da maestri che lavorano sul vapore con tecnica rigorosa, senza spettacolarizzazione; la distinzione netta tra calore secco e bio-sauna umida, pensata per resistenze diverse; il bagno turco usato davvero per scrub lunghi, non come semplice passaggio. L’acqua accompagna tutto il resto: piscine interne ed esterne riscaldate anche d’inverno, getti mirati su cervicale e schiena, soste che non hanno bisogno di essere spiegate. Attorno, stanze dedicate a infrarossi, galleggiamento e sound bath a frequenze calibrate completano un impianto che guarda più alla regolazione del corpo che all’effetto scenico. Anche il bistrot segue la stessa linea, con cucina leggera e tisane sempre disponibili. Il day pass si muove indicativamente tra i 60 e i 90 euro a persona, con trattamenti a parte.
Bologna Spa & Wellness
📍 Via del Tipografo 2, Bologna
☎️ 051 4857984

Entrare alle Terme Felsinee significa attraversare più strati della città insieme. Siamo in zona Barca, quartiere operaio e concreto, ai piedi del colle di San Luca, dove per secoli l’acqua che sgorgava dal sottosuolo era considerata maligna: bruciava l’erba, faceva fallire i raccolti, tanto da essere chiamata “pozzo del diavolo”. Oggi quella stessa acqua – captata a cinquecento metri di profondità e trasportata per chilometri sotto Bologna – è al centro dello stabilimento termale urbano più storico della città. Le Felsinee nascono nel 1992 dentro l’ex cinema Alexander, luogo di socialità popolare del Novecento bolognese, riconvertito quando il termalismo urbano sembrava scomparso. Qui convivono ancora mondi diversi: i pazienti del Servizio Sanitario Nazionale che arrivano con l’impegnativa per cicli di cura veri, gli abbonati che frequentano piscine e corsi di acquagym tutto l’anno, e chi entra per una giornata di benessere accessibile, senza l’estetica da spa di lusso. Le due sorgenti, Alexander e San Luca, hanno profili minerali diversi: bicarbonato-calcica una, sulfurea l’altra, riconoscibili anche dall’odore. L’acqua è il centro di tutto: piscine termali a 32 gradi, bagno turco, sauna, percorso vascolare. I prezzi restano popolari, l’accesso giornaliero parte da circa 15 euro
Terme Felsinee
📍 Via di Vagno 7, Bologna
☎️ 051 6198484

Nel 1830, a Castel San Pietro, qualcuno annotò che da una sorgente usciva un’acqua dal “fetore disgustoso, simile a uova marce”. Non era una curiosità folkloristica: era idrogeno solforato, la stessa firma chimica che avrebbe trasformato una città di passaggio lungo la via Emilia in un centro termale moderno. Ma la storia comincia molto prima. Nel 1199 Bologna fonda qui un castello per controllare la strada e mantenere la pace; nel 1337 un gregge si abbevera a una fonte e guarisce, mentre l’Università di Bologna, in esilio, diffonde quella notizia con linguaggio medico e teologico. Da allora l’acqua smette di essere leggenda e diventa pratica. Nell’Ottocento, con il lavoro del medico Giovanni Montebugnoli, le sorgenti vengono allacciate e studiate; nel 1886 nasce il primo stabilimento “a comodo dei bevitori”. La guerra lo cancella: nel 1945 le terme sono rase al suolo. Dieci anni dopo, nel 1955, vengono ricostruite da zero, con criteri moderni e flussi pensati per la cura. Oggi le Terme di Castel San Pietro lavorano su due acque certificate: una sulfurea, intensa nell’odore e utilizzata per affezioni respiratorie e dermatologiche; l’altra salsobromoiodica, estratta a 570 metri di profondità, con una densità quasi marina che permette il galleggiamento terapeutico e riduce drasticamente il carico articolare. Attorno, un parco di oltre quattromila metri quadrati segue il corso del Sillaro e collega le vasche al centro storico attraverso una passeggiata pedonale di due chilometri. I cicli di cura sono convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale, con ticket che vanno dai 3,10 ai 55 euro; per chi accede senza prescrizione, gli ingressi giornalieri si collocano indicativamente tra i 15 e i 30 euro.
Terme di Castel San Pietro
📍 Via Vedrana 53, Castel San Pietro Terme
☎️ 051 940408

Nel 2005 Carlo Gherardi – bolognese, fondatore di CRIF, abituato a vivere in hotel di lusso in quattro continenti – decide di fare l’opposto di quello che ci si aspetta da un manager globale: torna sui colli e rimette in piedi un castello di campagna del 1705, il Palazzo Bargellini-Bentivoglio voluto dal conte Orazio Bargellini e disegnato da Francesco Angiolini, con le sue quattro torri e l’impianto barocco pensato per stare dentro il paesaggio. Attorno, dove nell’Ottocento e nel Novecento c’erano campi in declino e casali fatiscenti, prende forma un borgo contemporaneo in pietra e un progetto agricolo fuori scala per l’Emilia: Agrivar, 260 ettari, 160.000 ulivi, filiera a km zero e un olio che non è “souvenir” ma premiato (Japan Olive Oil Prize, Bibenda, Gambero Rosso). La Varsana SPA è l’altra metà del racconto: percorsi tradizionali e privati che mescolano culture (hammam, ofuro), ambienti identitari come Grotta dei Calanchi e Cava d’Oro Bianco, piscina interna a 32–33°C con Kneipp, getti e lettini idromassaggio, vasca sonora per ascoltare musica sott’acqua, saune calibrate e bagno turco a nebbia. Fuori: Crystal Pool salata con copertura telescopica, piscine terrazzate, semi-olimpionica, sport e sentieri scaricabili via app. A tavola, lo spettro va dalla leggerezza di Aurevo alla trattoria Le Marzoline fino a Il Grifone, con cucina firmata e piatti come risotto alle ostriche o seppia arrosto con caviale. Nota prezzo: qui i massaggi signature (Oleaster con olio EVO del resort, Well-Age allo zafferano) partono indicativamente dai 50 minuti, mentre una cena al Grifone viaggia su degustazioni e piatti tra i 26 e i 36 euro.
Palazzo di Varignana
📍 Via Ca’ Masino 611 A, Varignana
☎️ 051 19938317

Succede da più di duemila anni, quando Etruschi e Romani avevano già capito che qui, sull’Appennino tosco-emiliano, qualcosa di chimicamente anomalo saliva dalla roccia. Le condutture romane, le monete votive gettate nelle sorgenti, il mascherone leonino riemerso dal Rio Maggiore raccontano una stazione termale prima ancora che un paese. Poi arriva il Medioevo e la storia si fa leggenda: il bue malato che si abbevera sul Monte Sassocardo e torna guarito, tanto da diventare simbolo civico ancora oggi. Da lì Porretta entra nei trattati medici, viene citata da Gentile da Foglino, accoglie personaggi come Lorenzo il Magnifico e, secoli dopo, Gioacchino Rossini, fino all’apogeo ottocentesco: cinque stabilimenti attivi insieme, architetture neoclassiche, sale bibita, una competizione feroce tra sorgenti salsobromoiodiche dai nomi mitologici. Sotto terra, la Galleria della Puzzola scava 70 metri di roccia tra vapori, grafite e acque vive, collegando scienza e devozione. Il Novecento porta la democratizzazione delle cure, poi il declino e le chiusure. Oggi la traiettoria si inverte: il restauro del Grottino Chini, con le maioliche liberty di Galileo Chini, segna il ritorno delle Terme Alte grazie al Gruppo Monti Salute Più. La riapertura della Sala Bibita è prevista per Pasqua 2026; intanto le terme moderne continuano a lavorare su inalazioni, fanghi e balneoterapia convenzionata SSN. Nota prezzo: un ciclo termale con prescrizione medica costa il ticket sanitario, mentre fanghi e bagni salsobromoiodici partono indicativamente da 35–45 euro.
Terme di Porretta
📍 Via Roma 5, Porretta Terme
☎️ 0534 22062

Nel 1904, quando Porretta era già una stazione termale conosciuta oltre l’Appennino, sulla via principale del paese apre un edificio Liberty pensato per durare. Non come cornice, ma come infrastruttura del benessere: camere, ristorante, acque e — soprattutto — una spa scavata direttamente nella roccia. Durante la Seconda guerra mondiale quello spazio sotterraneo diventa rifugio antiaereo; oggi è il cuore termale dell’Hotel Helvetia Thermal SPA, una grotta naturale dove hammam, sauna e piscine seguono ancora le geometrie della pietra. Sopra, l’edificio mantiene la misura originaria: 48 camere rinnovate nel 2005, silenziose, luminose, pensate per soggiorni brevi ma pieni, con kit spa incluso e ritmi che non spingono mai all’accelerazione. Il tetto aggiunge un altro livello di lettura: solarium con piscina idromassaggio affacciata sulle colline, punto di osservazione più che di intrattenimento. A terra, il ristorante CiPensoIo lavora su una cucina dell’Appennino fatta di stagionalità e preparazioni pulite, coerenti con chi arriva dall’acqua. La palestra resta funzionale, le escursioni partono a piedi o in bici, la reception è aperta sempre: servizi che non cercano di stupire ma di sostenere l’esperienza. Nota prezzo: una notte con accesso termale incluso si colloca indicativamente tra i 140 e i 170 euro a persona, variabile per stagione.
Hotel Helvetia Thermal SPA
📍 Piazza Vittorio Veneto 11, Porretta Terme
☎️ 0534 22111

Nel 1839, quando il medico Lorenzo Berzieri decise di usare l’Acqua Madre per curare una bambina di nove anni, Salsomaggiore non immaginava ancora cosa sarebbe diventata. Quella guarigione aprì una stagione scientifica prima che mondana: l’acqua salsobromoiodica smette di essere curiosità locale e diventa metodo. Da lì parte un secolo di crescita che trasforma il paese in capitale termale europea, frequentata da aristocratici, intellettuali e regine.
Il punto di svolta è il Palazzo Berzieri, progettato dal 1912 e inaugurato nel 1923 come manifesto dell’Art Déco termale. Galileo Chini firma un racconto visivo fatto di mosaici, stucchi e simbologie orientali: non un contenitore, ma un’architettura che mette in scena l’acqua. Qui passano Margherita di Savoia, D’Annunzio, Verga, fino alla zarina Romanova. Salsomaggiore diventa sinonimo di eleganza sanitaria, non di evasione.
Oggi quel palazzo rientra in funzione con QC Spa of Wonders dopo un restauro conservativo da 33 milioni di euro: 9.000 mq tra sale storiche e spazi industriali riconvertiti, come l’ex centrale termica, senza alterare gli apparati decorativi. Il percorso contemporaneo si innesta su una materia antica, lasciando parlare i materiali.
Nota prezzi: ingresso day spa indicativamente da circa 70–80 euro; pacchetti e rituali variano in base al percorso scelto.
QC Terme Salsomaggiore
📍 Piazza Lorenzo Berzieri 1, Salsomaggiore Terme
☎️ 0524 758410
Se a Salsomaggiore Lorenzo Berzieri aveva capito che l’Acqua Madre poteva cambiare la storia di un territorio, a Tabiano quella stessa ossessione scientifica diventa metodo. Qui l’acqua non arriva per stupire, ma per curare. È così dal Seicento, quando gli abitanti la usavano per pelle e ferite, e continua nell’Ottocento napoleonico, quando i soldati ne sperimentano l’efficacia sul campo prima ancora che nei trattati. Le analisi chimiche arrivano presto, certificano un dato che ancora oggi regge il confronto europeo: Tabiano possiede alcune tra le acque più sulfuree in assoluto, solfato-calcio-magnesiache, cariche di idrogeno solforato, aggressive quanto serve per liberare bronchi, mucose e pelle.
Nel 1838 è Maria Luigia d’Austria a trasformare questa evidenza in infrastruttura pubblica, fondando i Bagni di Tabiano. Berzieri ne diventa il primo direttore, imposta raccolta dati, osservazione clinica, statistiche. Qui nasce la vocazione che ancora definisce il luogo: cure inalatorie come specializzazione, non come accessorio. Oggi il primato nazionale passa da cicli medici strutturati, convenzionati SSN, con aerosol, getti convogliati, ventilazioni polmonari e protocolli pediatrici e otorinolaringoiatrici.
Attorno, il benessere segue senza snaturare: T-Spatium lavora sull’acqua termalizzata a 32-35 gradi, sauna, Kneipp, bagno turco, fanghi salsobromoiodici maturati, senza confondere relax e terapia. I pacchetti integrano hotel, cure e spa con una logica lineare, accessibile. Nota pratica: un ciclo convenzionato SSN prevede il ticket standard di 55 euro, mentre l’ingresso spa parte indicativamente da 30-35 euro.
Terme di Tabiano
📍 Viale alle Terme 32, Tabiano
☎️ 0524 564111
In copertina: Palazzo di Varignana.
scritto da:
Classe ’94, curioso per natura e sempre con lo zaino pronto. Dopo una laurea a Bologna e un’esperienza in Australia, ci sono tornato sei anni dopo, scoprendo una città che sa sempre sorprendermi. Osservo, ascolto e racconto quello che vale la pena vivere