Da The Big Dee all’aperitivo il secondo drink te lo offre Dennis

Pubblicato il: 24 dicembre 2018

Da The Big Dee all’aperitivo il secondo drink te lo offre Dennis

Si respira l’atmosfera della New Orleans degli anni ’50: Dennis Acquaviva ci fa scoprire il nuovo locale

Appena entri hai un attimo di esitazione: “Siamo in Porta Romana o in qualche posto sperduto della Louisiana?”. Siamo finiti da The Big Dee, il nuovo locale in via Fogazzaro, aperto lo scorso ottobre, che pare un piccolo angolo di New Orleans. Anzi, una piazza vera e propria, con tanto di lampioni e tavoli in legno.

Ma il merito è tutto tuo o di tua moglie?
“Arianna mi ha aiutato molto a ricreare questo stile coloniale e a dare un’impronta stilistica chiara al locale”, mi spiega Dennis Acquaviva, 47 anni, da 30 nel mondo dei locali. Tra le esperienze più significative ci sono Dennis KD House, in Isola, il Memo Restaurant e il Bar Cuore, storico locale milanese in zona Colonne, di cui ci restano solo i bei ricordi dei tempi andati.

Ecco, torniamo al presente. Perché l’idea di aprire The Big Dee?
“Ho deciso di seguire la mia passione per la musica e lo stile di vita che c’era alla fine degli anni ’40 nel Sud degli Stati Uniti. Io dagli anni ’80 ho iniziato ad essere rockabilly, la mia vita ha uno stile retrò”.

Mi giro intorno, The Big Dee, il nome deriva da New Orleans, la Big Easy della Louisiana e richiama il nome di Dennis, è un locale originale. L’atmosfera è calda, ha un qualcosa di familiare. “Per me è come invitare gente a casa mia”, mi confida Dennis e allora butto un occhio alla lista, d’altronde l’ora è quella dell’aperitivo.

A proposito, come viene servito l’aperitivo?
“Dalle 18.30 alle 20.30, bevi due drink al prezzo di uno, servito con uno spuntino. I prezzi dei sandwich sono ridotti del 50 per cento”.

In altre parole, il secondo giro di cocktail te lo offre Dennis. Ma poi cosa si beve?
“Le birre sono solo americane, come la Pabst Blue Ribbon. Poi serviamo anche quattro birre hawaiane e una birra senza glutine”.

Se ordini una Blue Ribbon, butta un occhio al tappo. Le regole sono chiare: sotto troverai una carta da gioco: fai 21 al Blue Jack di Pabst Blue Ribbon e alla prossima visita avrai una bevuta gratuita.

E se non volessi la birra?
“Ci sono i nostri signature cocktail della lista che ho ideato insieme ad Alessandro Di Falco, il bartender. La selezione è sempre ispirata alle tendenze del momento, gli ingredienti sono tra i migliori sul mercato, ma il prezzo del drink resta assolutamente accessibile”.

Ovviamente io vorrei un drink a base di whisky. Ma nella lista non c’è traccia di scotch. Come mai?
“Vale lo stesso discorso delle birre, ho deciso di proporre una selezione unicamente americana”.

Solo bourbon, quindi. Ma in futuro ci sarà spazio per qualche single malt scozzese?
“Allora facciamo così, dall’anno prossimo ti prometto che terrò una bottiglia di scotch da conto”.

Ecco, lo scrivo così non ci sono scuse e lo posso ordinare al prossimo giro.

L’aperitivo è servito con uno spuntino che cambia in base a quello che sforna la cucina, diretta da Guglielmo Cestari. Nel menù ci sono bagel, hamburger, sandwich e taco: ma è la preparazione e i condimenti che fanno la differenza.

Per me anche il food deve rispecchiare la mescolanza di etnie che si ritrova negli Stati Uniti”, mi conferma Dennis. Giusto per rendere l’idea, i tacos sono serviti con patatine: il Dee-Dee è preparato con ananas, pastrami, formaggio fuso, cipolla bianca a julienne e bbq sauce.

Io ordino uno Swiss Spicy, miscelato con gin, vermouth dry, fiore di sambuco piccante, lime, sciroppo di basilico e ginger beer. Per uno scotch c’è sempre tempo. Così ho un pretesto per tornare da The Big Dee il prima possibile. Intanto mi godo il drink al bancone. Ma te l’ho detto, sembra di stare in una piazzetta di New Orleans. E io non ho fretta di tornare a Milano.

Nella foto di copertina da destra, Dennis Acquaviva e Alessandro Di Falco dietro al bancone

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  • INTERVISTA

scritto da:

Fabrizio Arnhold

Il trucco per un buon aperitivo o una cena perfetta? Scegliere il posto giusto. Vi racconterò i miei locali preferiti, ma sempre con spirito critico, senza mai dimenticare che a Milano c’è tutto quello di cui si ha bisogno. Basta saper scegliere.

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