Le izakaya da provare a Roma per mangiare giapponese autentico

Pubblicato il 12 luglio 2026

Le izakaya da provare a Roma per mangiare giapponese autentico

Chi l’ha detto che mangiare giapponese significhi solo inforcare sushi e sashimi con le bacchette? Né che i ramen siano l’unica alternativa possibile. Perché mangiare giapponese autentico è molto di più e passa soprattutto da piattini da condividere in locali che in Giappone chiamano izakaya. E qui lo spiegone è d’obbligo, partendo dall’etimologia. Il termine izakaya è composto di tre kanji, ovvero non solo tre caratteri, ma di fatto sono tre parole, che insieme ne fanno il significato: il primo è sedersi, il secondo sake, il terzo negozio. Traducendo: un’izakaya è il posto dove sedersi per sorseggiare del sake; una specie di pub alla giapponese, dove però c’è sempre anche della cucina semplice semplice, perché qualcosa bisognerà mettere nello stomaco per non cominciare a cantare dopo un paio di bicchierini. Una specie di trattoria in salsa di soia, dove si possono trovare piatti come l’okonomyiaki (la frittatina che si cuoce su una piastra), gli yakitori (gli spiedini alla piastra), gli onigiri (quei meravigliosi triangolini di riso ripieni che abbiamo imparato a conoscere con i manga giapponesi), gli udon (le fettuccine spesse) e così via.

Il pub del maestro di aikido a Colli Portuensi

Il posto più vicino al nostro immaginario di izakaya, che è quello di Marrabio, il mitico papà di Kiss me Licia, si trova ai Colli Portuensi, e lo ha aperto Carlo Coccorullo, maestro di arti marziali e grande conoscitore della cultura giapponese, nonché sake sommelier. Difficile dire quale sia il piatto più buono da Aiki, anche se nel nostro cuore è rimasta la melanzana fondente laccata al miso, ma sono stati memorabili anche i ramen e la pancia di maiale in tripla cottura. La filosofia qui è talmente giapponese da concedere qualche piccola licenza poetica nelle ricette, che non sono cucinate sempre in totale aderenza all’originale, ma puntano ad avere rigorosamente prodotti di stagione e consentono riadattamenti con ingredienti nostrani per rispettare la freschezza dei sapori. Un valore fondamentale nella cultura nipponica. In abbinamento ai piatti di Aiki, una collezione notevole di sake, ma anche shochu, gin, whiskey giapponesi, birre artigianali e qualche cocktail in tema col Giappone.
Aiki Pub, Via Gaetano Rappini 23/c, Tel. 3783064424

La boutique del sake

Si chiama Sakelleria e non può che essere il posto giusto per una buona degustazione del tradizionale vino di riso giapponese, ma anche di cocktail a base appunto di vini e liquori del Sol Levante. Siamo in zona Aventino, a due passi dalla Fao, e l’obiettivo è proprio quello di rispecchiare, in un localino dall’aspetto contemporaneo, lo spirito della trattoria giapponese, con piatti di casa, come il donburi oyakodon con riso, pollo e tuorlo d’uovo. E ancora le omurice, le omelette su letto di riso saltato (grande trend ultimamente), i gyoza (ravioli al vapore o alla piastra) e i takoyaki di polpo, tipici di Osaka. Altro particolare da non sottovalutare, il brunch del weekend, che riprende la tradizione dei kissaten, ovvero delle tipiche colazioni che mescolano felicemente pietanze dolci e salate in una golosa bento box.
Sakelleria, Piazza Albania 1, Tel. 06 45556974

La cucina della nonna nell’izakaya di Cipro

Dopo aver colpito il cuore di molti romani con locale che porta il suo cognome, lo chef Koji Nakai, originario di Kobe, ma in Italia da diversi anni, è passato a formule più pop, compresa quella dell’izakaya (di recente ha aperto anche Sando, dedicata al tipico tramezzino alla giapponese). Il suo Izakaya si chiama Ie Koji Japanese Izakaya, che letteralmente significa "a casa di Koji", e si trova in zona Cipro, a due passi dal Vaticano. Qui lo chef promette di far mangiare le ricette della nonna, in un’atmosfera da osteria dove brindare a sake, ma anche cocktail e birre. Fra i piatti le korroke, le tradizionali “crocchette” di patate con carne o pesce, vari spiedini yakitori alla griglia, ma anche soba freddi e okonomiyaki. I piatti in carta variano con le stagioni, perché lo chef Nakai rispetta la materia prima.
Ie Koji Japanese Izakaya, Via Marcantonio Bragadin 13, Tel. 06 69459860

Prenotate - se ci riuscite - per credere

Torniamo a parlare di italiani che si sono talmente tanto appassionati del Giappone e della sua cucina, da diventare un punto di riferimento in fatto di cucina del Sol Levante a Roma. Pochissimi i coperti, tanto che bisogna prenotare sempre con largo anticipo, oltre che prepararsi probabilmente a una lunga traversata, perché Mikachan si trova all’estrema periferia della città, nel quartiere Infernetto, e se non partite da quel quadrante può essere un lungo viaggio. Loro sono Micaela Gianbanco e Paolo Campesi, che hanno costruito questa izakaya in maniera filologica, sia nell’estetica del locale che nei piatti: dagli yakisoba ai ramen, fino al donburi e il tonkatsu (la cotoletta giapponese di maiale). La regola, semplicissima: scegliere uno dei menu e chiedere consiglio per un buon sake di accompagnamento.
Mikachan, Via Torcegno 39, Tel. 338 1737246 

Cercate la lanterna rossa a Ostiense

A due passi dal Gazometro, aguzzate la vista per cercare la lanterna rossa e la piccola porticina a vetri, che vi diranno che siete arrivati da Tanuki, ristorantino giapponese un po' nascosto, con il classico arredo di legno. All'interno il messaggio è decisamente più evidente: la sala è piena di “stendardi” che fanno tanto izakaya, arredi in legno naturale e decori giapponesi. Il nome e il logo, invece, evocano un cane procione magico, che nell'immaginario giapponese è una specie di spirito burlone. Ma non è solo l’estetica a dirci che siamo nel posto giusto, qui la cucina è fedele alla tradizione, dagli yakitori ai ramen, dall’okonomiyaki ai korroke, grazie agli insegnamenti di uno dei soci, giapponese doc (per inciso, è anche il proprietario del vicino Sakana Sushi). Non mancano, naturalmente, una buona selezione di sake per completare il quadro e un’accoglienza gentile.
Tanuki izakaya, Via del Gazometro 36, Tel. 06 39733167

La trattoria più opulenta che minimal

Un’altra ben riuscita esperienza di italiani con una sconfinata passione per il Giappone applicata alla ristorazione è quella di Umami, in zona Colli Albani. Dopo innumerevoli viaggi in Giappone, perché non si smette mai di imparare, l’imprenditore Marco Pucciotti e la sua squadra hanno accumulato un tale bagaglio culturale che a fine cena ti faranno quasi parlare in giapponese. Se proprio c’è una cosa che manca in questo locale è il proverbiale minimalismo nipponico, felicemente contaminato con l’opulenza da trattoria. Molti i fritti - buonissimi - in carta, dalle korroke al tonkatsu, dal pollo fritto karaagi, al takoyaki (rigorosamente home made), che non è proprio fritto, ma lo può sembrare. Qui si trovano anche sushi e sashimi e in generale i piatti di pesce vantano sempre una selezione di materia prima ittica di assoluta freschezza e qualità. Ottimi anche i ramen. Insomma, tocca tornarci più volte perché la carta è varia e vale la pena di assaggiare tutto.
Umami, Via Mario Menghini 99, Tel. 06 89138094

La versione posh e con vista

Va detto che l’aspetto di Moon Asian Bar non è propriamente quello delle izakaya della periferia giapponese, anguste e a volte perfino fumose, quanto più di un elegante ristorante d’hotel del centro storico di Roma, con tanto di terrazza con vista sulla Casina Valadier. La proposta di questo locale che tuttavia si definisce convintamente izakaya mescola felicemente al cibo giapponese una carta cocktail più che interessante, ispirata ai manga, che ripercorre i classici twistandoli con ingredienti del Sol Levante. La parte food è poi un menu in cui trovano spazio anche sushi e sashimi, mescolati con piatti più di sostanza come bowl, bao e piatti alla griglia in stile yakitori.
Moon Asian Bar - Hotel Valadier, Via della Fontanella 15, Tel. 06 44247819
 
In copertina: Sakelleria.

  • RISTORANTI E CIBI ETNICI
  • GIAPPONESE

scritto da:

Alessandra Tibollo

C’è chi faceva le figurine dei calciatori, chi, come me, farebbe quelle degli chef, dei pasticceri e dei bartender. Così, da oltre 15 anni faccio la bargiornalista gastronomica e sono diventata l’amica a cui tutti chiedono “mi consigli un posto per…”

×