La Lecce Cocktail Week è arrivata alla quarta edizione in grande, ce lo racconta l'ideatrice Francesca Cullen

Pubblicato il 3 giugno 2026

La Lecce Cocktail Week è arrivata alla quarta edizione in grande, ce lo racconta l'ideatrice Francesca Cullen

Dal 6 al 14 giugno 2026 Lecce torna a trasformarsi in uno dei palcoscenici più vibranti della mixology internazionale con una nuova edizione della Lecce Cocktail Week, l’evento che negli ultimi anni ha rivoluzionato il modo di vivere la cocktail culture nel Sud Italia.

Tra guest internazionali, opening party immersivi, masterclass sul mare e cocktail bar provenienti da tutta Europa, la manifestazione ideata da Francesca Cullen Louise continua a crescere, diventando molto più di una semplice cocktail week: un punto d’incontro tra persone, energie, creatività e visioni diverse.

In questa intervista Francesca racconta la nascita e l’evoluzione del progetto, le sfide affrontate per costruire un evento di questo livello a Lecce, il nuovo volto della mixology contemporanea e le emozioni dietro un’edizione che promette di essere la più ambiziosa di sempre. Un viaggio tra cocktail, connessioni umane e quella magia che, ogni anno, riesce a trasformare Lecce in una città aperta al mondo.

In questi anni hai trasformato un evento in un linguaggio culturale. Quando hai capito che il progetto stava diventando qualcosa di più grande di una semplice cocktail week?

Il primo anno è stato un vero esperimento. C’era entusiasmo, certo, ma anche tanta curiosità nel capire se un progetto così potesse davvero lasciare il segno. Eppure, già da subito, la risposta della città è stata sorprendente.

Il secondo anno ho percepito un cambiamento importante: le persone avevano capito davvero il senso dell’evento e anche i brand hanno iniziato a crederci con molta più fiducia. Si respirava un’energia diversa, più consapevole, più forte.

Ma è stato il terzo anno il momento in cui ho realizzato che non si trattava più soltanto di una semplice settimana dedicata ai cocktail. Siamo arrivati a oltre 150 eventi, con ospiti provenienti da ogni parte del mondo: Inghilterra, Spagna, Francia, America e naturalmente tutta Italia. Lecce, in quei giorni, sembrava diventare un punto d’incontro internazionale.

La cosa che mi ha colpita di più è stata vedere persone incontrate per strada, anche turisti, parlare già della Cocktail Week, aspettarla, viverla davvero. Non era più solo un evento: era diventata un’esperienza condivisa. Vedevo gente partecipare alle guest night, alle masterclass, sperimentare cocktail nuovi, lasciarsi coinvolgere completamente dall’atmosfera della settimana.

È lì che ho capito che il progetto era diventato qualcosa di molto più grande: una realtà inclusiva, capace di creare connessioni, cultura e attesa. Oggi siamo arrivati al quarto anno, e la speranza è quella di vedere ancora una volta la stessa energia, lo stesso entusiasmo e la stessa magia che abbiamo costruito insieme negli anni passati.

Se dovessi descrivere l’anima della Lecce Cocktail Week con un solo cocktail, che drink sarebbe e perché?

Sceglierei senza dubbio il Cosmopolitan.

Per me rappresenta perfettamente l’essenza della manifestazione: elegante, internazionale, riconoscibile ovunque e capace di unire persone e culture diverse attorno allo stesso rituale, quello della condivisione.

Negli anni, la Lecce Cocktail Week è riuscita a superare i confini della città, diventando un appuntamento conosciuto e atteso anche all’estero. Oggi bartender provenienti da tutta Italia, ma anche da Paesi diversi, scelgono di venire a Lecce per vivere questa settimana, per portare la propria visione, contaminarsi e creare connessioni autentiche.

Ed è proprio questo che mi fa pensare al Cosmopolitan: un cocktail iconico, cosmopolita per natura, che ovunque venga servito racconta sempre un’atmosfera fatta di energia, incontro e stile. Proprio come la Lecce Cocktail Week.

Guardando alle prime edizioni, qual è il momento che ti ha fatto pensare: “ne è valsa davvero la pena”?

Credo che il momento in cui ho pensato davvero “ne è valsa la pena” sia stato durante l’opening party dello scorso anno, all’inizio della terza edizione, a Torre del Parco. A un certo punto mi sono fermata a guardare tutto quello che stava succedendo intorno a me: il luogo pieno di persone, l’energia, la musica, i bartender completamente coinvolti, la gente che rideva, brindava, si divertiva davvero. Era un’atmosfera autentica, spontanea, quasi difficile da spiegare.

Ed è stato lì che ho realizzato il senso di tutto il lavoro fatto dietro le quinte. Tutte le fatiche, l’organizzazione, le notti senza dormire… in quel momento avevano finalmente preso forma. Ho capito che la Cocktail Week non era solo una serie di eventi, ma un’occasione reale per far incontrare le persone, far vivere loro il mondo del bere bene in modo consapevole, coinvolgente e soprattutto condiviso.

Quella sera ho pensato: “Ecco perché lo faccio”. Per creare momenti così, che restano addosso alle persone anche dopo l’ultimo cocktail.

C’è stato un incontro, un volto o una storia nata durante la manifestazione che senti rappresenti perfettamente lo spirito della Lecce Cocktail Week?

Non credo ci sia un solo volto o una sola storia che rappresenti davvero lo spirito della Lecce Cocktail Week. Credo, invece, che il suo spirito viva proprio nei momenti di condivisione che nascono tra i bartender durante tutta la manifestazione.

Lo si vede già dall’opening party: ogni anno diversi bar si uniscono per creare qualcosa insieme. Non è semplicemente “partecipare” a un evento, è costruirlo collettivamente. Si confrontano, studiano i menu, scelgono i cocktail insieme, si dividono le idee e cercano il modo migliore per valorizzarsi a vicenda. È lì che nasce davvero la magia: nel momento in cui smettono di essere singoli locali e diventano una squadra.

Ma la cosa più bella succede durante tutta la settimana. Vedo bartender che, nonostante siano già protagonisti dei propri eventi, continuano a girare per la città per supportare anche gli altri. Partecipano alle masterclass, vanno alle guest night dei colleghi, iniziano magari con un drink in un bar e finiscono la serata in un altro, celebrando insieme il lavoro reciproco.

Ed è proprio questo, secondo me, il cuore autentico dell’evento: una comunità che si crea, si sostiene e cresce insieme. Perché lo spirito della manifestazione non nasce solo dall’organizzazione, ma soprattutto dall’energia, dalla passione e dal lavoro incredibile che i bartender mettono prima, durante e persino dopo quella settimana.


Qual è stata la sfida più complessa nel costruire un evento di questo tipo nel Sud Italia e cosa ti ha insegnato?

Credo che la sfida più complessa nel costruire un evento come la Lecce Cocktail Week nel Sud Italia sia stata soprattutto culturale.

Quando sono arrivata a Lecce, la cosa che mi colpiva di più era vedere quanto il gin tonic fosse diventato quasi il drink “automatico” per tantissime persone. Era il cocktail che tutti ordinavano senza pensarci troppo. E lì ho capito quale sarebbe stata la vera sfida: creare una settimana capace di far uscire le persone dalle proprie abitudini e far loro scoprire tutto il mondo che esiste dietro la mixology.

In fondo, stavo chiedendo alle persone di fermarsi un attimo e guardare il cocktail in modo diverso. Non semplicemente come qualcosa da bere, ma come il risultato di ricerca, equilibrio, creatività e studio. Dire: “Ok, magari sei abituato al gin tonic… ma prova anche quel drink con il rum, con la tequila, con ingredienti che non avresti mai scelto da solo”.

Il primo anno questa resistenza si percepiva molto, perché cambiare le abitudini di consumo non è mai semplice. Però la cosa più bella è stata vedere come, anno dopo anno, sempre più persone abbiano iniziato a lasciarsi incuriosire, a sperimentare, a ordinare cocktail diversi e a fidarsi del lavoro dei bartender.

E forse è proprio questo che mi ha insegnato questa esperienza: che spesso le persone hanno solo bisogno di qualcuno che le accompagni fuori dalla routine, dando loro quella piccola spinta in più per scoprire qualcosa di nuovo.

La mixology sta vivendo una trasformazione importante: i mocktail e le proposte low alcol non sono più alternative, ma veri protagonisti. Come sta cambiando il modo di bere secondo te?

Io sono assolutamente entusiasta di questa trasformazione che il mondo della mixology sta vivendo. Credo sia uno dei cambiamenti più interessanti e inclusivi degli ultimi anni.

Con la mia agenzia a Londra lavoriamo sempre di più con brand del mondo no e low alcohol, e quello che vedo è un settore in continua evoluzione, capace finalmente di rispondere a un nuovo modo di vivere il bere: più consapevole, più libero e soprattutto più inclusivo.

Oggi le persone scelgono di bere meno, oppure di non bere affatto, ma questo non significa voler rinunciare all’esperienza del cocktail, alla convivialità o al piacere di sentirsi parte del momento. Ed è proprio qui che nasce la vera rivoluzione: finalmente chi sceglie un drink analcolico non si sente più “quello con la Coca-Cola in mano”, ma può vivere la stessa esperienza degli altri, con un cocktail studiato, elegante e di alta qualità.

La cosa straordinaria è che ormai i prodotti no e low alcohol hanno raggiunto livelli incredibili. Ci sono gin analcolici, tequila analcoliche e distillati che, quando li assaggi, riescono davvero a restituire la stessa complessità aromatica e la stessa esperienza sensoriale di un cocktail classico. E questo cambia completamente la percezione del bere.

Per questo alla Lecce Cocktail Week abbiamo voluto dare spazio a questa evoluzione in modo concreto. Già dall’opening party di quest’anno, tutti i bar presenteranno anche una proposta no alcohol, grazie alla collaborazione con Pernod Ricard e ai prodotti Almave e Beefeater 0.0. Per me è un segnale importante: significa raccontare una mixology sempre più aperta, contemporanea e capace di includere davvero tutti.

Oggi si parla molto di benessere, equilibrio e consumo consapevole. Pensi che il bartender contemporaneo debba diventare anche interprete di questo nuovo stile di vita?

Sì, credo che il futuro della cocktail culture sarà sempre più legato all’esperienza sensoriale e sempre meno esclusivamente all’alcol.

Oggi il bartender contemporaneo non deve necessariamente sposare uno stile di vita “no alcol”, ma deve sicuramente essere capace di comprendere il cambiamento del consumatore. Le persone sono molto più attente al proprio benessere, cercano equilibrio, vogliono vivere il momento in modo più consapevole e responsabile. C’è una sensibilità diversa rispetto al passato, anche verso temi importanti come il bere con moderazione o il non bere quando si guida.

Ed è proprio per questo che il ruolo del bartender sta evolvendo: non è più solo chi prepara un drink, ma chi crea un’esperienza completa, pensata per far stare bene le persone, indipendentemente dalla gradazione alcolica.

Oggi, infatti, è sempre più raro entrare in un cocktail bar contemporaneo e non trovare proposte low o no alcohol all’interno del menu principale. E questa, secondo me, è una bellissima evoluzione, perché significa che il settore sta diventando più aperto, più inclusivo e più attento alle esigenze reali delle persone.

La vera protagonista del futuro sarà l’esperienza: il gusto, la ricerca, il profumo, la creatività, l’atmosfera e la condivisione. L’alcol sarà solo una delle componenti possibili, non più l’unica.

La notte, i cocktail e le persone spesso custodiscono storie invisibili. Qual è la storia che speri la Lecce Cocktail Week continui a raccontare negli anni?

Io spero che la Lecce Cocktail Week continui a raccontare, anno dopo anno, quanto possa essere straordinario ciò che nasce in una piccola città del Sud Italia come Lecce.

Perché, in fondo, è proprio questo che rende tutto così speciale: vedere una realtà raccolta e autentica trasformarsi in un punto di riferimento capace di attirare bartender, brand e professionisti da tutto il mondo. È incredibile pensare che in una città come Lecce esista una concentrazione così alta di cocktail bar di qualità, con bartender che ogni anno riescono a portare creatività, ricerca e passione a livelli sempre più alti.

Spero che la Cocktail Week continui a raccontare il valore di tutto il lavoro invisibile che c’è dietro: le ore di preparazione, le idee, i cocktail studiati nei minimi dettagli, la voglia di creare qualcosa di bello insieme.

Ma soprattutto spero che continui a essere un luogo di incontro. Un momento in cui le persone possano uscire dalla routine, divertirsi, provare qualcosa di nuovo e magari conoscere qualcuno che non avrebbero mai incontrato.

Ogni anno, a giugno, vedo Lecce riempirsi sempre di più di turisti, professionisti e appassionati provenienti da fuori, ma anche di persone del territorio che finiscono per ritrovarsi insieme grazie a un drink, una masterclass, una guest night o semplicemente una conversazione nata per caso in un bar.

Ed è forse questa la storia più bella che la Lecce Cocktail Week può continuare a raccontare negli anni: quella di una città che, attraverso la cocktail culture, riesce a creare connessioni vere tra persone, culture ed esperienze diverse.

Cosa significa oggi, per te, creare un evento capace di far incontrare persone, energie e visioni nella tua terra?

Per me significa tantissimo. A volte mi fermo davvero un attimo e penso: “Wow, sono profondamente grata per tutto questo”.

Sono grata per le persone che ho incontrato grazie alla Lecce Cocktail Week, per le connessioni nate in modo spontaneo, per le amicizie, le collaborazioni e le idee che si sono intrecciate nel tempo. Ma soprattutto sono grata a questa città.

Lecce non è la mia terra d’origine, e forse proprio per questo il fatto che mi abbia accolta così tanto ha per me un valore ancora più forte. Mi ha dato spazio, fiducia, mi ha permesso di costruire qualcosa che oggi sento anche un po’ suo. È come se ogni anno questa città ospitasse non solo l’evento, ma anche una parte di me e della mia visione.

E la cosa più bella è che tutto questo non si crea mai da soli. La Lecce Cocktail Week esiste perché tante persone scelgono di crederci insieme: bartender, locali, brand, professionisti e pubblico. Insieme riusciamo a creare qualcosa di potente, vivo, capace di lasciare il segno.

E spero davvero che continui così anche negli anni futuri: continuando a crescere, a sorprendere e a portare sempre più energia, creatività e connessioni autentiche nel cuore di questa città.


Senza spoilerare troppo: qual è la novità di questa edizione che ti emoziona di più?

Senza spoilerare troppo, credo che la novità che mi emoziona di più quest’anno sia il fatto che, per la prima volta, abbiamo completamente reinventato l’opening.

Grazie alla collaborazione con il Comune, il 6 giugno lo porteremo in una location straordinaria come l’ex Convento degli Agostiniani, un luogo pieno di fascino e storia che darà un’atmosfera totalmente nuova all’inizio della manifestazione.

Ma la vera novità è che quest’anno l’opening non durerà solo una sera. Per la prima volta abbiamo deciso di trasformarlo in un’esperienza di due giorni: il 7 giugno ci sposteremo sul mare, al Litos di Porto Selvaggio, per un secondo opening party immerso in uno dei luoghi più belli del territorio.

Direi che, in assoluto, è proprio l’opening la parte che mi emoziona di più di questa edizione. Non vedo davvero l’ora di viverlo. Ma mi emozionano tantissimo anche tutte le guest internazionali che ospiteremo durante la settimana: bartender e locali provenienti da città come Roma, Londra, Parigi, Madrid e Helsinki. Abbiamo delle collaborazioni davvero incredibili quest’anno, e vedere Lecce diventare un punto d’incontro per professionisti provenienti da realtà così diverse è qualcosa di speciale.

Un’altra cosa che amo molto di questa edizione è il modo in cui stiamo coinvolgendo anche il mare e il territorio salentino. Oltre all’opening al Litos, gli ultimi due giorni della manifestazione, il 13 e 14 giugno, si sposteranno al Rituals di Torre dell’Orso, mentre il 9 giugno organizzeremo una giornata di masterclass sul mare al Cala Marin.

È una dimensione nuova per la Lecce Cocktail Week, e mi rende molto felice. Perché è vero: la manifestazione resta profondamente legata alla città di Lecce, che rimane il cuore di tutto. Però trovo bellissimo poter abbracciare anche il mare, che è parte dell’identità del Salento. L’idea che le persone possano vivere una masterclass o un evento al tramonto, tra cocktail, musica e una giornata di sole, rende questa edizione ancora più speciale e immersiva.

Ci saranno anche DJ provenienti da Milano che accompagneranno questi eventi con una selezione musicale pensata per creare un’atmosfera ancora più internazionale e coinvolgente.

Quello che mi entusiasma davvero, però, è soprattutto la nascita di queste nuove partnership. Mi piace collaborare con realtà che condividono lo stesso entusiasmo, la stessa voglia di mettersi in gioco e di vivere la Cocktail Week non semplicemente come un evento, ma come qualcosa da costruire insieme. Ed è proprio questa energia condivisa che rende ogni nuova edizione ancora più bella da creare.

Lecce cocktail week - dal 6 al 14 giugno 2026  - 30 locali coinvolti.
openin il 6 e il 7 giugno
leccecocktailweek.com
@leccecocktailweek







 

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scritto da:

Samantha Centonze

Appassionata di viaggi, sommelier e affamata di avventura. Coniuga la passione per i viaggi e per la scrittura su destinazioneavventura.it, progetto di comunicazione che promuove itinerari creativi e location imperdibili in giro per il mondo.

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