Al 9 Bistrot ho imparato che il cibo è condivisione e la cucina è affiatamento

Pubblicato il: 7 dicembre 2019

Al 9 Bistrot ho imparato che il cibo è condivisione e la cucina è affiatamento

E’ una di quelle giornate in cui credo di riuscire a far tutto: riuscire a incontrare l’amica che non vedo da una vita, riuscire a trovare il coraggio di fissare l’appuntamento con la parrucchiera, riuscire a trovare il tempo per finire quel libro e per concedermi finalmente un momento tutto mio. Sarà merito del sole che non si vedeva da tempi immemori e che oggi splende e scalda con le sue temperature quasi primaverili, o forse sarà merito del processo di disintossicazione da caffè che sta dando i suoi frutti ma l’ansia oggi non so proprio cosa sia.

Chiamo così l’amica mestrina che– conoscendomi – mi propone “pranzetto a Padova con tramezzini e spritzetto al solito posto?” e davanti al mio entusiasta “no, vengo io a Mestre” risponde “ma sei sicura?”.
Mentre mi avvio a prendere il treno penso ai motivi del suo scetticismo. Non ha voglia di passeggiare per Piazza Ferretto o non mi crede capace di orientarmi in una città in trasformazione? Sarà per la seconda e, salendo sul regionale veloce, le invio un messaggio ringraziandola per la fiducia.
 

Mi porta in quella che definisce una “new entry mestrina”, il 9 Bistrot, e se ne esce con un “visto che oggi sei di buonumore, ti tocca smezzare”. Mentre ragiono sui possibili significati del verbo “smezzare”, io che non sono solita smezzare neanche il sushi a una mangiata all you can eat, vengo colpita dall’ambiente luminoso, arioso e contemporaneo del bistrot.
Appena arrivate ci fanno scegliere dove preferiamo accomodarci e – mentre prendiamo posto – ci chiedono gentilmente se vogliamo del vino. Meglio di no per il momento, mi sento (stranamente) già brilla anche senza.
Sfogliando il menu scopro che 9 Bistrot è l'ultima delle scommesse di Art&Food, società alla guida del ristorante di Molo di Venezia a Marghera, di Bistrot 55 in Piazza Ferretto e di una realtà specializzata nei servizi di bar e ristorazione nei poli fieristici e museali. In più, a meno un anno dall’apertura, ha già ottenuto 2 cocotte sulla guida Gambero Rosso: l’aspettativa è molto alta.
 

Scopro così cosa intendesse Alice con “smezzare”: le mezze sono una specialità del bistrot. E non si tratta solo di porzioni ridotte ispirate alle meze mediorentali o alle tapas spagnole, è un’idea di ristorazione nuova, che appartiene alle grandi metropoli e che mi stupisco di trovare a Mestre. Mi guardo intorno con spirito critico, quasi un’antropologa alla ricerca di un fenomeno sociale da studiare, e capisco che l’obiettivo al 9 Bistrot è stato raggiunto. Colleghi, amici e fidanzati - tra una chiacchiera e una risata - assaggiano curiosi e divertiti i piatti altrui. Le braccia si intrecciano, gli sguardi si incrociano e le forchette tintinnano: mi sembra di assistere a un vero e proprio concerto culinario.
 

Ordinare le mezze per una gelosa come me (soprattutto del cibo) è stata una sfida. Nessuno sguardo assassino Irene – mi impongo – e sorrido a un'amica che mi squadra dubbiosa.
Ordiniamo così crema di patate con piovra croccante, radicchio marinato con stracciatella di burrata e pane fritto e per concludere guacamole con gamberi e lime. Prima che ci vengano servirci i piatti, arriva un cestino di pane, cracker e crostini.
 

Con l’assaggio dei primi bocconi capisco che al 9 bistrot la cucina è affiatamento. E' l’affiatamento di me e Alice e degli altri ospiti che ci porta a ridere mentre con la forchetta cerchiamo il morso ideale dal piatto dell’altro. E’ l’affiatamento tra sala e cucina, quindi tra Caterina in sala e chef Riccardo Pistolato che - con la loro squadra - fanno la differenza cercando di proporre piatti genuini, sperimentando e offrendo in un piccolo piatto un’esperienza fatta di equilibri, gusti, dinamismo e divertimento.
 

Studio e passione sono visibili prima dalla presentazione e poi dal gusto, dove un gioco di equilibri e di consistenze si fa strada in bocca per un’esperienza sulle montagne russe: la crema di patate con piovra croccante è l’equilibrio tra il sapore dolce e cremoso della crema di patate con quello salino e croccante della piovra; la guacamole è un gioco tra il sapore dolce dell’avocado e del gambero crudo, l’acidità della dadolata di pomodori e l’asprezza rinfrescante del lime; mentre il radicchio marinato è anche equilibrio di temperature con il radicchio tiepido e profumato, la cremosità rinfrescante della burrata e la sbriciolata di pane croccante.

Infine il dolce: una vera e propria sorpresa. Un impiattamento di grande raffinatezza e, anche stavolta, un gioco di consistenze. Decido di farmi consigliare dallo chef, perché il menu dei dolci mi ha letteralmente messa in confusione. Mi viene servito un dolce al limone, aneto e acetosella e provare a descriverlo sarebbe un’impresa persa in partenza: la leggerezza della spugna di acetosella con il croccante della base, la cremosità dei ciuffi di crema con la freschezza del sorbetto mi hanno definitivamente stesa.
 
Indosso la giacca, mi dirigo al bancone e saluto con una nuova consapevolezza: il cibo è condivisione, e non è solo un modo di dire. E’ condivisione per chi mangia, per chi assaggia nuovi sapori, per chi “prova, prova questo, guarda che bomba” e per chi – in cucina – condivide idee, esperienze, opinioni, ricette, novità.
Ancora inebriata dai giochi di sapori e consistenze del dolce, nell'uscire sbatto la testa in una delle vetrate che ingentiliscono e illuminano l’ambiente (non so che disastro avrei combinato se avessi ordinato il vino); però ci rido su: se non mi facessi riconoscere ovunque per la mia sbadataggine e imbranataggine, non sarei io.

  • RECENSIONE

scritto da:

Irene Paladino

Romantica e testarda. Amo il cibo e gli spritz, specialmente se in piazza con un'allegra e pazza compagnia. Libri, gatti e il mare della Sicilia sono gli ingredienti della mia felicità.

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