#ioapro e #ioaprosoloinsicurezza: le proteste partite dal basso di bar e ristoranti

Pubblicato il 14 gennaio 2021 alle 12:38

#ioapro e #ioaprosoloinsicurezza: le proteste partite dal basso di bar e ristoranti

Uno dei settori più colpiti dalle nuove misure anti-Covid ha messo a punto una manifestazione nazionale che si terrà venerdì 15 gennaio #ioapro. Accanto #ioaprosoloinsicurezza

Mentre si attende il dpcm di venerdì 15 gennaio, nel quale verranno indicate le direttive per le prossime settimane, un folto gruppo di bar si sta già mobilitando e passa "al contrattacco". 

In tante città italiane si stanno infatti organizzando gruppi attorno all'hashtag #ioapro (o meglio #ioapro1501) con l'intento di aprire comunque le serrande il 15 gennaio e manifestare attraverso una mobilitazione di dimensioni nazionali.

Alcuni esponenti del mondo dell'ospitalità, HoReCa, rispondono, così alla crisi nella quale è piombato l'intero settore e alle nuove misure in programma a partire da venerdì 15 gennaio che prevedono, fra l'altro, il divieto dell'asporto per i bar dopo le 18.00. 

La protesta

La protesta nasce dal flash mob messo a punto da Maurizio Stara, titolare del pub Red Fox di via San Giovanni a Cagliari. Pochi giorni fa, il 9 gennaio, pubblica sulla sua pagina facebook il suo intento: "Non spengo più la mia insegna, io apro" e continua: "La nostra è una protesta pacifica volta a dimostrare il nostro senso di responsabilità e la nostra capacità di rispettare e far rispettare le regole di prevenzione del covid-19. Ai partecipanti è richiesto di accomodarsi al tavolo assegnato (non più di 4 persone per tavolo) e di rimanere seduti e composti. La mascherina andrà indossata per accedere al locale e per alzarsi per qualunque motivo. Una volta seduti potrà essere tolta, piegata e messa via. Non sarà possibile somministrare cibi o bevande, quindi consumarle in loco. Vi chiediamo di passare una mezz'ora con noi e di pubblicare un selfie con gli hashtag #nonspengopiùlamiainsegna e #ioapro taggandovi all'interno del locale."

E così è stato: i partecipanti hanno partecipato, si sono seduti e hanno pubblicato il selfie con l'hashtag. Da lì il giro di tutta Italia fino ad arrivare all'iniziativa prevista per venerdì 15 gennaio. Un tam-tam mediatico effettuato attraverso i social che, in pochi giorni, ha raccolto migliaia di persone. 

Si tratta di una "manifestazione pacifica" che si svolgerà attorno all'hashtag #ioapro e vuole solo essere la prima di una serie di iniziative che partono dal basso  e che vedrà tutti i titolari aderenti all'iniziativa aprire e lavorare normalmente nonostante le regole del dpcm.  Il programma semplice dell'iniziativa verte intorno a questo slogan: "Io apro per non chiudere più". 

Oltre ai titolari oggi la protesta ha raggiunto anche altre personalità e professionisti tra cui politici (in primis Vittorio Sgarbi) e avvocati che si dicono pronti alla difesa in caso di multe e sanzioni. 

Rischio di sanzioni e poca adesione: c'è chi dice no e propone #ioaprosoloinsicurezza

Allo stesso tempo nasce un "fronte contrario" formato da chi dice no all'iniziativa. In primis si pensa che la partecipazione da parte dei cittadini sarà scarsa e si temono le sanzionii che ne deriveranno. Alcuni di loro, però, si dicono comunque vicini all'iniziativa e hanno pensato ad un modo alternativo per rispondere e manifestare che non vada contro le regole vigenti.

Si tratta della protesta alternativa messa in atto dal collettivo TNI– Tutela Nazionale Imprese che si unisce attorno allo slogan: #ioaprosoloinsicurezza facendo appello alla sicurezza, appunto. Così il portavoce del collettivo Pasquale Naccari e capofila del movimento dei ristoratori toscani rilancia il flash mob alternativo che vedrà tutti i ristoratori toscani aderenti (in zona gialla) aprire, oltre che per il pranzo, anche in orario serale, preparare il locale per accogliere i clienti e impostare l'impianto stereo ma senza far sedere nuovi clienti.

In un comunicato del 13 gennaio spiega: "gli imprenditori aderenti simuleranno un’apertura serale con luci e musica accesa, sala allestita. Titolari, dipendenti e clienti presenti a pranzo  si siederanno allo stesso tavolo, rispettando il distanziamento senza somministrazione, per dimostrare che il virus non ha orario e che se si può pranzare, rispettando tutti i protocolli, si può anche cenare. Perché un locale ‘sicuro’ alle 12.00 smette di esserlo alle 18.00? Se l’indice di contagio Rt è basso, se la regione è in zona gialla e le attività commerciali sono aperte, perché i ristoranti non possono lavorare a cena o nei fine settimana, non possono svolgere la loro attività in sicurezza, come accade per un negozio o un ufficio?”.

I quesiti di Naccari sono stati riferiti anche ai Prefetti delle regioni in zona gialla. A loro, e per conoscenza ai ministri dell’Economia e delle Attività Produttive Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli, la Federazione ha inviato una lettera chiedendo di fornire i dati che individuano i pubblici esercizi come luoghi di contagio e sulle cui basi sono state imposte dal Governo le chiusure. E conclude: “Il Governo deve continuare a sostenerci, come ha fatto a novembre e dicembre, mesi per i quali ci stanno arrivando i ristori che sono briciole, sia chiaro ma ci stanno permettendo di sopravvivere anche se a fatica. Tolleranza zero nel caso, invece, venisse deciso di abolire la possibilità di vendita d’asporto." E continua: "Comprendiamo i motivi che stanno dietro ad altre iniziative ma ci teniamo a fare un appello a tutti i ristoratori d’Italia. Dobbiamo stare uniti ma aprire a oltranza non porta da nessuna parte. Noi siamo imprenditori seri e responsabili: rispettiamo le regole, anche stavolta, come abbiamo sempre fatto. Gesti estremi ci espongono solo a strumentalizzazioni. Chi entra in un ristorante deve avere la certezza di entrare in un luogo sicuro, dove non si violano le leggi”.

Nel frattempo, Andrea Penzo Aiello, Presidente di Veneto Imprese Unite, dal Veneto afferma: “Ci troviamo in zona arancione ma vogliamo anche noi partecipare all’azione dimostrativa per ribadire che i nostri locali sono sicuri. Venerdì sera tutti i ristoranti veneti, insieme a quelli di tutta Italia, accenderanno musica e luci, apparecchieranno i tavoli e faranno sedere i propri dipendenti. Questo per dire che sono molto più sicuri i nostri spazi rispetto alle case, dove si continuano a ospitare incontri e cene senza rispettare assolutamente le regole”.

I ristoratori aderenti a #ioaprosoloinsicurezza saranno ascoltati dai prefetti nella giornata di oggi, giovedì 14 gennaio. 

Photo Credits: Photo by Iga Palacz on Unsplash
 

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scritto da:

Irene De Luca

Agenda, taccuino, registratore e macchina fotografica. Attenta alle nuove tendenze ma pur sempre “old school inside", vago alla ricerca di ispirazioni, di colori, di profumi nuovi per raccontare una Milano che poi tanto grigia non è.

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