Dov'è che ti senti felice? Intervista a una nostra artista incredibile: Carolina Bubbico

Pubblicato il 7 aprile 2021

Dov'è che ti senti felice? Intervista a una nostra artista incredibile: Carolina Bubbico

Siamo andati a trovare Carolina Bubbico, pianista, cantante, compositrice, arrangiatrice nata a Lecce e molto conosciuta qui da noi ma anche nel resto d'Italia e, addirittura, del mondo. Volevamo sapere cosa sta facendo in questo periodo di stop forzato, come se la passa e che sogni ha per il futuro.



La prima cosa che ti chiedo è relativa a un post che hai fatto sui social in cui la sostanza era questa:"Fateci tornare a suonare", da dove ti è venuto questo stimolo?
Credo non sia solo un messaggio individuale ma un messaggio collettivo. Non mi sento sola in questa riflessione. Questa è l'unica forza che abbiamo in questi giorni, se vogliamo chiamarla forza. Noi che lavoriamo nel mondo dello spettacolo siamo in un disagio totale, tutti i colleghi non sanno dove sbattere la testa. Così ho trovato questa foto del Piano Piano Festival dell'anno scorso: c'era un microfono davanti alle sedie vuote, mi è sembrata iconica.
A ottobre è uscito un mio disco, non vedevo l'ora di portare il mio spettacolo dal vivo: per un'artista come me la forza maggiore è quella dell'esibizione live, tu mi gambizzi se non me lo permetti.
Sono bloccata anche sul pensare a una promozione di questo disco, perché so che siamo fermi, che ad ora non si può fare.

Non c'è una programmazione, intendi questo?
Sì, diciamoci la verità, quando devi promuovere il tuo lavoro nessuno ti viene a cercare, bisogna andare a bussare alle porte dei festival per ottenere le proprie date, ma se non ci sono date programmate e se gli appuntamenti non si possono fare, siamo fermi. 

Ora l'unica via è lo streaming....
Lo streaming è diventato l'alternativa. Ma non ci prendiamo in giro: che alternativa è? Non sarà mai la stessa cosa del live. Molti mi hanno detto: allestisci lo spettacolo e fallo in streaming, ma non ce la faccio.


Da spettatore so cosa cambia tra uno spettacolo live e uno in streaming. E per te come musicista, cosa cambia?
Io e te adesso attiviamo uno streaming: c'è quella “tensioncina” che alcune persone, contemporaneamente a te ti stanno guardando...

Sì, in realtà potrebbero essere anche di più. Ma cosa cambia per te che suoni?
Stare sul palco non è soltanto donare qualcosa, ma è un dialogo tra le persone sedute e tu che stai mandando delle frequenze, delle energie. A volte sono accadute delle cose magiche mentre ero sul palco tra me e le persone che assistevano.


Raccontamene una.

Ricordo una donna in lacrime mentre mi ascoltava, era un house concert e c'erano non più di 50 persone. Questa donna aveva un sorriso puro, era emozionata, i miei occhi erano nei suoi occhi, eravamo in connessione profonda. Comunichi su altri piani con le persone, è la cosa migliore che possa succedere quando fai il mio mestiere.

Quando è stato il tuo primo concerto in assoluto?
E' una domanda molto difficile. La mia prima band era reggae e avevo 16 anni. Non ti so dire però dove ci siamo esibiti per la prima volta, non me lo ricordo, ma era di sicuro qualche sagra della piscialetta!
Invece al Magnolia di Lecce, ho fatto il mio primo spettacolo 11 anni fa, come Carolina Bubbico. Arrivarono un sacco di amici che era la prima volta che mi vedevano in questa veste, quello me lo ricordo benissimo.

Pensando al futuro, speriamo non troppo lontano, dopo tutto questo, come cambierà un concerto? Sarà un compromesso tra lo streaming e il live?
Io credo che il live non potrà mai essere uno streaming. A Lucera a settembre ho fatto il mio ultimo concerto con il pubblico, ma tutto il pubblico aveva le mascherine: si percepisce il distacco, non c'è nessuno che viene dopo il concerto a parlare con te. Io spero che nel futuro prossimo ci possiamo riavvicinare a come era prima: senza mascherina e con un minimo di nuova confidenza con le persone. Sono una sognatrice forse, tuttavia, come obiettivamente sarà non lo possiamo sapere nè io ne te.

Ora hai questo disco (molto bello l'abbiamo ascoltato!) che speri di promuovere dal vivo. Al momento a cosa stai lavorando?
Ho cercato delle nuove vie per far fluire la musica che ormai viaggia su nuove piattaforme. C'è un paradosso nel mio mestiere: il digitale non conviene agli artisti, ma tu lo devi spingere lo stesso, perché i numeri che hai sul digitale contano, anche se non ti portano frutto. Comunque in questo futuro prossimo continuerò con la produzione di questo visual concept, per provare a far conoscere i brani in un modo nuovo. Contemporaneamente sto preparando i live, per quando si potrà.

Come passi le tue giornate al di là della promozione?
Vivo una vita altalenante, se le cose si placano io mi lamento della noia, sono troppo abituata a stare nel pieno delle cose da vivere. Sto producendo un album di una mia amica, da qualche giorno sto lavorando come arrangiatrice, sto chiudendo una produzione internazionale francese di cui sono felicissima (questa è un'anteprima che non ho ancora detto a nessuno). Nonostante il periodo si sta aprendo una prospettiva molto importante per me, e inoltre scrivo per una società editoriale e insegno al conservatorio.

Ci racconti un aneddoto divertente che ti è successo in un locale durante un tuo concerto? Facci ridere!
Una roba folle. Allo storico Road 66 io e la mia band Lola and the Lovers decidemmo di fare questo concerto vestite in pigiama di pile. Io avevo il synth a tracolla ed ero vestita in rosa shocking tutta in pile. E' stato divertentissimo.

Altro che streaming, lì avremmo voluto esserci!


Come ti vedi tra 10 anni? Una domanda un po' alla Marzullo..
Io continuo a ripeterlo perché credo nel focus energetico. Mi vedo tra 10 anni girare i festival o i teatri del mondo con un'orchestra sinfonica di 60 elementi, cantando al centro, testi e musiche scritte da me, una musica universale, capace di qualunque incrocio. In fondo, è lì che mi sento felice. Uno dovrebbe sempre farsi la domanda: dov'è che ti senti felice?

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