A Venezia la Laguna, a Napoli il Mare: Marco Ferraro racconta il suo nuovo locale fusion

Pubblicato il 19 maggio 2022

A Venezia la Laguna, a Napoli il Mare: Marco Ferraro racconta il suo nuovo locale fusion

Marco Ferraro è napoletanissimo, originario del Vomero, ma è da qualche anno a Venezia e oggi vive al Lido. Nella ristorazione da tanti anni, Laguna Mare è solo l’ultima delle sue sfide. Siamo andati a trovarlo al ristorante per conoscerlo e per fare un vero e proprio assaggio di questa cucina napoletana e veneziana allo stesso tempo. E mentre sorseggiamo una spettacolare Lacrima di Morro d’Alba, scopriamo una personalità dal temperamento vivace e dall’indole chiaccherona, a cui piace raccontare le cose.

Ciao Marco, vuoi parlarci un po’ di te e dirci come sei arrivato ad aprire Laguna Mare? Qual è la tua storia?

Ciao, guarda in passato ho lavorato in tantissimi posti, sono nella ristorazione da esattamente trent’anni. Ho aperto ristoranti, discoteche, pizzerie… dalla Campania al Lazio, fino in Abbruzzo.

…e Venezia!

Si esatto! Sono arrivato qui nel 2019, quindi poco prima del covid. Con la mia famiglia, assieme alla famiglia Maglione, sempre napoletana, ho aperto 1000 Gourmet, dietro Piazza San Marco. Lì facciamo pizza napoletana gourmet, ed è un locale che già avevamo aperto a Napoli e che abbiamo portato anche qui. Poi è arrivata la 1000 Coffee & Bakery, a Cannaregio vicino a Strada Nuova, con brioches, il caffè, le pizze e le torte. Lì le cose procedevano bene, così poi abbiamo valutato di aprire un ristorante fusion, tra napoletano e veneziano, che è diventato realtà lo scorso novembre.

Cos'è per te Laguna Mare?

L’idea era appunto quella di portare qui la cucina partenopea utilizzando i prodotti locali, fondendola con la cucina veneziana ma anche veneta. Venezia ormai sta diventando sempre più turistica, e quindi abbiamo voluto portare una buona cucina, che fosse di maggior qualità della media.

E questo vale anche per la cantina?

Sì, il direttore qui è Gianluca Leone, che è sommelier professionista AIS (Associazione Italiana Sommelier n.d.r.). Gestisce lui la carta dei vini ed è preparatissimo.

Però a me viene anche in mente la location unica che avete…

Bè, sai, il napoletano ama mangiare dove c’è uno specchio d’acqua. Qui siamo in Via Garibaldi ma proprio sull’angolo, e quindi dà direttamente sul canale e poi sulla laguna, oltre alla vista verso San Marco. Ma in realtà abbiamo scelto questa zona perché è più tipica e meno turistica.

C’è qualcosa di Venezia che ti ricorda Napoli? Com’è per un napoletano vivere qui?

Quello che ci unisce è il porto. Entrambe le città hanno avuto grandissime influenze culturali: Venezia più bizantine, Napoli più spagnole, diverse ma comunque molto forti. Ma soprattutto qui in Via Garibaldi c’è un’usanza che mi ricorda molto Napoli, quella di stendere i panni tra i palazzi. Vicoli e calli alla fine si assomigliano, e i “bassi” napoletani (le case al piano terra n.d.r.) sono un po’ simili alle case al piano terra qui. Poi insomma… sono entrambe città di mare, ed è anche naturale che le loro cucine si possano un po’ fondere.

Il nome del locale vuole richiamare lo scambio tra le due città?

Sì, perché a Venezia c’è la laguna, mentre a Napoli abbiamo direttamente il mare. Abbiamo scelto come colore tema del locale il verde acqua perché… guarda! – dice, indicando il canale con il braccio – il colore è lo stesso! Poi è bello perché in base alla luce cambia tonalità e sfumature. Anche il design dei piatti di ceramica e dell’interno del locale si sposano con i colori della laguna, con cui c’è sempre scambio perché anche dentro ci sono i balconi che si affacciano sul canale, e quindi l’acqua si vede sempre. Poi, come in un ristorante napoletano ci sono tante piante e colori che rendono tutto più ospitale. 

Laguna Mare.
Castello 1645, Venezia.
Tel. +390415206764

  • GLI ADDETTI AI LAVORI

scritto da:

Damiano Fantuz

Amo la musica alternativa e trovo che negli anni Ottanta tutto fosse più bello. E amo Venezia e le sue osterie. Forse quello che mi piacerebbe di più sarebbe frequentare quelle stesse osterie, ma negli anni Ottanta

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