Intervista Garage Vineria

Pubblicato il 3 luglio 2026

Intervista Garage Vineria

In Via Palazzo c'è un nuovo locale che basa la sua offerta quasi esclsivamente sui cosidetti "vini naturali". Una decisione ambiziosa, ma che rispecchia la passione del titolare, Marco, che ci ha voluto raccontare il suo Garage Vineria.


Ciao Marco. Qual è l’obiettivo di questo locale? 
 Sì, noi abbiamo aperto l’11 dicembre. Diciamo che, come si vede anche dal locale stesso, questa è chiaramente una vineria. L’esigenza mia era quella di mettere insieme una passione personale e una competenza acquisita negli anni lavorando nel mondo del vino, anche se in ambiti diversi rispetto a questo.
Volevo creare un contesto lavorativo mio, con una forte impronta personale. Qui dentro c’è dalla scelta dei vini fino a come è stato concepito il locale. Volevo qualcosa che fosse vino, passione e identità, non il classico locale costruito solo su un’esigenza commerciale generalizzata.

E tu da che percorso vieni?
Sono appassionato di vino da tanti anni. Nel 2014 faccio il corso sommelier per avvicinarmi in maniera più professionale a questo mondo, anche se all’epoca era ancora principalmente una passione.
Poi decido di fare un master con l’Università Ca’ Foscari, che mi porta a fare uno stage in un’azienda vinicola. Da lì nasce una collaborazione lavorativa: per sette anni lavoro come direttore commerciale estero seguendo il mercato europeo, Stati Uniti e Centro-Sud America.
Era però il mondo del vino convenzionale: Prosecco, Pinot Grigio, vini commerciali. Nel frattempo però avevo già iniziato ad appassionarmi al vino artigianale, ai vini a basso intervento, a un vino più espressione del territorio.
A un certo punto mi convinco che quello che mi piace davvero è un altro tipo di fare vino. Mi viene voglia di creare qualcosa di mio e smettere di vendere “la bottiglia di Prosecco da 3 euro”.

Quindi non vieni propriamente dal mondo della ristorazione?
In realtà sì. Quando ero più giovane ho lavorato nella ristorazione sia in Italia che all’estero. Poi, dal 2021, dopo aver chiuso il lavoro precedente, sono tornato a lavorare nel locale di un amico qui in zona, un posto abbastanza simile a questo, anche se più orientato sulla birra.
Mi è servito per rientrare nel ritmo della ristorazione dopo tanti anni lontano dal servizio. Dal 2021 al 2025 ho lavorato lì, poi ho trovato questo spazio e ho deciso di aprire qui.



Per quanto riguarda la scelta delle cantine e dei vini, punti soprattutto su produttori indipendenti e territoriali?
Sì. La selezione delle bottiglie viene fatta cercando produttori artigianali, con produzioni limitate e una filosofia a basso intervento. Mi interessa un vino identitario, che esprima il territorio e che sia anche sano da consumare.
Io non amo particolarmente il termine “vino naturale”. Non perché non rappresenti la mia scelta, ma perché secondo me il focus deve essere sulla qualità.
Per me un vino deve essere prima di tutto pulito, fatto bene e piacevole da bere. Negli anni c’è stata una fase in cui molti vini naturali erano sporchi o difettosi e qualcuno sosteneva che “andasse bene così perché naturale”. Io non la penso così.
Mi piace un vino fatto in maniera sostenibile e poco invasiva, ma deve comunque essere buono.

Quindi la maggior parte dei vini che avete possiamo definirli naturali?
Sì, possiamo chiamarli così. Sono vini prodotti con pratiche agronomiche non invasive e selezionati tramite produttori e distributori che lavorano in questo mondo.
Però il concetto importante per me resta sempre la qualità oltre all’etichetta.

Come selezionate concretamente le bottiglie?
Le seleziono personalmente insieme allo staff. Assaggiamo tutto prima di metterlo sullo scaffale. Tante volte i distributori mi mandano una bottiglia da provare, la assaggiamo e poi decidiamo se acquistarla oppure no.
C’è un lavoro continuo di ricerca, degustazione e aggiornamento. Ogni settimana andiamo a fiere o eventi di settore. È un’attività costante.



Noti interesse verso questo tipo di vini? Che clientela avete?
La clientela è molto trasversale. C’è chi entra per bere un classico calice di Prosecco e c’è chi invece cerca proprio vini artigianali e beve in maniera più consapevole.
Molti clienti arrivano già informati e interessati a questo tipo di prodotto. Altri invece sono semplicemente curiosi.
La cosa bella è che tanti ci dicono che a Mestre mancava un posto con una proposta così. A Venezia questo tipo di offerta esiste da più tempo, mentre in terraferma è molto meno diffusa.

Oltre al vino avete anche birre, gin tonic e cocktail. Anche lì fate una selezione particolare?
Sì. Una delle nostre peculiarità è che non facciamo lo spritz. È una scelta identitaria forte, soprattutto qui in Veneto. Però non avrebbe senso per noi comprare vini economici solo per fare uno spritz da pochi euro.
Abbiamo deciso invece di affiancare al vino una proposta coerente: due spine di birra artigianale, birre in bottiglia, distillati selezionati e cocktail semplici.
Lavoriamo con birrifici artigianali italiani e con distillerie artigianali del territorio. Anche sui vermouth cerchiamo piccoli produttori.



Come ti rifornisci?
Principalmente tramite distributori specializzati in vini artigianali, ma in alcuni casi anche direttamente dai produttori. Magari faccio un viaggio in Piemonte, visito una cantina, assaggio il vino e lo compro direttamente lì.

E per quanto riguarda i cicchetti?
Anche lì cerchiamo di mantenere un’offerta coerente con il resto del locale: semplicità e qualità. Il pane arriva ogni giorno da panifici locali e i prodotti vengono selezionati con attenzione.
Per esempio usiamo salumi artigianali senza conservanti e lavorati con cotture lente. L’idea è offrire prodotti semplici ma fatti bene.

La fascia aperitivo è quella in cui lavorate di più?
Sì, sicuramente. La gente arriva soprattutto dalle sei fino alle nove e mezza. Però siamo aperti anche più tardi e vogliamo essere anche un posto da dopocena, dove puoi bere un distillato di qualità, un cocktail semplice o una buona bottiglia.
Facciamo anche vendita d’asporto. Sulle bottiglie ci sono due prezzi: uno per l’asporto e uno con il ricarico del servizio al tavolo.

Funziona bene l’asporto?
Sì, molto bene. Abbiamo clienti fissi che acquistano regolarmente e anche tanti turisti che magari prendono una bottiglia da portare al B&B.
L’idea del locale è anche quella di essere un posto democratico, con ricarichi onesti. Vogliamo rendere il vino di qualità accessibile a tutti.

Quanti siete a lavorare qui?
Al momento ci sono io e alcune collaboratrici. Siamo generalmente in due o tre durante il weekend, soprattutto ora che abbiamo il plateatico esterno da 32 posti.
All’inizio lavoravamo solo all’interno perché il plateatico ci è stato approvato dal Comune dopo alcuni mesi. Adesso invece lo spazio esterno ci sta dando molta più visibilità.



State pensando anche a eventi o novità future?
Sì, sicuramente. In questo primo periodo abbiamo preferito concentrarci sull’assestamento del locale, ma l’idea è organizzare eventi a tema vino, musica e anche cultura.
Ci piacerebbe che questo spazio potesse ospitare presentazioni di libri, esposizioni artistiche e collaborazioni culturali.
Per me il vino è identità, cultura e anche espressione artistica. È qualcosa che racconta territorio, tradizione e modo di fare. Per questo penso possa dialogare bene anche con altre forme artistiche.

C’è qualcosa che vorresti assolutamente emergesse dal racconto del locale?
Sì. Mi piacerebbe passasse il concetto che dietro questo posto c’è tanta ricerca, tanta passione e tanta attenzione alla qualità.
È vero che lavoriamo con vini naturali e artigianali, ma il focus per noi è sempre la qualità oltre all’etichetta. E poi c’è il tema dell’accessibilità: vogliamo che le persone possano bere bene senza sentirsi escluse da prezzi troppo alti.
Noi stessi siamo appassionati e bevitori prima ancora che gestori del locale. Ci piace l’idea che qui si possa trovare una bella bottiglia a un prezzo onesto, senza eccessive speculazioni.

Garage Vineria
Via Palazzo, 7, Mestre (VE)
Tel. 347 817 6869

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scritto da:

Elia Maceria

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