“Una classica storia d’amore eterosessuale” in scena al Teatro Fontana di Milano il 12 e 13 Ottobre

Pubblicato il: 3 ottobre 2018

“Una classica storia d’amore eterosessuale” in scena al Teatro Fontana di Milano il 12 e 13 Ottobre

Una storia di sesso e dei vari modi di viverlo all’interno di un nucleo familiare 'drammaticamente classico'

“Dov’è tuo padre?” chiede la madre al figlio, “Dov’è tua madre?” chiede il padre al figlio, “Dov’è la mamma?” chiede il figlio al padre, “Hai mangiato?” chiedono tutti quando non sanno cosa dire. Non hanno un nome i personaggi di “Una classica storia d’amore eterosessuale” spettacolo in scena al Teatro Fontana di Milano venerdì 12 e sabato 13 Ottobre, e se ce l’hanno, non lo scopriremo mai. 

Lo spettacolo.

Sono proprio i nomi propri a scomparire insieme alla capacità di darsi un’identità precisa. Ci si definisce attraverso un ruolo, o meglio, attraverso un’interpretazione di esso, mediata da tradizionali luoghi comuni: una madre non può bere una birra, un padre non può mettersi a piangere e un figlio non può non somigliare a nessuno dei due genitori. Ma che succede quando l’abito che ogni giorno ci mettiamo addosso comincia ad andarci stretto?

Nel corso della storia (dell’umanità) l’amore è venuto definendosi come il principio fondante del nucleo familiare. Senza amore non c’è famiglia, senza amore non c’è nessuna famiglia. Ma non è sempre stato così: un tempo i figli si facevano per avere qualcuno che lavorasse al posto proprio, per mandare avanti una stirpe, per avere degli eredi. L’amore era secondario, possibile ma non necessario. Oggi non è così: l’amore serve e se svanisce (succede!) va ritrovato, ricostruito o, come nel nostro caso, ricordato procedendo a ritroso nel tempo. Ma bisogna fare molta attenzione perché, come il più fuorviante dei sentimenti, può anche rendere la vita insopportabile.
 

"Una Classica Storia d'Amore Eterosessuale" non è una storia di genere. E’ una storia di sesso e dei vari modi di viverlo all’interno di un nucleo familiare 'drammaticamente classico'. Per parlare di ruoli: una madre e un padre, o meglio, una moglie e un marito, non possono fare sesso con qualcun altro. E questo è “classicamente un dramma”. L’ansia da prestazione del primo appuntamento, la passione del conoscersi, la scoperta del corpo dell’altro, l’abitudine, la routine, la noia, il calo del desiderio. “Non mi guarda più le tette” sono tappe quasi ineludibili di un incontro che, da perfetta magia, può anche trasformarsi in un incubo.  Ma come si può far fronte alla freudiana “dittatura del perbenismo” in un contesto all’interno del quale ci si definisce soltanto per ruoli?".

La compagnia. 

Nel 2016, quando, dopo due anni di collaborazione in diversi progetti, Francesca Merli (regista),Camilla Mattiuzzo e Riccardo Baudino (drammaturghi), Elena Boillat (perfomer e coreografa) ed infine Federica Furlani (sound designer) fondano la compagnia teatrale DOMESTICALCHIMIA. Intorno a questo nucleo gravitano gli attori degli spettacoli della compagnia tra i quali collaborano: Laura Serena, Davide Pachera, Massimo Scola, Barbara Mattavelli e Zoe Pernici, diplomati nelle maggiori accademie nazionali. Sempre nel 2016, la compagnia realizza "Il Contouring Perfetto", vincitore come miglior spettacolo presso il Festival Avanguardie 20 30, in scena presso il Teatro delle Moline, Teatro delle Passioni e Arena del Sole di Emilia Romagna Teatro, Teatro Out-Off di Milano. Partecipa ai Festival It, Under Direction, Tagadà, Anita Petroni di Residenze Idra, ed è attualmente in tournée. Nel 2018 la compagnia realizza lo spettacolo "Una Classica Storia D’amore Eterosessuale", vincitore del Premio Theatrical Mass indetto da Campo Teatrale prodotto da DOMESTICALCHIMIA con il contributo di Cantiere Moline, Emilia Romagna Teatro e Armunia. Attualmente in tournée per la stagione 2018/2019.
 

Ingresso a pagamento. 
 

  • TEATRO

scritto da:

Giulia Azin

Mi alzo facendo stretching, bevo il caffè sfogliando Vanity Fair, l'aperitivo è intoccabile, come il montone anni '80 di mia zia e il mio anello da pollice. Quando c'è da fare festa infinita la mia risposta è sempre e comunque “Bomba”!

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