Marco e l'agribirrificio Birr'è: bere e mangiare ciò che vedi intorno a te. In tutti i sensi

Pubblicato il: 3 luglio 2020

Marco e l'agribirrificio Birr'è: bere e mangiare ciò che vedi intorno a te. In tutti i sensi

Giovane, bello, radioso: te lo vedi davanti e pensi a un tronista mancato, a un fotomodello che per qualche ragione si trova a Paese anziché a Milano. Invece Marco Tonon è tutt’altro: è un veneto doc, un ragazzo che lavora la terra e studia la floricultura fin da quando portava i calzoncini corta. Uno che da adolescente, appena concluse le superiori, volle cimentarsi in un corso da mastro birraio, investendovi tutti i suoi weekend per un anno e mezzo. Da lì, lunghi tirocini nel mondo tra Belgio e Germania, a carpire e interiorizzare i segreti del malto e del luppolo. Poi il rientro nella Marca, nella sua Paese, con un immenso bagaglio culturale e professionale in grado di arricchire la gavetta “contadina” già svolta a casa da ragazzo.
Oggi il “mantra” di Marco per le sue birre agricole è molto semplice: coltivare personalmente, produttore direttamente, trasformando in casa i frutti del proprio sudore, e infine creare valore per il consumatore finale. Consumatore che qui non può non venire subito coinvolto dalla passione che avvolge il microcosmo dell’Agribirrificio Birrè. Dove la qualità della birra che sorseggi e del cicchetto che assaggi è solo il punto d’arrivo di una filiera semplicemente incredibile.
Sono stato da Marco a farmi raccontare il suo progetto.



Marco, ha scaldato motori producendo birra e ora vuoi fare uno step forward.
In quest’azienda produciamo e vendiamo birra dal 2018. Ora però abbiamo allestito il locale, qui accanto alla Floricoltura Tonon, per evolverlo in agriturismo. Un locale che inizialmente, in questi primi mesi, accanto alle mie birre agricole offrirà in abbinamento una collezione di “agricicchetti”…

“Agricicchetti”...?
Sì, sarebbero dei cicchetti fatti prevalentemente con materie prime coltivate da me. Siamo un agribirrificio, ma anche un’agricicchetteria!



Dietro il tuo uso creativo della radice ager, agris c’è una filosofia?
Assolutamente. Quando nasci contadino, nasci attaccato alla terra, all’amore per i suoi prodotti, alla passione che c’è nel creare le materie prime. Lavorando ogni giorno, dall’alba, sin da piccolo, capisci quanta fatica e quanta costanza servano per creare anche le cose più semplici. Tutto ciò genera un legame tra te e la tua terra. Tra me e la mia.

Andiamo ora più sul tecnico. Il marchio “Birr’è” indica una birra agricola. La birra agricola di un agricoltore. Cosa significa birra agricola e come differisce dalle altre?
Legalmente parlando è una birra prodotta con prevalenza di materie prime coltivate direttamente dal produttore. In questo caso, quindi, un’azienda agricola. Nel caso della birra, è il malto a far la parte del leone, quindi per un’azienda agricola basta coltivare l’orzo, portarlo a maltare, e da lì ricavare Pils, Pale Ale, o Frumento Maltato. Indirizzando le ricette delle mie birre sono riuscito a raggiungere una percentuale del 90%, molto superiore quindi al 51% previsto ex lege per poter definire una birra “agricola”!!!

Wow. Ne sarai orgoglioso...
Certo! Però è solo una parte del discorso. Finora abbiamo parlato del mio legame con la terra, eredità ricevuta dal lavoro di mio padre. Ma io successivamente ho sposato questo heritage a quello di mia madre, che gestisce la nostra Floricoltura, in virtù della sua grande esperienza e passione nel mondo floreale. Grazie a questo, sono andato a creare particolari estratti di fiori edibili, ossia commestibili, che ho poi messo nelle birre. Per variegarne i sapori, i sentori, i profumi...

Sembra già sentirne l’odore! Parlami delle tue varietà di birra, dài.
La mia Weizen si chiama Helios, un nome greco perché contiene un estratto di girasole, “heliantus” in latino. L’ho chiamata Helios, come il Dio del Sole, perché questa birra è il mio cavallo di battaglia estivo. Una birra bionda, leggera, molto beverina grazie ai semi di girasole da cui ricavo l’estratto di cui sopra.
Poi viene la Primus, la mia APA, American Pale Ale. La mia birra rossa, rosso rame, colorito dovuto ai malti tostati che ho messo al suo interno. Non amando io le classiche red ale fortemente amarotiche, ho voluto creare un prodotto equilibrato: i malti tostati, infatti, ne edulcorano l’amarezza dovuta alla forte luppolatura. Il nome deriva dall’estratto di Primula, che non agisce tanto sul gusto quanto sui profumi e sui sentori, erbacei e floreali. Mischiandosi con l’aroma del luppolo americano, generano una fragranza ricca e delicata al tempo stesso, davvero speciale.
Infine la mia Belgian Strong Ale, che si chiama Circus. Molto forte e corposa, coi suoi 9 gradi alcolici, è una birra a tutto corpo perché supera i 20 gradi Plato (il grado zuccherino all’interno della birra). Qui ho aggiunto del miele millefiori, che dona rotondità ad una birra che altrimenti apparirebbe forse un po’ troppo decisa in bocca.



Tutto questo bendiddìo ora viene proposto in un localino particolare, accogliente e informale. Ma in estate sfrutterai il popò di terreno che ti ritrovi?
Beh, in parte ho già cominciato l’estate scorsa! Ogni giovedì della bella stagione arriva un “foodtruck gourmet”, che porta pizze o snackeria d’alta qualità qui fuori, con musica che varia ogni settimana, dal DJ set di grido alla band live. Il tutto si unisce alle mie birre, ovviamente, ai miei agricicchetti, che non mancano mai, e alla possibilità di organizzare feste private, compleanni, cene a tema… Anzi, credo sia proprio il posto ideale per eventi su misura un po’ diversi dal solito.

Una bella scommessa, non c’è che dire.
Una scommessa, sì, ma con le sue prerogative. Non ti ho ancora detto ad esempio che il mio agribirrificio è certificato Campagna Amica, un marchio di Coldiretti che sancisce come tutta la filiera sia effettivamente a km zero. La cosa bella, insomma, è che qui bevi e mangi il territorio. La birra che sorseggi, il cicchetto che ti gusti provengono letteralmente da quello che vedi attorno a te quando entri in questa serra.

  • GLI ADDETTI AI LAVORI

scritto da:

Alvise Salice

Con lo pseudonimo di Kintor racconto da anni i miei intrattenimenti. Sport e hi-tech gli amori di gioventù; mentre oggi trovo che viaggiare alla ricerca di culture, gusti e sapori della terra sia la cosa più bella che c'è. O magari la seconda, via.

IN QUESTO ARTICOLO
×