La chef che dipinge la natura: le due anime di Patrizia Girardi di Masseria Amastuola, Crispiano (TA)

Pubblicato il 23 novembre 2020

La chef che dipinge la natura: le due anime di Patrizia Girardi di Masseria Amastuola, Crispiano (TA)

"Cucinare è come amare!'' Mi ha accolto così chef Patrizia Girardi, firma delle cucine di Masseria Amastuola,  eremo di bellezza nelle campagne di Crispiano con vista superlativa sui mari di Taranto. Una bellissima sensazione, un saliscendi emozionale quello che ho provato stando al suo fianco: storia, arte e gusto si sono fusi, allontanando le paure che in questo periodo maledetto tenderebbero a schiacciarci. La masseria è un sogno da visitare, da ammirare con il cuore prima che con gli occhi. Bisogna necessariamente avvertire la potenza del paesaggio circostante e il respiro dei muri prima di accomodarsi alla tavola per degustare, smarrendosi nel bello e nel buono.
 


Ciao chef, e grazie per averci accolti. Partiamo dall'attualità (purtroppo). Cosa stai facendo in questo periodo di chiusure forzate?
Finalmente riesco a dedicarmi alla mia vita. Cucino per la mia famiglia... poi vorrei dedicarmi a sperimentare idee nuove, sperando di tornare presto al mio lavoro consapevole che non ci sia cosa più gratificante che regalare emozioni attraverso il cibo.
 
Com'è andata quella che per comodità potrei definire "la Stagione estiva'' di Masseria Amastuola?
E' un bilancio tutto sommato positivo, nonostante le restrizioni e i timori, la gente da noi si è sentita tutelata, coccolata. E tutto ciò, in un periodo surreale come quello che stiamo attraversando, è un grande risultato!
 
Se ti chiedessi di descriverti con 3 aggettivi?
 Mi definirei come:
- determinata
- passionale
- creativa


Cosa è la cucina per chef Girardi?
Un atto d'amore verso me stessa e verso gli altri, per questo motivo il mio desiderio è trasmettere emozioni con i piatti in grado di coinvolgere tutti i sensi, soprattutto il cuore.

I tuoi primi passi in questo mondo.
Ho sempre amato cucinare. Un po' si tratta di istinto e un po' è merito di mia nonna. Ricordo che aveva un orto meraviglioso e che con quella frutta e verdura realizzava piatti fantastici, ancora oggi presenti nella mia memoria del ''gusto''. Fuggita da un noioso lavoro di scrivania, sono entrata nella cucina dell'hotel di famiglia da autodidatta, ho ricercato e studiato.

La tua idea di cucina.
Il mio obiettivo è raccontare, mediante i piatti, la mia Puglia... quindi la mia cucina vuol essere di gusto tipico, semplice e tradizionale ma accompagnata da un'estetica fondamentale nella presentazione.

Il processo creativo.
L'atto creativo per me nasce sempre dopo aver contemplato la natura, l'arte, la musica. La natura mi ispira con piatti che raffigurano fiori, alberi, tramonti, e mare dipinti da me. L'arte mi ispira a dipingere o riprodurre nei piatti, quadri astratti di pittori contemporanei e non. La musica è ispirazione continua per lo stato d'animo.

Il "tuo" piatto per eccellenza.
Senza dubbio è "il piatto a metà", in cui in una metà vi è raffigurato il mare e nell'altra la terra: unione che rappresenta il nostro territorio pugliese. Nella metà del mare c'è lo sgombro cotto a vapore con una vinaigrette a base di limone e olio d'oliva, nell'altra un fagotto di foglia di vite ripieno di caciocavallo, patata e capperi.

Quanto conta l'etica nella vita? E l'estetica? Ed all'interno di un piatto?
Il buono senza il bello fa fatica ad esprimersi. Io credo che la cucina del futuro debba affiancare l'estetica all'etica. È importante scegliere i prodotti e conoscere le materie prime affiancando contadini, casari, allevatori e pescatori, è indispensabile conoscere l'intero processo produttivo perché lo chef ha un grande senso di responsabilità nell'elaborazione del cibo, limitandone anche lo spreco.
 

  • INTERVISTA

scritto da:

Mario Pennelli

Annata 1988. Cantastorie professionista, consulente enogastronomico per hobby, sommelier per volere del fato. Ha scritto tre libri che glorificano la sua Patria, la Puglia. Da allora è in tour permanente, come i Rolling Stones o Albano, per raccontarla, permettendo così ai forestieri di scoprirla e agli indigeni di ri-scoprirla.

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