In un mondo in cui fare la pizza sembra ormai richiedere la precisione di un progetto d’architettura, c’è ancora chi preferisce affidarsi all’istinto, all’esperienza e alle immancabili “mani in pasta”. Zio Giglio appartiene a questa razza di artigiani.
Nel quartiere Salesiani di Lecce, tra impasti in lievitazione, vassoi di rosticceria e battute sfornate più rapidamente delle ordinazioni, Giuseppe Lucia ha dato vita a un locale che gli somiglia: energico, diretto, generoso e impossibile da ingabbiare in una definizione. Chiamarlo semplicemente pizzeria sarebbe quasi un torto. Zio Giglio è laboratorio artigiano, scuola di mestiere, tavola condivisa e progetto sociale. Un luogo in cui il glutine non crea distanze, la pizza diventa inclusione e persino un panettone può trasformarsi in un’occasione per offrire spazio, dignità e futuro.

Prima ancora di diventare un’insegna, Zio Giglio era un soprannome. Giuseppe Lucia racconta che tutto cominciò negli anni Ottanta, quando lavorava nella pasticceria aperta con i fratelli. In pochi mesi mise su parecchi chili, assaggiando praticamente tutto ciò che passava dal laboratorio. Muoversi negli spazi stretti diventò un esercizio acrobatico al pari del Cirque du Soleil e la sua delicatezza non proprio felpata gli valse una battuta rimasta appiccicata per sempre: «Sei delicato come un giglio». Poi arrivò il primo nipote, Giuseppe diventò lo zio e il cerchio si chiuse. Nacque così Zio Giglio, nome perfetto per una persona che ancora oggi si sente «lo zio di tutti».
Dietro il tono esplosivo della sua voce e le risposte senza troppi giri di parole e cortesie c’è una storia costruita su decenni di lavoro. La pizzeria apre nel novembre del 1998 come piccola attività d’asporto con consegna a domicilio. All’inizio ci sono Giuseppe e una nipote alla cassa. Oggi la squadra conta circa dieci collaboratori, una sala interna, uno spazio esterno e un laboratorio dedicato. Lucia è presidente dell’associazione Pizzaioli Salentini di Confartigianato e responsabile a Lecce della Scuola internazionale pizzaioli. Eppure continua a definirsi artigiano, non imprenditore da scrivania. Se c’è da impastare, pulire o aspettare una lievitazione, lui è lì.
La sua filosofia è semplice e impegnativa: l’eccellenza fa la differenza. Bisogna conoscere la materia prima, rispettarne i tempi e capire fin dove ci si può spingere. In un’epoca educata ai video da trenta secondi, Zio Giglio difende il valore dell’attesa. La pizza, da queste parti, ha la memoria lunga.

Zio Giglio nasce come pizzeria e rosticceria, ma negli anni cambia pelle senza perdere il proprio carattere. Il passaggio decisivo arriva nel 2004, quando l’attività investe nel senza glutine e realizza un laboratorio separato. Non un angolo ricavato in cucina, ma postazioni, strumenti e processi distinti per evitare contaminazioni. La ricerca coinvolge farine naturalmente prive di glutine, dal riso al mais, dal teff al grano saraceno, lavorate cercando equilibrio tra gusto, consistenza e digeribilità.
La vera rivoluzione, però, sta nel concetto: non preparare “qualcosa anche per chi è celiaco”, ma replicare il menu, dall’antipasto al dolce, affinché tutti possano condividere la stessa esperienza. Frittini, patatine e dessert sono normalmente proposti senza glutine e senza lattosio. Una famiglia o una comitiva non deve dividersi tra piatti principali e alternative di emergenza. Nessuno è l’ospite complicato del tavolo.
La stessa logica attraversa il resto del progetto. In collaborazione con Confartigianato Lecce è stato realizzato anche un menu in braille. Un dettaglio che racconta un’intera visione: non chiedere al cliente di adattarsi al locale, ma progettare il locale perché possa accoglierlo davvero.
È per questo che il nome Zio Giglio ArtLab appare più adatto della semplice definizione di pizzeria. Qui transitano pizza, rosticceria, pasticceria e grandi lievitati. La “pizza dello Zio” non si lascia rinchiudere nelle categorie napoletana, contemporanea o classica. È il risultato di una ricetta sviluppata negli anni, con farine di tipo 0 e tipo 1, miscele personalizzate e lavorazioni studiate per alleggerire l’impasto.

Anche il locale riflette questa concretezza. La sala è semplice, luminosa e vissuta, con tavoli ravvicinati che favoriscono una convivialità spontanea. La parete dipinta con un paesaggio marino porta un frammento di costa dentro il quartiere, mentre l’atmosfera resta quella di un posto di famiglia. Ci si siede per mangiare, ma spesso si finisce per conoscere anche chi lavora dall’altra parte del banco.

Scegliere pochi piatti in un menu che corre dalla rosticceria alle pizze, dai panini ai dessert, è un piccolo sport estremo, quasi quanto dire no al dessert. Ma quattro proposte raccontano bene il carattere del locale.
Per cominciare: l’aperitivo degustazione da 15 euro. Mette insieme frittino misto, bruschettine, pizzettina, taglierino di salumi con pasta fritta e una scelta tra polpettine al sugo e pezzetti di cavallo. Più che un antipasto, è un giro panoramico nella rosticceria salentina: croccante, sapido e conviviale. La portata giusta da mettere al centro e lasciare che il tavolo faccia il resto.

Per la pizza: la Manubrio. Crema ai tre formaggi, radicchio, salsiccia e stracciatella. Una proposta che gioca su contrasti netti: la parte amarognola del radicchio alleggerisce la rotondità dei formaggi, la salsiccia dà spinta e la stracciatella chiude con una consistenza morbida. È una delle pizze speciali più rappresentative per chi vuole assaggiare la parte golosa e creativa del menu.
Per i panini: la Baguette con mortadella, stracciatella e pistacchio. L’abbinamento è un classico contemporaneo che qui resta essenziale: la mortadella incontra la freschezza della stracciatella e la nota tostata del pistacchio. Tre ingredienti che si muovono in perfetto equilibrio, senza bisogno di effetti speciali.

Per chiudere in dolcezza: il pasticciotto grande senza glutine. Disponibile con crema, crema e Nutella, pistacchio di Bronte o nocciola Piemonte, porta il simbolo della pasticceria salentina dentro la filosofia inclusiva del locale. Non è un dessert di ripiego, ma la conferma che da Zio Giglio il senza glutine non viene trattato come una parentesi. Chi preferisce il cucchiaio può scegliere tiramisù, panna cotta, crema catalana o spumone artigianale, tutti indicati nella sezione gluten free.
Il menu lascia spazio a impasti integrali, alla Linea Natura e a ingredienti senza lattosio. Ci sono birre artigianali salentine firmate Zio Giglio, birre gluten free e vini della cantina Carrozzo di Magliano. L’inclusione, insomma, prosegue anche quando arriva il momento di scegliere cosa versare nel bicchiere.

La parte più importante del progetto non è scritta soltanto sul menu. Con l’Aps Amici dello Zio, Giuseppe Lucia ha sviluppato un percorso di inclusione sociale e lavorativa rivolto a giovani con fragilità, sindrome di Down o neurodivergenze. Alcuni aiutano ad apparecchiare e sparecchiare, altri partecipano al servizio o affiancano i pizzaioli. Compiti concreti, dentro una vera organizzazione del lavoro.
Il punto non è “farli partecipare” per qualche ora, ma riconoscere dignità, responsabilità e competenze. Lucia parla da coach prima ancora che da titolare. Vuole che i ragazzi imparino un mestiere, si misurino con tempi, strumenti e persone e sentano di essere necessari. È un approccio che porta avanti da anni anche con giovani provenienti dalle periferie o con storie difficili, spesso accolti quando erano inesperti e alle prime armi.
Il progetto entra anche nella produzione dei grandi lievitati. Nella fase finale dei panettoni, per esempio, i ragazzi collaborano all’imbustamento e all’etichettatura. Tra le ricette più personali ci sono quella con mela, cannella, limone e miele e la Sweet Africa, con tre cioccolati, amarena e fave di cacao. Una parte del ricavato viene destinata al sostegno delle attività dell’associazione. Non come operazione cosmetica, ma come estensione naturale di ciò che accade ogni giorno nel laboratorio.
Per Giuseppe Lucia, offrire un’opportunità significa inserire davvero una persona nel ritmo del locale, affidarle un compito e accompagnarla nella crescita. È forse questa la ricetta più complessa preparata da Zio Giglio nata dalla costanza, dalla voglia di fare bene il proprio lavoro e di dare un nuovo mondo con il proprio impegno ai propri cari.

La personalità di Zio Giglio è travolgente perché procede per accumulo: una battuta diventa un racconto, una pizza apre una lezione sulla farina, un panettone conduce a un progetto sociale. Giuseppe Lucia parla molto, come un fiume in piena, perché continua a pensare al locale come a un organismo in movimento.
Da Zio Giglio si può entrare per una pizza e uscire con l’impressione di aver attraversato un pezzo di Lecce: quello artigiano, popolare e generoso, capace di prendersi sul serio senza diventare serioso. La qualità resta il punto di partenza, ma non è l’unico traguardo. Il vero risultato è vedere persone diverse mangiare gli stessi piatti, lavorare nello stesso spazio e sentirsi parte della medesima storia.
Forse è questo il segreto dello Zio: non promettere un posto perfetto, ma costruire ogni giorno un posto aperto. Con le farine giuste, il tempo necessario e una porta che, almeno idealmente, resta sempre spalancata.
Zio Giglio - Via San Domenico Savio 74, Lecce. T: 0832399814
Via San Domenico Savio 74, Lecce (LE)