​Una chiacchierata con Sergio Rocca di Terrazza Bar al Ponte

Pubblicato il: 3 dicembre 2018

​Una chiacchierata con Sergio Rocca di Terrazza Bar al Ponte

A Milano, architettura di montagna e roccia made in Verona

Terrazza Bar al Ponte, locale storico della città di Verona dal 2009, vive ogni anno una sua propria stagione culturale come Temporary Gallery. Futuristi, reporter di guerra, pittura moderna, fotografia di strada, e ultimamente anche il mare delle grandi sfide oceaniche, hanno invaso nel tempo gli spazi di un luogo da cui si ammira lo scenario del famoso ponte romano della Pietra, con la collina di Castel San Pietro che domina la città.
 
Sergio Rocca, poliedrico imprenditore veronese, è l’artefice di questa trasformazione periodica. Creativo, interior designer, fondatore del brand di architettura esperienziale “37100” e consulente d’impresa, è oggi anche autore con il famoso scalatore Nicola Tondini del film “Non abbiate paura di sognare”.


 
Lo abbiamo incontrato a Milano nell’ambito del Festival Milano Montagna 2018. In collaborazione con Galleria Rubin di Milano ha organizzato l’esposizione “Terre Alte” che, per quattro giorni, ha calamitato l’interesse del mondo dell’arte milanese collegato alla montagna. Sono state esposte opere pittoriche di Riccarda De Eccher, sculture di Gehard Demetz e incredibili foto stereoscopiche realizzate da Charles Lefebure nei primi anni del ‘900 sulle pareti delle Dolomiti. Nella serata inaugurale, una conferenza con videoproiezioni ha dato modo al pubblico presente di entrare in intimità con persone che fanno della loro vita un’opera d’arte.
 
Riccarda de Eccher si è mostrata nel ruolo di donna, alpinista, esploratrice e artista che continua a ricercare possibilità di emozionarsi. Vivendo tra New York e il suo amato Friuli, Riccarda de Eccher ha descritto le Dolomiti che dipinge ad acquarello, come uno spazio per lei ineguagliabile per bellezza e spiritualità; un mondo di altitudine che a suo parere mette in comunicazione l’uomo con Dio.
 
Gehard Demetz
, geniale scultore della Val Gardena, dotato di una manualità straordinaria, ha raccontato i sentimenti che prova per la sua valle natia e ha illustrato senza mezzi termini il suo ruolo di artista internazionale che a volte si contrappone alla sua impronta di montanaro. “Rientrare a casa, tra le montagne che amo, è sempre un momento emozionante!”
 
Franco Gaspari, Guida alpina cortinese e appartenente al famoso gruppo alpinistico degli “Scoiattoli”, ha raccontato la sua passione di scrittore e ricercatore di materiale storico; passione che gli permette di dare un taglio umanistico alla sua professione.
 
Successivamente, sono intervenuti Sergio Rocca e Nicola Tondini che, mostrando video emozionali, hanno parlato di architettura di montagna e di scalate straordinarie. I loro ruoli professionali, così diversi, sono invece apparsi a tutti fusi in una visione della vita condivisa, che li ha portati oggi a mettersi in gioco in un progetto cinematografico. Sergio Rocca ha raccontato la sua visione critica del design e dell’architettura italiana, mostrando le cause che hanno portato un paese come il nostro a disperdere un patrimonio di artigianalità che aveva fatto la fortuna delle aziende del settore. La sua proposta ai clienti di trasformare la realizzazione della propria commessa in un’avventura di vita è certamente una scelta d’avanguardia.
 
Il sistema Italia, negli ultimi venti anni non ha fatto nulla per preservare il patrimonio di manualità che da secoli si trasmetteva automaticamente di generazione in generazione. Nessuna scuola di formazione è stata creata, nessuna difesa è stata posta per aiutare una classe di artigiani di eccellenza, che avevano fatto la fortuna del design italiano. Sono stati abbandonati in balia degli stravolgimenti commerciali accaduti nei primi anni duemila e lasciati svanire lentamente con la scusa del libero mercato. Oggi, la crisi economica europea ha messo in crisi i modelli di commercio interni dei paesi. Sembra che solo la categoria lusso possa reggere i costi di questi artigiani italiani. Ma questo non è assolutamente vero. Possiamo progettare e produrre design ed eleganza pura non per il mercato, ma per l’abitare di tutti i giorni. Allora ho deciso di non mettere più in competizione il gruppo di artigiani che costituisce 37100. Ai clienti vendo prima di tutto degli uomini. Voglio che i clienti vedano con i loro occhi dove lavorano e vivono le persone che presento e in questo modo chiedo a essi di scegliere di affidare loro una commessa dando un profondo valore etico a questa scelta”.
 
Sergio Rocca ha portato questo modello lavorativo all’apice dell’esperienziale. Con Nicola Tondini accompagna persone a conoscere coloro che con il proprio lavoro e le proprie scelte di vita difendono le terre di alta montagna. Casari, malgari, allevatori, coltivatori di orti, cercatori di erbe, tagliaboschi, artisti, artigiani del legno e del ferro, tessitori, guide alpine divengono compagni di un viaggio che vede l’architettura e il design entrare in contatto con la natura aspra della montagna.
 
Oggi, questi due moderni sognatori, hanno dato vita ad un progetto cinematografico che verrà presentato per la prima volta al pubblico durante l’edizione 2019 del Trento Film Festival. Il loro film “Non abbiate paura di sognare”, che vedrà le importanti partecipazioni di Reinhold Messner, Hansjorg Auer e Chistoph Hainz, è atteso come un film che riporta l’alpinismo moderno a fianco di quello del passato.
 
Nicola Tondini ha scelto di portare le grandi difficoltà delle falesie sulle immense pareti dolomitiche, aprendo vie in uno stile che non permette nessun uso di mezzi artificiali. Una delle sue scalate – parete sud-ovest – della cima Scotoni (x° grado/8b) è stata usata come il filo conduttore di una storia che illustrerà un modo di vivere e affrontare le montagne carico di spiritualità e preparazione psico fisica di eccellenza. “Non saliamo una parete per arrivare in cima” dice Tondini, “Ma per continuare a salire!
 
Una storia che parte quindi dalla città di Verona e atterra tra le cime delle Dolomiti portando un vento di novità anche nel panorama della cinematografia di montagna.

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scritto da:

Camilla Cortese

Due lauree, otto redazioni, sette lavori, un licenziamento, due romanzi. Una casa, due gatti, trenta piante, milioni di parole. Del più brutto libro della storia salvo il titolo: Mangia (tutto), prega (la tua psiche), ama (te stesso e chi lo merita).

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