Samuela Minto ha inventato Lo Scultore Café, il bistrot & lab di scultura dove la noia non esiste

Pubblicato il: 2 maggio 2019

Samuela Minto ha inventato Lo Scultore Café, il bistrot & lab di scultura dove la noia non esiste

Lo Scultore Café  è piccolo, funzionale, curato in ogni dettaglio, come un bon bon d'alta pasticceria. A sostegno di questo gioiellino formato mignon di Porta Molino c'è però grande personalità, quella di Samuela Minto. Mi è bastato stringerle la mano e farle qualche domanda per capire come dietro a ogni proposta dello Scultore ci sia lei, che ha sembra aver fatto del "chi dorme non piglia pesci" il suo mantra personale. E sai che c'è? Funziona.

Samuela, hai aperto Lo Scultore Café a dicembre, qual è il bilancio?
Sono molto contenta perché vedo una certa risposta e stiamo riuscendo ad aggiustare il tiro in base al feedback dei clienti. Cerchiamo di proporre qualcosa di diverso, ad esempio, il nostro forte sono le colazioni salate di tarda mattinata con tostadas e cicchetti veneziani. Uova sode e avocado non mancano mai, sono due dei nostri tratti distintivi.

E a pranzo?
A pranzo serviamo le Buddha bowls, le ciotole bilanciate di carboidrati, legumi, proteine, verdure e grassi nobili. Sono piatti completi e nutrienti che non ti lasciano affamato durante il pomeriggio. Allo scultore siamo molto attenti alle regole base delle ciotole di Buddha e la nostra cuoca ha studiato il porzionamento e il bilanciamento degli ingredienti nel dettaglio. Non sono le solite insalatone che spesso si fanno pagare tanto e ti lasciano con il buco allo stomaco.

Basta guardarsi attorno per capire che nulla è lasciato al caso...
Infatti, anche nei nostri cicchetti veneziani cerchiamo di inserire ingredienti particolari e accuratamente selezionati come il formaggio di capra francese, il salmone royale tagliato al coltello e la cipolla rossa di Tropea. I toast sono preparati con pane alla curcuma e anche i condimenti delle bowl sono elaborati per abbinarsi a ciascun tipo di ciotola. Selezioniamo già accuratamente i nostri vini e stiamo esplorando l'universo dei vini naturali. Bisogna sempre stare sul pezzo. Ci siamo inventati anche l'americano August Rodin: è naturale e trasparente perché non ha coloranti.

A proposito di stare sul pezzo, com'era questo locale prima che lo riaprissi?
Un normalissimo bar con il bisogno di rinnovarsi. Lo abbiamo completamente scardinato e gli interni sono stati curati dallo scultore Ettore Greco ma hanno partecipato tanti altri artisti. Dobbiamo ancora ultimare e il bello è proprio questo: vogliamo rappresentare la dinamicità dell'arte e siamo aperti alle ispirazioni di qualsiasi artista. Il bancone del bar è il banco di lavoro di un falegname e vorremmo usare il paiolo del gesso come attrezzatura per preparare drink e piatti di cucina. E in mente ho tante altre idee... un continuo work in progress!

Inciso per chi non ha ancora messo piede allo Scultore Café: il locale è disseminato di le opere d'arte, talmente ben inserite nel contesto da non saltare quasi all'occhio. Tutto è armonioso ed è divertente alzare lo sguardo e scorgere ogni volta qualcosa di nuovo come gli scampoli di parete rivestiti di juta lavorata da Diego Sacilotto. C'è anche la mano che spunta dalla lavagna a reggere un calice (qualche sera si gioca e il cliente vincitore può berne il contenuto) e una mutanda sul muro (se la trovi, vinci da bere).

Quante idee! Hai esperienza nel campo della ristorazione?
Sì, ho lavorato per anni nell'azienda di famiglia a Pianiga, la Piscina Oasi Club. Durante gli studi in giurisprudenza ho sempre organizzato eventi, anche in noti locali tra Mestre e Venezia con l’evento targato Ultraclub (i primi aperitivi berlinesi della zona). Una vita divertente, tutto molto stimolante ma ho smesso quasi del tutto per laurearmi, era una mia priorità lasciata in sospeso. Durante il praticantato ho capito che non faceva per me: appena squillava il citofono ero sempre la prima ad alzarmi. Non riesco a stare ferma alla scrivania. Nel frattempo ho organizzavo eventi più "normali", ho anche fatto la wedding planner, anche se organizzare matrimoni non è mai stata la mia attività preferita...

E il legame con l'arte?
Questo è concepito come un laboratorio di scultura, non come un bar che espone opere d'arte. Io ho sempre organizzato eventi per atelier di scultori, ho lavorato per una luxury agency di Venezia e dunque direttamente in Biennale e poi per America's Cup, nella fase direttiva dei lavori. Tutto è iniziato vivendo sopra uno scultore (Ettore Greco): dal chiedergli di smetterla di fare casino sono passata ad organizzare mega party in atelier! Ora insegna alla accademia di belle arti di Venezia e per curare Lo Scultore Café si è ispirato proprio al suo atelier. A Parigi è considerato praticamente un mito e da qui l'idea di dare al locale l'impronta del bistrot parigino.

Vorrei chiederti come ti è venuto in mente di organizzare gli aperitivi a pranzo, ma la tua esperienza lavorativa parla da sola...
Ho voluto creare un appuntamento divertente. È bello vedere le mamme a spasso con il passeggino che si fermano il sabato a pranzo a bere un calice di bollicine e mangiare il pesce crudo. La piccola terrazza del locale diventa un luogo d'incontro ad un orario insolito e vedo che alla gente piace: crudo, bollicine e musica il sabato senza dover aspettare la sera. Abbiamo anche dato vita a un aperitivo itinerante, con un paio di showroom di stilisti e designer di Via San Pietro aperti eccezionalmente per l’evento. Lo ripeteremo sicuramente.

Prima di uscire Samuela mi mostra il dipinto sulla parete del bagno: il pensatore di Rodin seduto sulla tazza del water. Spinta dal suo sforzo intellettuale penso due cose anch'io: molto avant-garde; se Samuela è riuscita fare così tanto in uno spazio così piccolo, cosa farebbe con qualche metro quadro in più? Impossibile prevederlo, e il bello dello Scultore Café e della sua madrina è proprio questo.


Per restare sempre aggiornato, iscriviti alla newsletter gratuita di 2night!
 

  • APERITIVI MEMORABILI
  • GLI ADDETTI AI LAVORI

scritto da:

Martina Tallon

Amo mangiare ma sono sempre a dieta, non riesco mai a stare ferma anche se alla guida sono un pericolo, adoro andare per locali però sono un po' tirchia. Le contraddizioni sono il mio pane quotidiano: mai prendersi troppo sul serio.

IN QUESTO ARTICOLO
POTREBBE INTERESSARTI:

​Whisky bar da conoscere. Perché lo stereotipo whisky, uomo di mezza età (e da bere liscio) è roba vecchia

E' prepotentemente di moda bere vintage, ovvero, cocktail a base di whisky dietro al bancone di speakeasy dal fascino indiscusso.

LEGGI.
×