Il delivery food vola e raggiunge quota 45 miliardi. Intanto JustEat prepara i primi contratti

Pubblicato il 18 febbraio 2021 alle 09:45

Il delivery food vola e raggiunge quota 45 miliardi. Intanto JustEat prepara i primi contratti

Mentre JustEat pensa ai contratti di lavoro per i riders, Morgan Stanley trasmette i dati di crescita impressionanti del delivery food nel 2020

Proprio a ridosso dell'annuncio della stesura dei primi contratti di lavoro subordinato per i riders di JustEat, si trasmettono i dati impressionanti raggiunti dal comparto del delivery food nell'ultimo anno: 45 miliardi di dollari. 

I riders di JustEat diventano dipendenti 

Come avevamo accennato in questo articolo di novembre, anche a seguito della protesta dei tanti riders scesi in strada per lamentare il loro difficile stato di lavoro, senza alcuna tutela, la più nota azienda di delivery food, JustEat, aveva accennato provvedimenti migliorativi in questo senso. 

Già a novembre 2020 si impegnava, infatti, ad assumere i suoi dipendenti con regolare contratto e oggi annuncia in un comunicato che lo farà davvero a partire da marzo 2021. I contratti sono pronti per essere firmati. 

Il modello Scoober

Le assunzioni dei riders avverranno seguendo il modello Scoober con contratti di tipo subordinato. Tale modello, infatti, già attivo in alcuni Paesi in cui opera JustEat inquadra i riders come dipendenti dell'azienda. Grazie a questo i riders potranno godere delle tipiche tutele di un qualsiasi lavoratore dipendente. 

Racconta Daniele Contini, Country Manager di Just Eat in Italia nel comunicato diffuso: “L’introduzione di un modello di lavoro dipendente per i rider rappresenta per noi una scelta etica e di responsabilità, in linea con la strategia che il Gruppo porta avanti con successo già in altri paesi europei. Si tratta di un grande investimento, economico e sulle persone, che ci permetterà di operare con rider tutelati dal punto di vista contrattuale e anche di supportare ulteriormente lo sviluppo del servizio in Italia, offrendo un’esperienza di food delivery sempre più completa ed efficiente per i consumatori e i nostri ristoranti.”

Si prevedono diversi regimi orari, soprattutto a seconda della città in cui lavora il rider: full time, part time o lavoro a chiamata. Il contratto prevede un compenso di circa 9 euro all'ora oltre ad altre importanti tutele come l'indennità per l'utilizzo di un proprio mezzo, quelle integrative, assicurazione di responsabilità civile verso terzi e assicurazione sulla vita; ferie, malattia, maternità/paternità; dotazioni di sicurezza gratuite fornite da Just Eat, oltre agli strumenti per la pulizia dell'attrezzatura come spray e igienizzanti e mascherine; formazione relativa all’azienda e all’utilizzo dell’app Scoober; formazione specifica sui temi della salute e della sicurezza per il trasporto degli alimenti e sicurezza stradale.

La prima zona in Italia nella quale verrà testato il modello Scoober è a Monza, in Lombardia. 

Intanto il mercato del delivery food vola

Secondo i dati raccolti da Morgan Stanley, l'importante e storica banca d'affari newyorkese, nell'anno della pandemia il comparto del Delivery food ha raggiunto quota 45 miliardi di dollari.  L'anno di crisi sanitaria, che ha chiuso in casa le persone in tutto il mondo per lunghi lockdown e con continute restrizioni alle uscite serali, ha dato un'accelerata di tre anni allo sviluppo del mercato. 

Lo sviluppo anticipato di tre anni 

La crescita è impressionante. Secondo una vecchia stima Morgan Stanley, infatti, il settore nel 2021 avrebbe generato un volume di $41 miliardi e una quota di mercato del 10%. Questi numeri sono statai raggiunti e superati già nel 2020 cambiando di conseguenza le previsioni future.
Per il 2021 è prevista una quota di mercato del 14%. Quota che, secondo le previsioni pre-pandemia, era prevista solo per il 2024. Si è praticamente anticipato di 3 anni lo sviluppo del settore.

Più spesa e meno pasti al ristorante

Un altro dato, evidenziato dallo studio di Morgan Stanley, non lascia troppo sorpresi: nel 2020 la spesa degli americani per i generi alimentari ha superato quella per i pasti fuori casa. Non succedeva da 10 anni. 

Infatti dal 2010 al 2019 la tendenza degli americani a spendere nei ristoranti era salita costantemente superando la spesa per il cibo da fare in casa.

Il 2020 è stato l'anno dell'inversione totale. Nel 2019 si era toccata la quota del 53% per il cibo fuori casa e 47% per il cibo a casa. Nel 2020 la percentuale si è capovolta specularmente con il 47% per il cibo fuori casa e il 53% per il cibo a casa.

L'impatto sulle aziende di food delivery 

Non potevano che reagire positivamente le aziende del food delivery. Per loro il 2020 è stato l'anno per volare e per investire tanto sia in termini di fatturato sia in termini di diritti per i lavoratori. Mentre sul primo fronte di certo i risultati sono stati più che aggiunti, sul secondo fronte c'è ancora tanto da migliorare. 

Una ltro dato importante è che le compagnie di food delivery non hanno visto solo incrementare la domanda di consegna di cibo dai ristoranti a casa ma anche della spesa.

Come hanno reagito UberEats e Deliveroo? La prima iniziativa da parte di entrambe è stata quella di stringere accordi quadro con le compagnie di GDO per consegnare la spesa a casa delle persone. Di sicuro inizialmente hanno risposto ad un bisogno importante: tutti noi ricordiamo le file interminabili per entrare al supermercato o gli scaffali vuoti dei primi mesi di epidemia. 

Il problema del mercato del delivery della spesa

Il rivolgersi ai supermercati è stata una buona idea ma solo inizialmente. Questo perché  i ristoranti, il core business, sono molto più redditizi dei negozi di generi alimentari. Un ristorante può applicare margini decisamente ampi sulla propria materia prima ed essere disposto a riconoscere commissioni alte alle compagnie di Delivery food. I negozi di generi alimentari hanno margini risicati.  Questo si traduce in una minor disponibilità delle catene della GDO di riconoscere commissioni significative alle compagnie di Delivery food. 

Per colmare il divario, le società di consegna di cibo addebitano una commissione più alta per portare la spesa che può essere due o tre volte superiore alla tariffa per gli ordini del ristorante. Le persone potrebbero essere disposte a pagare ora, mentre sono bloccate in casa, ma è piuttosto difficile immaginare che continueranno a farlo quando si tornerà a una situazione di normalità.

L'idea di JustEat: è il ristorante ad occuparsi del servizio di delivery 

Differente la visione di JustEat che, fin dall'inizio, si è mostrata più propensa ad un'altra gestione. Rimasta fedele alla sola consegna di delivery, Just Eat mette semplicemente in contatto i clienti con i ristoranti. Sono poi loro ad assumersi la responsabilità della consegna del cibo. Infatti da un lato addebita una commissione inferiore e quindi incassa meno dei competitors, dall'altra, però, ha anche costi inferiori e ne consegue che ottiene margini di profitto più elevati. La gestione logistica di Uber Eat e Deliveroo è ben più complessa e questo ha un peso in termini di dispendio di risorse. Just Eat ha una struttura logistica molto più snella. 

Secondo l'analista di Bloomberg Intelligence Diana Gomes sarà proprio questa struttura più agile a permettergli di avere più chance di sopravvivenza post-pandemia. 

Photo Credits: pagina Facebook Deliverance Milano 

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scritto da:

Irene De Luca

Agenda, taccuino, registratore e macchina fotografica. Attenta alle nuove tendenze ma pur sempre “old school inside", vago alla ricerca di ispirazioni, di colori, di profumi nuovi per raccontare una Milano che poi tanto grigia non è.

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