5+1 tappe per vivere i Colli Berici come non ti aspetti

Pubblicato il 30 maggio 2022

5+1 tappe per vivere i Colli Berici come non ti aspetti

Esistono luoghi ameni in cui il tempo si ferma e scorre secondo un nuovo ordine, posti in cui l’uomo, davanti allo spettacolo della natura, può solo diventarne parte integrante. Basta allontanarsi dalle trafficate città per scoprire che in Italia tutto ciò esiste e fa bene alla vista e al cuore Un esempio calzante sono i Colli Berici con gli inconfondibili paesaggi mozzafiato che in primavera si mostrano in tutta la loro vita verde. Passare qui un weekend tra vigne, cantine storiche e sorprese monumentali, è un modo per uscire fuori dalla routine e azzerare lo stress. Per un tour al “gusto di vino” e non solo, ecco le tappe per vivere un’esperienza fuori dai soliti cliché.

Passeggiando in bicicletta


Il paesaggio dei Colli Berici è 100% verde: alberi secolari, boschi e vigne che si perdono all’orizzonte. Per vivere al meglio tutta questa bellezza che la natura rinnova in ogni stagione è necessario fare una prima scelta fondamentale: abbandonare la macchina e inforcare la bici. Questo mezzo è ciò che si presta di più per godersi il bello, scattare foto e percorrere strade non trafficate e adatte proprio per il cicloturismo, soprattutto nella zona di Mossano. Un percorso lento del genere permette di ritrovarci davanti a costruzioni geniali e ben integrate con il resto, proprio come le mitiche ville palladiane (ndr Patrimonio Unesco) disseminate per tutto il territorio berico. Ovviamente durante il tragitto possiamo anche fermarci per una visita in cantina scegliendo quella che più ci incuriosisce. A fine tour un calice di Garganega o Tai Rosso saranno lì ad aspettarci e a raccontarci i segreti di una terra generosa come questa. Cose da non portare durante l’escursione? L’orologio.

Tradizione e dedizione


Per gli appassionati del tipico e di storie interessanti e anche dai tratti “royal” una sosta a Toara è d’obbligo. Siamo nella zona berica meridionale e anche qui si ripete il leitmotiv del paesaggio, vita verde a perdita d’occhio. La sosta obbligata è da Piovene Porto Godi, antica tenuta e cantina che dal 1584 produce vino tenendo fede alla “tipicità” e “tradizione” ed è per questo che tutto resta come un tempo, dalla cantina con il soffitto in travi di legno ai locali antichi scavati nella pietra. Tra i piccoli cambiamenti ci sono le barricaie ricavate nelle neviere e nei freschi depositi di un tempo. In questo luogo di silenzio Tai e Cabernet riposano per mostrarsi in tutta la loro eleganza al momento giusto. A prendersi cura della tenuta sono gli eredi dei conti Barbaran, tra cui i fratelli Alessandra ed Emanuele Piovene che con amore per il territorio racconteranno i segreti e le curiosità della cantina, passando dai saloni nobiliari ai giardini dal fascino british. Testimoni di una storia nobile i loro vini strizzano l’occhio al concetto di cru poiché ogni bottiglia indica il nome del vigneto da cui provengono le uve, facendo riferimento alla mappatura del territorio. Una pausa bellezza in piena regola da cui non si può prescindere.
Via Villa, 14, Toara, Tel. 0444885142

Non chiamatelo solo “fine dining”


Siamo ad Alonte, Colli Berici. Qui Francesco Balsamo e Federico Zambon hanno dato vita a un sogno, cambiare la concezione della cucina veneta. Anima del ristorante Il Camaleonte, hanno riscritto il concetto di tipicità da mangiare, rivisitando il tutto in chiave moderna e arricchendo ogni proposta con elementi apparentemente lontani dalla cultura berica. Qui si va oltre i fondamentali, come il classico baccalà alla vicentina, senza trascurare il chilometro zero. Pertanto alle erbe spontanee e alle verdure di Alonte si aggiunge un tocco orientale come il matcha, oppure il burro francese che diventa complice di un risotto da arricchire con tartare di cervo e spuma di uovo. Insomma, pairing di successo senza frontiere. Chef Federico, 32 anni e con le idee ben chiare nella testa, ha deciso di scrivere una nuova pagina nel capitolo della cucina regionale guardando il fine dining ma tenendo ben saldi i valori che un territorio così particolare, soprattutto a tavola, esige.
Piazza Santa Savina, 15, Alonte Tel. 3894268395

Vini all’oratorio


Occhio alla Val Liona perché il cammino che porta a Villa del Ferro è davvero suggestivo e culmina all’Oratorio di San Lorenzo. Struttura edificata sui resti di un vecchio tempo romano, risalente al XII-XIII secolo e chiamata fino a poco tempo fa la Cesola, gode di una vista pazzesca: un mare di vigne di Carmenere e Merlot che proprio qui si esprimono con un’eleganza e potenza senza pari. A portarle avanti è la famiglia Inama che che con i suoi rossi berici strizza l’occhio a Bordeaux, soprattutto con la riserva di Carmenere che prende il nome proprio dall’oratorio. Degustarlo mentre si passeggia tra le vigne e accompagnandolo alla mitica soppressa veneta del luogo, è un modo per fare una full immersion nel bello e nel buono. È consigliato chiamare Cantina Inama per poter organizzare un’esperienza indimenticabile.
Per initerari personalizzati: visit@inama.wine

I ventidotti di Costozza


Passare da Costozza e non visitare Villa Da Schio sarebbe proprio un peccato. Tenuta suggestiva per i suoi giardini e custode di un pezzo di storia berica, è l’anima del territorio. Antica residenza dei Conti Trento e passata successivamente nelle mani dei Da Schio, oggi a portarla avanti è Giulio, memoria storica della villa e anche del paese. Qui tutto non è mai come sembra, dalle statue di Orazio Marinali riportate a nuova vita grande alla pulizia manuale di Giulio, ai giardini che seguono le linee della montagna fino alla residenza, luogo di storie incredibili di altri tempi. Un'altra caratteristica che rende Villa da Schio unica nel suo genere è l’ubicazione. La residenza sorge tenendo conto dei covoli, fresche grotte naturali che diventano complici di una geniale invenzione, un sistema di condizionamento dell’aria 100% naturale. I ventidotti, così si chiamano, ancora oggi funzionano alla perfezione e rinfrescano durante la stagione calda. Addirittura Galileo Galilei ne ha studiato la loro potenza durante il suo periodo Padovano.
Dalla seconda metà dell’Ottocento a Villa Da Schio si producevano anche vini pluripremiati e degni di essere inseriti nella selezione di Casa Savoia. Tra i primi a portare il Carmenere nel territorio berico, i Da Schio hanno incentivato anche la produzione dei Cabernet e di una piccola percentuale di Pinot Nero. Particolarità: le grotte naturali scavate nei monti sono state deposito dei vini che, fino a qualche tempo fa, portavano il nome di “Vini Da Schio”.
Piazza G. Da Schio, 4, Costozza, Tel. 0444953195

Misteri berici


Colli Berici vuol dire anche mistero e storie fuori dall’ordinario, proprio come quella che avvolge il famoso Duomo di Brendola, detto anche l’incompiuta che si presenta in tutta la sua magnificenza così, dal nulla. Tutto iniziò nel 1926 quando il arciprete del paese decise che era il momento di riunire tutti i fedeli sotto un’unica chiesa in grado di accoglierli. L’idea grandiosa creò un certo entusiasmo e tutti i cittadini vollero contribuire, dal più ricco al più povero. I lavori procedevano al meglio fino a quando la Seconda Guerra Mondiale e la malattia dell’arciprete non ci misero del loro, quindi i lavori si fermarono. Nel 1945, una volta terminate tutte queste “incombenze” e non proprio nel migliore dei modi, i lavori non ripresero e sull’argomento non ci sono solo fonti ufficiali ma leggende esoteriche che si susseguono e ne motivano l’abbandono. Resta al territorio una chiesa dall’atmosfera spettrale con i suoi 28,5 metri di altezza e una superficie di 1124 metri quadrati, oggi parte del patrimonio del Fai. È una meta da non perdere se siamo amanti dei misteri e dell’urbex.




Le foto sono state fornite dall'autore del testo. Lo scatto dell'Incompiuta di Brendola è a cura di sgaialand.it
Immagine di copertina da Pixabay

  • ANDARE PER BORGHI
  • BERE BENE

scritto da:

Serena Leo

Amo raccontare il vino e il cibo, mia croce e delizia. Sono costantemente alla ricerca di proposte gourmet “sartoriali” esaltanti. A tavola, come nella vita, desidero che il mio calice sia sempre pieno e che i commensali siano allegri e appassionanti.

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